se promette bene poi, di solito, mantiene

Che meraviglia, gli incipit dei libri: spesso folgoranti, promettono mirabilie e, di solito, più sono belli e più mantengono. Eccone uno appena incontrato, vedremo se mantiene le cospicue promesse:

Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciott’anni e abito con mia sorella Constance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.

Shirley Jackson, Abbiamo sempre vissuto nel castello, 2009, Adelphi.
Una nota per chi ne avesse bisogno: il corrispondente dell’incipit, cioè la fine è l’explicit, non l’outcipit, come già capitato di vedere con sciagura.

Manhattanhenge

Il 31 maggio scorso è stato il giorno di Manhattanhenge, o solstizio di Manhattan.

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Due volte l’anno le strade di Manhattan (est-ovest, quelle nord-sud sono le avenues) si allineano alla posizione del sole, quando l’azimut del tramonto è di 299°, creando l’effettone.

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Questo succede in realtà in tutte le città in un qualche momento dell’anno. Ma per coglierlo bisogna avere strade lunghe, perpendicolari e un’ottima visione dell’orizzonte. Si segnalano tra i migliori, oltre ovviamente a Manhattan, Baltimorahenge, Chicagohenge, Torontohenge e Montrealhenge.

Succede anche al chiuso, al MIT, nell’Infinite corridor (251 metri), ed è il MIThenge.

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