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l'ora dell'aneddoto

la centralità di Marx nell’Europa odierna

chemnitz-marx-monumentDue scienziatoni o, meglio, due istitutoni geofisici, russo e bielorusso, si sono armati di goniometro, compasso, cartellina gigante di plastica e squadra a trenta e quarantacinque gradi, e dieci mesi fa hanno stabilito con certezza il centro geografico dell’Europa. Un momento di suspance.
Il centro geografico dell’Europa sta alla longitudine di 55’30 e alla latitudine di 28’48 che, tramutati in parametri umani, significano qui. Ovvero a Polotsk (o Polatsk), in Bielorussia. Bisognerebbe anche intendersi, invero, su quali siano i confini a est, perché a me, misero profano, pare sia un po’ tutto spostato a destra, direi, ma taccio di fronte agli istituti geofisici, russo e bielorusso.

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memoria

61.003

antigoneErano 60.710 nel 2006, prima che un indulto rendesse evidente che le carceri stavano scoppiando e che non fosse disponibile alcun tipo di idea su come arginare la faccenda, e ora – a indulto avvenuto – i carcerati sono 61.003 (27 marzo, ultimo rilevamento). Ed è record: nella storia repubblicana mai così tanti ospiti nelle nostre carceri, accoglienti come certi sottopassi abbandonati. Quindi, indulto compreso, 25.000 nuovi detenuti negli ultimi trenta mesi: a Genova la densità è di sette persone in dodici metri quadri, a Bolzano dieci persone nella stessa metratura (e senza riscaldamento), a Bari cinque in nove metri quadrati, in Campania i carcerati in sovrannumero sono duemila, di cui 1.200 soltanto a Poggioreale (ovvero il cento per cento in più della capienza), in Basilicata hanno chiesto alla direzione penitenziaria di non inviare più nessuno. In sintesi, 17.826 persone sono recluse in carceri che, al massimo, ne conterrebbero 17.826 in meno. Il che significa che, al ritmo attuale, ai primi di giugno il sistema carcerario collasserà, perché i numeri faranno scoppiare i muri. E, stranamente, l’Emilia Romagna capeggia la speciale classifica dei sovrannumeri, con il 187% di detenuti in più rispetto alla capienza.
61.003 su sessanta milioni, è proprio il caso di dire che uno su mille ce la fa (e senza nulla dire sulla composizione della popolazione carceraria, perché qualche sospetto viene).

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politicona

dilemma sulla fine della settimana

Uhm, che dire?, difficile scegliere tra proposte sì allettanti: meglio andare a prendere il sole con i compagni di ogni parte lottando per i propri diritti sabato, oppure scendere nelle fogne di una città governata da stupidi per rullare di cartoni una quantità indegna di fascisti caccolosi, domenica? Si potrebbero fare entrambi, vero, è che in quest’ordine a uno, poi, gli resta il nervoso addosso…

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il nulla

gente che la faccia e il culo

calogero_bongiovanniLui è:
Calogero Bongiovanni
Data di Nascita: 28/04/1958 – luogo: Mazzarino (CL)
Data Elezione: 13/06/2004 (nomina: 01/07/2004)
Partito: Alleanza Nazionale
Titolo di Studio: Licenza di Scuola Media Superiore

fa il consigliere comunale a Cinisello Balsamo e si candida alle europee.

Ultimamente gli si è modificata la faccia.

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l'ora dell'aneddoto politicona

il tuo regalo fa cagare più del mio (preambolo)

brown_obamaOggi Obama a Londra per il G20. A margine ma non troppo, visto che gli inglesi si abbeverano tuttora ai riti della formalità ufficiale, è ancora aperto il caso dei doni di Stato tra Gran Bretagna e Stati Uniti: infatti, all’insediamento di Obama Gordon Brown si presentò tutto galante con un calamaio inciso nel legno di una nave schiavista di metà Settecento, il che – immagino – stesse a richiamare anche le origini del padrone di casa. Cafoone.
Poco elegante, magari pacchiano, mi immagino l’oggetto come semplicemente orrendo, ma il casus belli non è il calamaio. Motivo del contendere è il regalo di Obama all’impettito Brown: un bel cofanetto di dieci dvd con i capolavori del cinema hollywoodiano.
Apriti cielo, ih ih.

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estasi

il natale di Venere Verticordia

Oggi un tempo era giorno di veneralia, ovvero le donne devote a Venere Verticordia si denudavano e, offrendo incenso alla Fortuna Virile, chiedevano al dio la concessione di occultare i propri difetti fisici agli occhi degli uomini. Il tutto veniva accompagnato da papavero macinato e sciolto nel latte, addolcito col miele. Ai nostri tempi, invece, ci facciamo gli scherzi. Se Youtube, solo per oggi, ha capottato tutti i video, invitandoci a capovolgere la testa come i materassi a primavera, oppure qualcuno pulisce le montagne (giustamente!), il Guardian, non nuovo agli sghezzi, ne ha fatto uno pari bello:

090401guardianGià Rio Palof rimanda all’anagramma “Fool Apri”, scardinare un pilastro dell’informazione inglese a favore di Twitter poi è da brividi, ma la parte più bella è “gli esperti spiegano che qualsiasi storia può essere riassunta in 140 caratteri”. Qualcuno deve avere trasalito non poco.
A dimostrazione che gli esperti hanno ragione, ecco una storia in 136 caratteri: “Gesù Cristo, figlio di Dio, nato da vergine in Palestina, visse 33 anni 2.000 anni fa, fece alcuni miracoli, fu crocifisso e poi risorse”. Ne avanzano pure quattro.

