Categorie
estasi trivigantismi

59 secondi di… signora e neve

Nevica e qualche signora di buon animo inforca pelliccia e ombrello e mette in atto la propria idea di ordine delle cose: accedere al garage con la macchina.
Per l’ennesima puntata di “59 secondi di…”, la rubrica più nevosa del tinello, un altro episodio fatto di soli cinquantanove secondi di qualsiasi cosa venga in mente a me o a voi, che abbia o meno un qualche significato intrinseco e che abbiate voglia di immortalare.
Possibilmente con i mezzi più ridotti possibile.

Categorie
estasi trivigantismi

Radikal eleganse

Oh, salve, lei dunque è uno di quei signori delle pantere nere? Posso farle una foto con la pistola? Dio, che emozione… Bambini, salutate il signore nero.

Le diverse versioni narrano di un concerto organizzato da Leonard Bernstein nel 1970 per raccogliere fondi in favore dei Black Panthers, o di una cena ostricheggiante allo stesso scopo tra signorini del West End alla presenza di qualche nero marxista, come che sia – e forse fu entrambe e anche di più – data la distanza politica e sociale tra benefattori e beneficiari il giornalista Tom Wolfe, presente quella volta, coniò l’espressione “radical chic“, in sfavore dei primi.

Molto appropriata, tant’è che la locuzione ha avuto una fortuna costante, più per la presenza di snob farneticanti a sinistra che per la scelta lessicale felice.
E fin qui, tutto più o meno noto. Si tralasceranno qui i montanellismi locali, per i quali ho un certo fastidioso malessere.
La cosa interessante del racconto, fin qui brevino, è che se il mondo anglofilo, e noi con loro, si esprime utilizzando la formula regolare, “radical chic” appunto, in altri paesi più fantasiosi hanno coniato espressioni simili per significare la stessa cosa medesima, con meno fortuna ma con molto, molto più spasso.

Per esempio, il noto detto francese “bo-bo“, che poi sta per “Bourgeois-bohème“, si affianca al più bello “Gauche caviar“, molto simile al finlandese “Socialiste vin rouge“, alla variante svedese “Gauchiste vin rouge“, all’australiano “Chardonnay socialist” e all’inglese “Champagne socialist“.
Se gli americani, oltre alla coniazione wolfiana, usano “Limousine liberal” e “Liberal elite” – eccellente – gli olandesi parlano di “Socialiste de salon“, si noti il frequente francese, e i greci similmente parlano di salotti, “Aristerà tu saloniù“; in questa particolare classifica ben si piazzano i norvegesi, che utilizzano “Radikal eleganse“, notevole, e a salire i grandiosi irlandesi che li chiamano “Smoked salmon socialist“, impareggiabili.

Ma in testa, signori miei, un po’ perché espressione favolosa che ben rende tutto il non detto, e un po’ perché ci riguarda, i tedeschi, per una volta.
Ovvero, il più bellissimo e strepitoso modo di dire al riguardo: “Toskana-Fraktion“.
Eccoli (o eccoci) serviti.

Categorie
estasi trivigantismi

59 secondi di… festa dentro una panda

Una festa è una festa.
E che festa, dentro una panda!
Per l’ennesima puntata di “59 secondi di…”, la rubrica più benzedrinica del seminterrato, un altro episodio fatto di soli cinquantanove secondi di qualsiasi cosa venga in mente a me o a voi, che abbia o meno un qualche significato intrinseco e che abbiate voglia di immortalare.
Possibilmente con i mezzi più ridotti possibile.

Categorie
estasi trivigantismi

se cerchi, non trovi e finisci da me (settimana 34/12)

Torna, dopo lungo tempo, la rubrica più canicola di tutta l’area attrezzata.
Altro giro di missile su: le migliori chiavi di ricerca che qualche incauto ha digitato nei motori di ricerca e per le quali è finito su trivigante.

Vorrei sapere:

