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estasi

il labbro di Louisville

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Nel 1960 Cassius Clay vinse l’oro alle olimpiadi di Roma, categoria mediomassimi, contro il polacco Pietrzykowski.
Diciottenne sfrontato ma con le idee molto chiare, tornò a Louisville e un giorno, con la sua medaglia al collo e un codazzo di persone al seguito, entrò in una tavola calda riservata ai bianchi. «Pensai di metterli in difficoltà: il campione olimpico con la sua medaglia d’oro al collo», disse poi. Gli si fece incontro il padrone del locale e il dialogo tra i due fu questo:

«Non serviamo negri, qui»
«Va bene, tanto io non li mangio»

No, dico, come posso non amarlo? Il padrone della tavola calda non fu dello stesso avviso e lo mandò via comunque. Cassius Clay uscì, andò al fiume Ohio e gettò nell’acqua la medaglia, e l’episodio è rimasto famoso.
Clay forse non fu il pugile più potente, forse non il più tecnico, ma di certo – dentro e fuori il ring – fu il più grande.
A margine, giusto per ricordare lo stato in cui versava negli anni Sessanta la land of freedom. Non ce ne si ricorda mai abbastanza.

Segnalo, a chi interessasse, Il re del mondo di David Remnick, un Feltrinelli da pochi euri, forse un po’ sconclusionato visto che si arresta alla squalifica di Clay (allora Alì) per il rifiuto alla leva, ma ricco di spunti e informazioni sul mondo della boxe di quegli anni.

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estasi

sempre di più

Quell’uomo (uomini? donne? collettivi?) è sempre più il mio preferito.

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Per l’annuale giro a Glastonbury. Tre anni fa aveva fatto questi:

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estasi memoria

sessantanove

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Buon venticinque aprile a tutti.
E chi domani non va fuori a dar fastidio ai fassisti è una persona bruttabruttabrutta.
(Noi si va a trovare i fratelli Cervi).

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estasi

non vedo più la gente morta

Purtroppo le persone muoiono.
E se muoiono dei musicisti, cantanti e suonerelli restano sempre la loro musica e le copertine dei loro dischi a ricordarli.

O forse no. Magari se una persona muore, poi scompare anche dalla copertina dei dischi:

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I Ramones, per dire, sono stati davvero decimati.
Un’idea di liveiseedeadpeoples.

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estasi

italian stàil (la ballata di Bo-rtolo e Liuc-chetto)

Stamane sotto la mia finestra:

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estasi

ancora una volta bravo

Un mural piccolo piccolo dal giro americano di Banksy in ottobre, ottimo come sempre:

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Tra l’altro, oltre a essersi inventato un numero telefonico con una guida registrata ai suoi murales nuovaiorchesi, ha piazzato una bancarella anonima di sue opere su tela a Central Park, pagando per una giornata un pensionato in modo che si fingesse il venditore. Costo di ogni opera in esposizione: cinquanta dollari.
Valutazione media di ogni opera? Cinquantamila dollari, almeno.
Ebbene, alla fine della giornata sia il signor pensionato che il signor graffittaro hanno incassato ben cinquanta dollari. Ovvero, una tela venduta.
Che nervùss non essere stato là, quel giorno e bel colpo, fantomatico acquirente.

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estasi

bodoni è davvero il più bravissimo di tutti (pari con manuzio, dai)

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estasi

il genio, puro, quando lo vedo lo ammiro rapito

E’ morto Mandela, viva Mandela.
Alla commemorazione, nello stadio di Pretoria, grande parata di persone importanti, molte delle quali hanno parlato sul palco, commossi, retorici e banali al tempo stesso.
Al loro fianco, un distinto signore ben vestito con il compito, giusto, di tradurre le parole nella lingua dei segni, così che il messaggio sia davvero universale.
Nel video lo speaker traduce quello che l’interprete dice con i gesti.

Infatti: non significa assolutamente nulla, parole a caso. Con una perseveranza davvero lodevole. E io dico: genio.
Perché il genio è fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione, e qui c’è tutto, condensato nel gesto atletico di riuscire a imbucarsi e mantenersi impassibile per ore, vaniloquendo a gesti senza mettersi a ridere e scappare via.
Sono rapito.

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è uscito l’aifon sei, accorri

D’accordo, è persino troppo facile prendere per il culo i melomani. Però il video è divertente e ben fatto, e i piccoletti quando si rimbambiscono sono un vero spasso.

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estasi

allora serve il necrologio

In questa sfilza di persone care che se ne sono andate ieri, non riesco a trattenere me stesso e devo citare il necrologio più spassoso che io abbia mai letto.
Occhei, eccolo che arriva:

“Amore, riposa in pace fino al giorno in cui ti verrò a raggiungere”.