i concerti, quasi come una volta

Finalmente, primo concerto post lockdown: i Calibro 35 a Milano.

Tutti seduti, distanziamento obbligato perché ciascun non congiunto occupa di fatto cinque posti, uno fisicamente e quattro con amici invisibili, venti per cento quindi come i palazzetti – al chiuso, però – mascherina se ci si alza. I milanesi poi si baciano quando si incontrano ma tant’è, bisogna forse intervenire? Mostrare disappunto?
Bel concerto, come sempre, i Calibro 35 non offrono quasi mai prestazioni al di sotto della media perché hanno tanto tanto mestiere e ancor più tecnica, ricordano loro – e molti c’erano – come il loro ultimo concerto sia stato il 19 febbraio a Milano. Qualcuno dice ad alta voce: «Speriamo stavolta vada meglio». Speròmm.
E poi c’è il castello sforzesco illuminato, la fine estate, la brezzolina, la moltitudine, seppur diquintata, la musica, ah la musica.

Mancava, mancava tutto. Anche se, me la dico tutta, meno trepidazione di quanto mi sarei aspettato: alla fine, ci si abitua rapidamente tanto al lockdown quanto alla libertà. Il che è complessivamente, comunque, un bene.

Una bella panoramicona verso la quarta parete, con noi compresi:

Grazie signor L.

che giorno è?

Durante il lockdown una delle cose difficili da ricordare, in effetti, era che giorno della settimana fosse. Lun? Mar? Erano un po’ tutti uguali. La Fox, per tutto il resto pessima, inaugurò una rubrica condotta da Todd Meany che aiutava parecchio in questo.

Una delle cose migliori del periodo. E questa del 10 aprile in particolare:

Per concludere, terzo giro di Todd Meany.

Ahah. Oggi è lunedì, comunque.

«io proposi la parola radioattività»

Già la storia è di per sé eccezionale, si tratta di trovare il modo giusto per raccontarla. Così ha fatto prima Lauren Redniss con il suo fumetto e, poi, Marjane Satrapi, che il linguaggio per immagini lo mastica, con il suo nuovo film, Radioactive.

La vicenda è quella di Maria Skłodowska, nota come Curie, chimica e fisica polacca celebre per aver individuato due nuovi elementi chimici, il radio e il polonio, e per i suoi studi sulle radiazioni che porteranno, poi, alle cure che facciamo attualmente, la radioterapia. Che, in francese, è ancor oggi chiamata Curieterapie. Il film è molto bello, superati i primissimi minuti incerti, e lo consiglio senza alcun dubbio, sia perché Satrapi – da ricordare per l’ottimo Persepolis, fumetto e film – rende i personaggi con buona profondità sia perché inserisce flashbacks e, soprattutto, flashforwards sul futuro delle radiazioni, con tipico linguaggio fumettistico, che danno al film una visione molto più ampia. È anche una vicenda d’amore, di storia, di emancipazione femminile in un contesto complesso, di fatica, generosità e morte. Rosamund Pike è, come al solito, notevole, anche Riley, decisamente uno dei film degli ultimi anni. Non perdetelo, davvero.

interagire con gli elementi

Falko (no, quello là era Falco, c’entra niente), a volte Falko One, è uno street artist sudafricano che rappresenta per le vie di Città del Capo scene perlopiù di vita naturale. La caratteristica del vivace trentenne è che inserisce le scene che dipinge nel contesto esistente, utilizzando gli elementi disponibili. Cosa che lo rende senza dubbio un artista interessante per me.

A volte abbandona le scene con animali e in alcuni casi raggiunge vette mica da poco, come questa:

Qui le sue cose.

si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Salario modesto, freddo intenso, lunghi mesi di completa oscurità, pericolo costante, ritorno sani e salvi non garantito

Shackleton, durante la sua spedizione con l’Endurance verso l’Artico, ben prima di perdere la nave con tutto ciò che ne seguì, una sera entrò in cambusa e, sentendo che i suoi uomini parlavano di quanto avrebbe retto la nave alla pressione del ghiaccio, raccontò una storiella:

C’era una volta un topo che viveva in una taverna. Una notte scoprì un barile di birra che perdeva e ne bevve più che poté. Quando fu pieno fino al collo, si tirò in piedi, si lisciò i baffi e si guardò attorno con aria truce. «Dunque», sbottò con aria arrogante, «dove s’è nascosto quel dannato gatto?».