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nemici politicona

gli emeriti

Così scriveva Franco Mauri su Libero il 3 febbraio 2002: “Povera Europa, questa basata sull’euro, una moneta a sua volta fondata da pensatori e filosofi del calibro di Padoa-Schioppa, Prodi e Ciampi. Non, c’è in essa il luccicare dell’utopia e neanche del sogno, ma solo meschina fantasticheria. É in fondo miseria. Pensiamo a un fatto: i tre appena citati hanno adoperato la moneta per guadagnare augusti scranni. La lira ha ben altra storia, così come il marco, e per questo ideale ci morirono persino gente come Cavour e Mazzini. Attenti dunque all’euro. (…) Considero “sterco” la fantasticheria, una forma miserrima di utopia, di sogno, di illusione: l’impotenza travestita da realtà, alimentata dall’errore o dall’inganno, o da entrambi. È per questo che in questi giorni ho paura dell’orgia che impazza in Europa, fra il burlesco della pubblicità e la parodia della scienza da appendice: l’orgia dell’euro!”.
Fossero solo le volgarità di un giornalista di Libero, la cosa non sarebbe comunque passabile ma comprensibile sì. Invece no, perché né Franco Mauri, pubblicista su Libero, né il suo omologo progressista Mauro Franchi, pubblicista su Il Riformista, esistono. Volgarità di furbacchione.

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il nulla

la verità nascoste su ciò che succede negli aerei

Finalmente, la verità fino a oggi nascosta sulle istruzioni per i passeggeri degli aerei:

Qui l’originale. La mia prediletta a 2:58.

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nemici

la socialità ai tempi del colera (pdl)

In una molto modesta città del nord, l’amministrazione pubblica destrorsa – la cui idea di divertimento e di socialità corrisponde a noleggiare un dvd da Blockbuster – partorisce un’ordinanza sulla scorta dei superpoteri attribuiti ai sindaci di estrazione subumana: in nome dell’ordine pubblico, è vietato giocare a qualsivoglia gioco in quasivoglia parco, consumare cibi e bevande di provenienza esogena, occupare più spazio del necessario su prati e panchine (?), bivaccare qua o là, agglomerarsi in numero superiore a tre (adunata sediziosa), accattonaggiare e via ancora in un crescendo verso il divieto di bere alle fontanelle appoggiando le labbra alla cannella, lo stesso valga per i cani che le labbra nemmeno le hanno, divieto di distribuire volantini, utilizzare le altalene se si hanno più di quattordici anni, rovistare nei cassonetti, legare le biciclette ai pali e così via, in un mostruoso e imbarazzante decalogo dell’imbecillità fatta sindaco (e compagnucci raccolti alla medesima mensa).
Se il tutto, poi, si accompagna a un’altra ordinanza vergognosa che ha tentato di attribuire il “bonus bebé” (maccheschifodinome) ai soli figli di indigeni cittadini, ordinanza per fortuna cassata da altrui in nome dell’uguaglianza costituzionale, e a un tentativo di proibire la vendita di kebab in centro città in nome del localismo alimentare, il quadro complessivo supera il ridicolo, taglia la strada alla cretineria e approda felice al fascismo vigliacco degli ignoranti e presuntuosi che, in nome di quella minuscola fettina di mondo che hanno visto e che conoscono, si elevano ad arbitri di moralità e di costume, propugnando ad altri il paternalismo che vorrebbero per sé. Stronzi.

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trivigantismi

esplorazioni: i libri della via Pal (Puskás livrók)

irak_boltjaSe dopo i reportages della scorsa primavera sulle librerie franzose, germaniche e ceche alla ricerca degli autori italiani apprezzati all’estero, io non fossi entrato nella più importante libreria di Budapest per proseguire l’indagine, di certo non sarei un buon riportatore.
Sono entrato, che domande.
La libreria è Irók Boltja, che sta al quarantacinque di via Andrássy, ed è la più internazionale della città: infatti, alcuni scaffali sono dedicati (grande idea, sul serio) ai testi di autori magiari tradotti all’estero, ovvero si trova, per dirne uno, Sandor Marai in edizione Adelphi. Inoltre, con cortesia lontana anni luce da qualsiasi delle nostre librerie, alcuni tavoli tondi sono disposti verso la luce, a disposizione dei lettori (lettori, non clienti), e in un cantuccino, aggratis, un bel carrelletto con acqua calda, bustine del tè, tazze, latte, limone e zuccheri vari. Costo: zero. Progressione della civiltà: incommensurabile.