59 secondi di… mietitrebbiatrice

Il momento dell’estasi di fronte alle macchine-per-fare-cose. Il miracolo della mietitrebbiatrice, non è questione di età.
Per l’ennesima puntata di “59 secondi di…”, la rubrica più libagna dei sèrchioli, un altro episodio fatto di soli cinquantanove secondi di qualsiasi cosa venga in mente, che abbia o meno un qualche significato intrinseco e che abbia un qualche tipo di senso immortalare. Preferibilmente con i mezzi più ridotti possibile.

Entra tutto ed escono solo i chicchi già puliti, dal sedere della macchina poca roba, la digestione dell’apparecchio è un vero mistero. Che mi estasia, poi di notte è ancora più suggestivo. E non è come una volta che le beccavi in strada e stavi in coda a due all’ora, oggi sfiorano pure velocità mai viste. Ruspa vince ancora ma mietitrebbia è sempre in alta classifica.

Tutti i 59 secondi di…
25 aprile | approccio primaverile | banda dei vigili | Bernina express | calma piatta ferrarese | centro ittiologico | dna | festa dentro una panda | fustigazione | la finestra sul cortile | mietitrebbiatrice | neve marzolina | non aprite quella porta | nuvole vulcaniche | segnaletica stradale e umarèll | signora e neve | stazione di Amburgo | tabellone dresdense | tevere notturno | videocitofono | vista berlinese | vittoria ai referenda |

l’arc empaqueté dopo sessant’anni

Ci siamo quasi.

Mi cito dall’almanacco in cui anticipavo la notizia: «Dal 18 settembre Parigi impacchetterà l’arco di trionfo, realizzando uno dei progetti incompiuti di Christo. L’Arc de Triomphe empaqueté è un progetto di Christo e Jean-Claude di oltre sessant’anni fa, avrebbe dovuto essere realizzato lo scorso settembre ma a causa della pandemia no. 25mila metri quadrati di polypropylene argentato e 3mila metri di corde riciclabili rosse, per dare due numeri».
Ma una bazzeccola dal punto di vista tecnico e organizzativo rispetto ai floating piers, un fatto.

dai, referendum a valanga per costringere il parlamento a occuparsene

Allora? Dopo l’eutanasia, un successo, cinquecentomila firme raccolte un mese prima della scadenza, si firma ora per la legalizzazione? Io dico sì, ho firmato, basta la SPID o la firma digitale. Che mica è change.org, voglio dire.
(Centomila firme raccolte nella prima settimana, scommettiamo che si andrà a discutere a breve per alzare le quote referendarie o limitare l’uso dell’identità digitale per sottoscrivere iniziative di questo tipo?).

monumenti per ricordare cose che poi ne vengono in mente altre

Nel 2006 la Russia donò agli Stati Uniti un ingombrante monumento, il 9/11 Tear Drop Memorial, per ricordare gli attacchi del 2001 e del 1993 al WTC di New York. L’artista, in caso ci si volesse complimentare, è Zurab Tsereteli.
Il monumento fu inaugurato alla presenza di Putin e fu collocato al Military Ocean Terminal a Bayonne, New Jersey. Chi sa un minimo di New York, coglie il fatto che in New Jersey i newyorkesi ci portano principalmente la spazzatura.

Oltre alla forma, che ricorda con precisione tutt’altro, direi che il pensiero va dritto, almeno il mio, a un’altra catastrofe accaduta a Manhattan.

Il passaggio di Godzilla nel 1998.

la casa, le banane, uno dei più raffinati e scanzonati letterati italiani del Novecento, cose che non avremo più

A Cremona, mi scappa l’occhio su una vecchia insegna. Anzi, ex-insegna.

Ma certo, la casa della Banana di Cremona, ed è un colpo ai ricordi: mi torna alla mente quel racconto breve di Giampaolo Dossena, uno dei miei prediletti di sempre, in cui riportava la memoria all’Italia coloniale che spingeva al consumo patriottico di banane, seppur straniere allora fascistissime perché provenienti dall’Impero.
Quarantacinque piccole memorie, una pagina o due, ma brillanti e acute come lui sapeva magistralmente fare, pubblicate in Mangiare banane, Il Mulino, 2007. Appunto. E parlava proprio di questa, del giovane Dossena a Cremona, chissà quando è stata chiusa, chissà le banane fino a che punto hanno avuto richiamo e una casa propria, prima di soccombere agli avocado e ai nuovi tipi di banane.
Perché, sapevatelo, le banane che mangiavano i nostri bisnonni erano molto più buone, più bananose, di quelle che mangiamo noi, le cavendish. Loro non le avrebbero mai mangiate, queste, roba da maiali. È che quelle di allora si sono estinte per colpa di un parassita e anche le nostre, preparatevi, lo faranno. E rimarremo senza banane per sempre. SEMPRE. Mangiatene ora, mentre ascoltate la storia raccontata bene da Kesten nel suo bel podcast.