Poche cose mi piacciono come i manifesti e le copertine delle riviste, a parte – ovviamente – le oasi naturali, le Pontiac e i laminatoi.
Non particolarmente sofisticata ma spassosa, è la nuova copertina del New York Magazine. Il gioco di parole viene utilizzato anche dal Guardian Weekly, che ne fa una cosa alla Independence day.
Colgo l’occasione per segnalare che impeachment, letteralmente: accusa, significa semplicemente che esiste un’indagine nei confronti del presidente degli Stati Uniti, un procedimento che si può anche risolvere in un nulla di fatto. Niente di così drammatico come lo percepiamo in Italia e in Europa, che pensiamo subito a Nixon. Poi, magari, diventa pure qualcosa di serio, ma chi lo sa, ora?
Tra le persone che più disprezzo in Italia in questo momento terrificante, più di Salvini, più di Mario Giordano, più de La zanzara, più di Briatore, più di Libero, più di Di Battista, c’è sicuramente Diego Fusaro. Pseudo-filosofo ignorante e propagatore di idee a dir poco approssimative, sovranista, furbone, socialista a parole e parafascista, pistola e retrogrado, rappresenta molto di quanto mi dà fastidio in questo momento. Uno che, ricordo, ha detto pubblicamente: “Anche Socrate avrebbe incontrato CasaPound”. Ma va’ a cagare. La moglie, qualche tempo fa, aveva rilasciato un’intervista, poi smentita (da lui, però), in cui affermava: “La nostra giornata si svolge così: lui si sveglia, studia e io cucino, pulisco per lui e gli stiro le camicie“. Bravi. Naturalmente, per darmi soddisfazione fino in fondo, ha appena fondato un movimento, Vox Italia (niente a che vedere con gli spagnoli, dice).
Al di là dell’interessantissimo appuntamento di presentazione, vorrei portare la vostra attenzione sullo slogan programmatico (invito a leggere anche più sotto il delirio incomprensibile):
Il 24 novembre, quindi, presenterà il movimento. Ma, siccome è instancabile, lo stesso giorno parteciperà a questo convegno, sempre a Milano:
Questo secondo convegno intende dimostrare, oltre a quanto si evince chiaramente dal titolo, che il sole è a cinquemila chilometri di distanza dalla terra, come si vede dalla relazione dell’esimio Favari. Bravi anche voi. Fusaro, ci tengo a dirlo, ha un blog sul Fatto quotidiano e scrive per Il Primato Nazionale, rivista ufficiale di CasaPound, in cui fa il filosofo sovranista difensore delle tradizioni italiane. Che dire? Grazie. Proprio ci mancava un turbopartito sovranistapopolare di destra ma con idee di sinistra. E ci mancavano idee brillanti. Grazie, davvero. Poi tocca pulire sempre ai soliti.
Finalmente: non un diritto in meno per alcuno ma un diritto in più per molti.
Da questo punto di vista, poi, restiamo un paese del cavolo e i vescovi hanno già cominciato a rompere, come al solito, all’invito della Consulta a promulgare una legge che si occupi della fine-vita. Certo, cari vescovoni, riuscirete a farci stare nel passato, ancora, ma non indefinitamente: prima o poi sarete sconfitti, rassegnatevi. E non solo loro: qualcun altro ha ben pensato di dire la propria:
“Sono e rimango contrario al suicidio di Stato imposto per legge. La vita è sacra e da questo principio non tornerò mai indietro”.
Ovviamente concetti in malafede, come sempre. Ancor di più se è la stessa persona (Salvini) che diceva pochi mesi fa:
“Per me quelli possono restare su quella nave in mezzo al mare fino a Natale, non cambio idea”.
Quando uno è stronzo. Vinceremo noi, le persone civili.
Salvini ieri a Caorso in un comizio ha detto letteralmente: «È la fine dell’impero, ce lo insegna la storia: ricordate quando Maria Antonietta al popolo che chiedeva pane regalava brioche, questi invece che brioche regalano poltrone, ma non dura molto più».
Difficile fare meglio. Ci provo: «E’ come quando i nazisti attaccarono a Pearl Harbor nella prima guerra mondiale, ce lo insegna la storia: inutile essere alleati prima se poi ti attaccano con i sottomarini quando meno te l’aspetti».
Non sono sicuro di aver raggiunto il livello. Lui, comunque, di errori ne ha fatti almeno tre. In una sola frase. Imbattibile. (Sarebbe pure uno che si è iscritto all’università. E attenzione: a Storia, mica balle).
Ovvero il giorno che a Conte spuntarono le palline.
facciamo 'sta cosa
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