  • Ho un problema per cui non riesco a dormire: “camere da letto volpi“.
  • In vacanza ho avuto un serio problema con il tempo: “pioggia di cacca“.
  • Cerco giornali in greco antico: “mythos paride edicola“.
  • Sono indeciso sull’auto da prendere ma so il colore: “colore rosso arzillo panda bravo 128“.
  • Vorrei dare fastidio a una tipa ma non vorrei avere noie: “consigli per lo stalking“.
  • Bonsuàr ù è le?: “telecomonde“.
  • Non so bene come cominciare, mi bastano indicazioni generali: “scrivere una lettera“.
  • Stamane non mi sento bene, non so bene cosa sia: “sbranzo“.
  • Basta con le parate: “2 giugno 2012 sagra ciccia.
  • Sono un agente segreto ma secondo me mi fregano la posta: “lettera sisde“.
  • Vorrei che mio figlio facesse il conservatorio: “torta a forma di chitarra“.
  • Ho sentito che là li fanno strani: “costruzione ponti in turchia“.
  • Ma che fanno ‘sti greci?: “come i greci vedono leuropa“.
  • Vorrei dare una rinfrescatina alla mia casa: “bidet moderni wikipedia“.
  • Ci sono rimasto malissimo: “amici amici poi ti rubano la bici“.
  • Ascoltavo distrattamente: “lettera bambino corretta campagna sociale“.
  • Dopo l’11 settembre e le scie chimiche, l’attualità è: “il problema delle foci a delta in africa“.
  • Ho scoperto che lo sfondo si può cambiare: “desktop meravigliosi“.
  • Il compiuter per me non ha segreti: “fpf 3 1 caricare i dati regione da floppy ad fpf“.
  • … e il leone sa che dovrà correre più della gazzella: “un tronco anche se non diventa coccodrillo“.
  • Ho voglia di cultura della mia terra: “monumento leghista“.
  • Dai, dai, che ci sono quasi: “una copia con solo lintimo addosso“.
  • Stasera ho una cena con gente straniera: aneddoti iraq“.
  • Tu lo sai di chi parlo: “jessie che fa lamore“.
  • Come è staccato?: “divieto duso scale“.
  • Le tavole di Borghese sul Sinai: “comandamenti decima mas“.
  • Sto chiaramente parlando di me: “quando sei troppo bravo lo prendi in culo“.
  • Allui, sì: “monumenti alleroe“.
  • Non mi basta, devo sapere: “le piu informazioni di trivigante“.
  • Serve raccomandazione?: “lettere di ammissione alla cresima“.
  • Mi sono svegliato con un vago pensiero orografico: “zone montagnose cina“.
  • Ho un amico che guarda il ciclismo in tivu: “immagini di torte a bicicletta“.
  • Ho fretta, mi basta un’infarinatura: “immagini di dei e i loro templi“.
  • Abbasso il proibizionismo: “divieto cagare“.
  • Ma sul serio lo fanno?: “vecchietti a letto“.
  • Che diventano auto e poi robò: “torte di compleanno transformers“.
  • Vado di lusso: “scarpe di anguilla“.
  • Ho l’esame della patente tra otto minuti: “veicoli a trazione non animale di essere preceduti da uno sbandierator…“.
  • Mi han detto che rinfresca: “gelato con cacca“.
  • Perché non sono umani, vero?: “occhi per ottici“.
  • Mi piace costruirmi le cose da me: “bici fatta con la merda“.

E il vincitore assoluto di questa tornata:

  • Proprio non le capisco: “come vedono le donne“.

Ancora una volta, grazie o cercatori: Gugol che corregge non vi potrà mai sconfiggere.
Lunga vita vobis.

Categorie
estasi

il paese dei miei sogni

Probabilmente falliremmo il giorno dopo, ma vuoi mettere?

Categorie
estasi

ti sono piaciuto?

Riprendo da Siu (grazie!) che mi gira un articoletto di Paolo Rumiz su Il Piccolo dell’11 luglio scorso, con grande soddisfazione mia e vostra, se leggerete il seguito e se vi è mai capitato di subire l’arroganza:

