Nelle ultime settimane lo star system, ossia quella cosa per cui degli individui del tutto inutili per il progresso umano riescono a riempire le prime pagine dei giornali, l’ha fatta da padrone, mettendo a dura prova le redazioni dei giornali e la resistenza dei lettori.
Quando poi una fantomatica incarnazione di Satana intenta a guardare la tv nel suo salottino viene uccisa negli stessi giorni in cui l’erede prescelto di una monarchia anacronistica sposa una fanciulletta borghese dedita all’arrampicata sociale, allora è probabile che certe redazioni vadano in tilt, come è successo al Telegraph nell’edizione settimanale.
Manca solo il memorabile sottotitolo “vendo Panda blu” e tutto sarebbe stato davvero perfetto.
Mese: Maggio 2011
Scrivere sui muri è arte sopraffina e dovrebbero farlo solamente coloro che sanno ciò che scrivono.
Di Francesco Forgione, in arte Padre Pio, molto si è scritto e detto, “iconografia miracolistica”, ma raramente ho visto un così alto grado di sintesi come sul pilone di una galleria:
Addirittura bicolor con una certa conoscenza della chimica.
Partiamo facile: è primavera.
A primavera si sveglian le bambine alle cascine e Aprile fa il rubacuor, ma ci vuole la colonna sonora giusta.
Avanti, allora, con cinque dischi per la primavera 2011, senza barare: faremo sfoggio di cultura musicale più avanti, qui valgono solo i dischi che state sentendo ora, con i pollini e il caldino che risveglia le millevoglie. Non siate vergognini, chiaro che qui si giudicano pesantemente i dischi degli altri ma, alla fine dei conti, chi se ne caglia se la maledetta primavera comunque preme?
Inizio io, solo la verità vera:
Leningrad Cowboys & The Alexandrov Red Army Ensemble – Happy Together (1994)
Maxïmo Park – Our Earthly Pleasures (2007)
Deep Purple – Concerto For Group And Orchestra (1970)
Cake – Showroom of Compassion (2011)
Wolfmother – Cosmic Egg (2009)
Dai, datemi i vostri, peppiacere, che qui serve altra musica, altro che la giustizia sparnegata per il mondo dai giustizieri del piciu.
Dieci anni fa, dopo l’attacco, gli americani furono scandalizzati dai festeggiamenti per strada a Baghdad o in Afghanistan, con la gente che esultava per l’eccidio. Oggi sono loro a scendere per strada e tripudiare, con Obama che sostiene festoso che giustizia è stata fatta.
Non andava allora e non va adesso.
Ieri abbiamo (abbiamo!) ucciso il figlio di Gheddafi e i suoi tre bambini, il quale – nonostante la cosa non sia rilevante – non aveva nemmeno mai fatto politica o avuto relazioni particolari con il padre.
Non è questo il mondo che voglio.