Il piatto più disarmonizzato da molto tempo in qua: i pizzoccheri ai frutti di mare.

Non c’entrano nulla, è proprio un piatto scemo. Ma come facevo a non provarli?
Il piatto più disarmonizzato da molto tempo in qua: i pizzoccheri ai frutti di mare.

Non c’entrano nulla, è proprio un piatto scemo. Ma come facevo a non provarli?
Com’è noto, Google maps utilizza le fotografie degli utenti per illustrare i luoghi segnati sulle proprie mappe. Non solo, anche le recensioni, le risposte, l’aggiunta di luoghi, la modifica e l’inserimento di informazioni e tutto quanto di proprio gli utenti, liberalmente, decidono di devolvere a favore di Google.
Attivando l’opzione di contribuzione, è possibile caricare fotografie su Google maps: impressionanti gli algoritmi di individuazione, che non ne sbagliano quasi una e se lo fanno lo fanno di cinque metri, e impressionanti gli algoritmi che identificano una buona foto e fanno partire la richiesta di caricamento. Poi Google blandisce con gagliardetti di guide ed esperti e, intanto, incamera tutto, golosamente.
Per provare e capire come funziona, ho aderito al programma: sono Local Guide di livello 3 (esticazzi) e ho diritto, credo, a una spilletta virtuale o una cosa così. Comunque, ho caricato alcune fotografie lo stesso giorno, tra cui una di un luogo in cui mangiare in superprovincia e una del più famoso e meglio conservato monumento di epoca romana esistente.
Ecco le statistiche di visualizzazione delle due fotografie:

Certo, del Pantheon ci sono più foto, vero. Ma il che spiega senza dubbio a cosa serve davvero Google maps. E qual è la nostra ossessione nazionale.

Pari, quasi, al perlinato e alle camicie a maniche corte.
[Non avevo, ovviamente, pensato ai ransomware, tutto preso com’ero dalla bellezza degli oggetti nell’immagine, ma la realtà si è premurata di ricordarcelo: aggiornate ’sti accidenti di compiuter, perdio].
L’esperto risponde su una rivista di informatica da edicola:

Io, invece, vorrei trovare un modo di muovermi a una certa velocità, in un mezzo che mi ripari dall’aria e dalla pioggia, magari con delle ruote e che possa portare anche altre persone oltre a me. E cui possa appendere un Arbre magìc.
[Brutto, brutto me che prendo in giro le persone].

Solo Mélenchon non l’aveva capito. L’onda dei giovani, Obama, Renzi prosegue. Vediamo, il programma non è, onestamente, un granché.
Hillary Clinton, intervistata dalla CNN durante un incontro organizzato dalla Ong Women for Women International a New York, sostiene di aver avuto la vittoria alle presidenziali in pugno
«almeno fino a quando non si sono combinate assieme la lettera di James Coley, il direttore dell’Fbi, e i documenti di WikiLeaks Russia che hanno instillato dubbi tra le persone che pensavano di votarmi e che si sono spaventate».
Non ha ancora capito, vabbuò: amici come prima, d’altronde di fronte a certe batoste tendiamo un po’ tutti a raccontarcela lieve.
[No, non ce la faccio: cazzo, Hillary, no: sei proprio tu, è proprio colpa tua, non ti hanno votato proprio perché sei tu. Niente lettere o complotti. Uff, qualcuno deve pur dirtelo, mi spiace].
Mi ripeto dall’anno scorso, perché mi fa ancora ridere:
Ei fu. Siccome immobile,
pagava l’ICI.

«Tu conosci la differenza» recita un’altra delle finte pubblicità di PornHub: anche questa, ancora una volta, perfetta. Nel genere.
Il New Yorker è sempre tenerello.