Non c’è niente che faccia bene all’anima come l’arroganza punita. Sono eventi rarissimi, ma da qualche tempo un po’ meno rari di una volta, perché – con la crisi – la gente ha le scatole sempre più piene dei prepotenti. Ebbene, quest’anno, sulla Milano-Bergamo paralizzata da un ingorgo, ho assistito a un atto di punizione che oso definire liberatorio. Da allora non dico più che le autostrade sono dei non-luoghi. La scena. Sono le 18 circa, fa buio e c’è un po’ di nebbia. Tra i pendolari esausti in attesa cresce col passar dei minuti una disperata solidarietà. Si passeggia, ci si passa sigarette, si discute sui tagli del governo Monti. Una coppia di stranieri mette su musica e accenna a un tango sulla mezzeria. Dal finestrino un bresciano racconta della cena a base di polenta e camoscio che si perde a causa dell’ingorgo. Un camionista turco prepara del thè, una mamma porta il suo bambino a far pipì oltre il guard-rail. È in questo grumo di varia umanità compattamente incazzata che, lungo la corsia d’emergenza, entra un Suv nero come la notte, chiedendo strada col clacson. Non può passare per pochi centimetri, perché il camion del turco invade leggermente la corsia medesima, così l’arrogante blindato nell’auto dispiega le sue trombe. La gente lo manda a quel paese, qualcuno agita il pugno, ma nessuno passa a vie di fatto. Il tipo continua a suonare, la prepotenza acustica è diventata intollerabile. Sono a dieci metri di distanza, posso godermi la scena come in teatro. Tutti aspettano che accada qualcosa. E difatti accade. Da un camioncino di operai bergamaschi sulla mia sinistra esce un magnifico energumeno in tuta. È silenzioso, tranquillo. Lo vedo armeggiare nel portabagagli, estrarne un crick di quelli tosti di una volta. Lo prende come un bazooka e si avvicina al Suv. Fa due volte il giro della macchina per scegliere il punto migliore. Poi assesta uno, due, tre micidiali colpi sul cofano. Il clacson stona, poi muore. C’è una folla che guarda, in un tremendo silenzio. L’uomo in tuta contempla l’effetto dei colpi. È scuro in volto, non mostra nemmeno soddisfazione. Aspetta e basta. Aspetta che il prepotente esca. Ma il prepotente non esce, se la fa sotto. Allora Cipputi si avvicina al finestrino e guardando dentro scandisce con voce baritonale: “Ti sono piaciuto?”. È quello il vero colpo da maestro: lo capisco dall’onda di soddisfazione che si impossessa della barbara massa in attesa, si propaga di auto in auto verso Bergamo e verso Milano. È allora che arriva l’applauso. Lungo, euforico. Forte come una grandinata. E intanto l’arrogante vigliacco è costretto ad assistere al trionfo del giustiziere, che però si schermisce, vuole solo tornare a casa, è stanco dopo una giornata sui tubi Innocenti a Milano. Ma in molti vanno a dargli nome, cognome e numero di telefono come testimoni a suo favore, in caso l’imbecille gommato sporgesse denuncia. Per molti è quasi valsa la pena di vivere quella sosta infernale, solo per assistere a una scena simile. Ecco, non potrò mai dimenticare la felicità di quella massa prigioniera. Felicità perfetta, infantile, di un popolo che non vede mai l’arroganza punita. Ecco: penso che noi italiani saremmo migliori se non vivessimo gomito a gomito, ogni giorno, ogni ora, con prepotenti impuniti che ci guardano come fossimo imbecilli. E non fossimo costretti, talvolta, a farci giustizia da noi.

Esemplare, perfetto in ogni dettaglio scenico, probabilmente nemmeno a provarla prima sarebbe venuta così bene. Mi sei piaciuto, moltissimo.
Grazie, o magnifico energumeno in tuta.

Categorie
estasi

europei: germania-grecia

Si gioca. Perché non mi fanno mai vedere le partite che vorrei?

Sempre i meravigliosi MP, io spesso sono grato al Caso di essere nato dopo di loro.
Magari andasse così davvero sul campo.

Categorie
estasi

l’unità d’Italia in venti minuti

Io, che pensavo di aver fatto il mio con Garabalda per celebrare il centocinquantesimo, ancora non conoscevo “La lunga calza verde”: venti minuti di pura estasi per la celebrazione del centenario dell’Italia unita che dà moltissimi punti a me e alle baraccate dell’anno scorso.
Che bello se ogni tanto ci ricordassimo come eravamo leggeri e spiritosi cinquant’anni fa:

Categorie
estasi trivigantismi

francis il muro parlante: fatevi una vita

Scrivere sui muri è arte sopraffina e dovrebbero farlo solamente coloro che sanno ciò che scrivono.
Indemoniati del venerdì sera, fatevi una vita. Una vita vera. Che è anche più divertente, anche se non lo immaginate. E il parlatore da muro fiorentino autore ben lo sa e, cosa di cui io gli sono grato, lo dice. Movidadores, sveglia!

Categorie
estasi trivigantismi

59 secondi di… 25 aprile

Ippolito Nievo di Antonio (668), scampato al naufragio dell’Ercole, mi invia i suoi cinquantanove secondi, ripresi con mezzi di fortuna alla manifestazione di Milano per il venticinque aprile di quest’anno. Pare evidente come tutti gli anni in cui Berlusconi non è al governo la manifestazione sia decisamente più pacata e rivolta al senso di festa, più che all’invettiva verso il governoladro. Era così con Prodi, è così con Monti.

Per l’ennesima puntata di “59 secondi di…”, la rubrica più libberatoria della zona occupata, un altro episodio fatto di soli cinquantanove secondi di qualsiasi cosa venga in mente a me o a voi, che abbia o meno un qualche significato intrinseco e che abbiate voglia di immortalare.
Possibilmente con i mezzi più ridotti possibile.