Bello quando ti capita a casa Propaganda live.
Ma proprio a casa mia. Scusi se le diamo fastidio, ha ragione. Certo che proprio lazziale… Qui il video sul sito.
Bello quando ti capita a casa Propaganda live.
Ma proprio a casa mia. Scusi se le diamo fastidio, ha ragione. Certo che proprio lazziale… Qui il video sul sito.
Questi avrebbero i numeri per surclassare quasi tutte le band inglesi degli ultimi vent’anni, tipo Kaiser Chiefs, Maxïmo Park, Supergrass, Franz Ferdinand, per dirne alcune che piacciono a me. Purtroppo sono pazzi.
Pazzi nel senso di inglesi, irregolari e incostanti: il penultimo album, per dire, è tutto a cappella. Ma The Chaos, santoddio, quello sì che era un disco. Sono i Futureheads, band di Sunderland, quattro dischi in vent’anni, poco seguito fuori dall’Inghilterra ma immagino largo successo nelle loro zone, una propensione al divertimento musicale (cito una cover di Hounds of love di Kate Bush) e grandi qualità come band.
Laccanzone di oggi è Struck dumb, un classico che ben esemplifica ciò che fanno, dal disco che preferisco e che consiglio, The Chaos, appunto. Ma tra i singoli potrei citarne molti, tra cui The Beginning of the Twist, Ever Fallen in Love (With Someone You Shouldn’t’ve)?, Good night out e così via.
Non so, qualcuno viene il 15 dicembre a Manchester?
Ricordo che l’ottimo Trostfar ha raccolto e aggiorna tutte leccanzoni in una pleilista comoda comoda su spozzifai, grazie.
C’è una canzone meravigliosa che è, in sostanza, un bolero con un andamento crescente, one pill makes you larger, poi dopo poco più di un minuto aumenta il ritmo, ask Alice, il suono cresce di intensità, diventa irresistibile, re–mem–beeer, e in poco più di due minuti tutto è detto ed è capolavoro. Nutri la tua testa.

È White rabbit, esatto, (qui nella versione cantata a Woodstock) ed è stata scritta da Grace Slick poco prima di entrare nei Jefferson Airplane. Non basta? Ci mettiamo, allora, anche Somebody to love (anche questa nella versione dal vivo a Woodstock), scritta anche questa da lei, e il discorso è chiuso. Qui la si ama.
Oltre che autrice, Grace Slick è cantante di gran voce, artista, pittrice, musa di una certa controcultura psichedelica, donna di fascino eccezionale, e oggi tra l’altro compie ottant’anni (qui la sua storia in modo ampio).
Che dire? Auguri e che il signore la protegga nei secoli dei secoli amen.
C’è una chiesa nello stato di New York, la Wantagh Memorial Congregational Church della Chiesa Unita di Cristo, che come quasi tutte le chiese americane ha una bacheca all’aperto sulla quale il pastore scrive settimanalmente frasi a effetto o passaggi evangelici per colpire l’attenzione dei fedeli e non.
Il reverendo, don Ron, è a dir poco un progressista con un’aperta visuale sulle cose del mondo, ce ne fossero. E don Ron è l’autore delle scritte sulla bacheca della chiesa. Eccone alcune, non le tradurrò perché son proprio belle così.
Una, giusto per gradire: “Gesù ha avuto due papà ed è venuto su abbastanza bene”.

Good job, Ron. Go ahead.

Se avete tra i quarantadue e i cinquant’anni questa la capite. Se no no, pazienza.
Questa dà dipendenza. A me senz’altro, e dal 1986.
Ovvero l’anno in cui i New Model Army, band inglese tutt’ora attiva che ha spaziato dal punk al rock alla new wave e via così, pubblicarono ‘The Ghost of Cain’, il loro terzo e forse miglior disco. Da quel disco, fu estratto questo singolone imperituro, un filino enfatico ma di grande impatto, ‘51 State’. Ovamerica.
Curiosamente, quello che poi sarà il loro singolo di maggior successo, ‘51 State’, appunto, per nulla encomiastico nei confronti degli Stati Uniti (euf.), è anche l’unico della loro lunga carriera di cui non abbiano scritto il testo. Scherzi del destino oppure qualcosa vorrà dire.
Per chi si appassionasse, i NMA sono proprio ora in tùr. Plei.
A Billy Bragg bisognerebbe mandare ogni giorno cartoline di ringraziamento: per la sua musica e per il suo impegno. Nel 2002 si cimentò in una lunga campagna per sconfiggere il candidato conservatore nel Dorset. Ma non era mica candidato, lui, Billy. Mentre faceva campagna contro, pubblicò un disco – England, Half English – di cui St Monday è la canzone di apertura.
È un Billy Bragg musicalmente più facile di quello che a me emoziona di più, quello per intenderci con chitarra e basta di The Milkman of Human Kindness o A New England, ma è un ottimo pezzo e merita in pieno di finire tra leccanzoni del giorno, mentre l’orologio sta lì sul muro a guardarci.
Ribadisco per chi volesse che l’ottimo Trostfar raccoglie e aggiorna tutte leccanzoni in una pleilista comoda comoda su spozzifai, grazie.
L’Ortica è uno dei quartieri più belli di Milano. Perché era ed è fatto di persone vive, attive, che vivono e che sanno di vivere in comunità (vedi la banda dell’), basta andarci per respirarne l’aria e vedere le belle case muralizzate.
Vicino alla stazione dei treni dell’Ortica c’è una balera, bocciofila, dopolavoro ferroviario, centro ricreativo di quelli che non ci son più e che, invece, ci vorrebbero eccome. Perché siam tutti più stronzi a star soli.
D’estate, all’Ortica la balera si fa grande e all’aperto, si mangia, si beve e si balla come da mia foto qui sotto.

E c’è un’avvertenza però. La pista da ballo ha le sue regole.

È giusto, è giusto perdio. Le cose importanti, non i drink (drnk, ops) e le scemenze. Puntate in alto, non perdete tempo.
Albert Hammond Jr è uno dei due chitarristi degli Strokes e mantiene parecchie caratteristiche del suono della band nella sua produzione solista (dico: Dvsl, per esempio). Poi fa anche cose diverse, come questa qua, More to life.
Sembra un centone di canzoni altrui, dal falsetto al finto rap appena accennato del bridge al funk dell’inizio e alla schitarrata da 1:12 in poi, un bel miscugliotto che ben si presta alle orecchie aperte.
E poi c’è una novità: Trostfar si è messo di buzzo buono, ha pigliato tutte ‘leccanzoni del giorno’ proposte finora e le ha messe in una pleilista comoda comoda su spozzifai. Tutte belle ordinate e messe giuste, perché è chiaramente pazzo. Cosa di meglio, dunque? Grazie Trostfar, sempre complice.
Tornano i Supergrass e vanno in tùr?

Pronti, perdio, ci vediamo là.

Biglietti in vendita da venti minuti, se decidete per Amsterdam fatemi un fischio.
Essi si vanno felicemente ad aggiungere a un già ricco programma autunnale, composto da Cake (ottobre), Airbourne (ottobre), Hannah & the Affirmations (novembre), Vampire weekend (novembre). Bene.