Ahah. Ma gli uomini non si persero d’animo.

cose là fuori: le ville palladiane (Piombino Dese e Montagnana)

Tra le cose belle da vedere al mondo ci sono, a parer mio, le ville palladiane. Alcune più vicine alle mie preferenze (Saraceno, Zeno, Poiana maggiore, Rotonda, Caldogno, Gazzotti eccetera), altre notevoli ma con meno rapimento mistico e sensuale. Al di là di ciò, è chiaro che io debba vederle tutte e sono, devo dire, a buon punto. La mappetta, per chi non avesse chiara la dimensione geografica della cosa.

Per inseguire questo traguardo, oggi ho deviato per Piombino Dese per vedere villa Cornaro (o Cornèr), Palladio 1552.

Come molte altre ville palladiane, anche questa è rimasta incompiuta, è andata poi in rovina, come davvero è capitato a tante e, infine, è stata acquistata da stranieri facoltosi – americani questa volta – che l’hanno abitata a lungo. Da un paio d’anni è stata venduta ma non sono riuscito a sapere a chi. Per farmi invitare, casomai.
Tra i dettagli migliori di questa villa segnalo i gradini all’entrata, sottilissimi e a coppie di tre (ops, a triple di, ovviamente, tre?), profondi e molto bassi. E ovviamente il doppio ordine di colonne che, a mia memoria, richiama senz’altro villa Pisani a Montagnana, sempre una palladianata di gran valore. Palladio 1553, i conti tornano, il riferimento mi pare quello.

Le foto sono mie, come le considerazioni da profano. Se Piombino Dese non pare meritare grandi cenni, al contrario i suoi dintorni sono molto gradevoli; Montagnana invece vale eccome una gita, consiglio caldamente (mi ripeto), magari con Este e i luoghi ameni che le circondano.

Tornando a villa Cornaro, non è visitabile se non forse il sabato pomeriggio o in gruppo, tocca quindi farsi un’idea degli interni consultando immagini e descrizioni in rete. Quattro stelle e mezzo su cinque su Google danno una rappresentazione credibile del riscontro positivo del pubblico.

Tranne uno, Gastone. Che, oltre ad avere degli evidenti problemi con la tastiera del telefono, non deve aver avuto una bella giornata a villa Cornaro in compagnia della moglie.

Ma perché una stella sola alla villa, porella? Che ti ha fatto, Gastone?

Hydrangea. Gron. virg. 50.

E poi capita la fortuna che un’amica mi porti da una sua amica che è appassionata di ortensie, così che io scopro, altra fortuna, che le ortensie non solo solo un modello con quattro colori ma infinite varianti che, a volte, è addirittura difficile riconoscere come appartententi alla stessa famiglia.

I colori, poi, dipendono da mille fattori, dalla qualità della terra, dalla composizione, persino dai vicini, ovvero dalle piante accanto. Accompagnarsi bene è fondamentale in ogni contesto.

Addirittura un’ortensia bianca fatta a favo, sembra davvero quello delle api. Per poi passare a quelle ancor più strane, con un colore e una forma all’interno e una del tutto diversa all’esterno. Ogni anno, mi dicono, come per le rose ne vengono proposte nuove varianti, frutto di incroci continui. Alcune durano, altre no.

Ne sono davvero uscito ebbro, di tanto colore e bellezza. Grazie.

il CML

Trovate eccitante un fronte caldo che sfiora un’isobara? Il meteo è la vostra passione e cliccate refresh ogni cinquanta secondi per sapere se pioverà tra le 14:23 e le 14:28 di oggi? Se avete la fortuna, stavolta sì, di essere lombardi, ho una cosa per voi: il Centro Meteo Lombardo.
Il CML è un’associazione culturale per la promozione dello studio della climatologia che si occupa, tra l’altro, delle previsioni del tempo sulla Lombardia. Utilissimo il loro radar delle precipitazioni, mi ha salvato molte volte da docce intense in motoscurreggia, utile il loro sito e i servizi offerti ma la cosa migliore per cui vale la pena seguirli è il loro canale telegram.
Stante la loro ottima condotta – non inviano nulla dopo le 23, scrivono solo in caso di avvisi urgenti etc. – i testi sono spassosi: «Good Morning, Val Cambogiana» è il saluto dell’altro ieri (in Lombardia fa particolarmente caldo in questi giorni), non male anche la dissuasione di ieri con «sia chiaro: mettetevi il cuore in pace perché tanto domattina sarà ancora più caldo e afoso di oggi» e la previsione cronologica come si trattasse dell’arrotino in bicicletta, «Orari? Teoricamente dalle 20 alle 23, ma molta attenzione perché in questi casi in cui la forzante è relativamente debole non è possibile stabilire orari precisi. Potrebbe anche tardare un po’».
Non sono concisi, questo no, anche perché a volte non li si sente per parecchio, per fortuna allegano sempre anche un’immagine spiegona:

Ma, come ho detto, i testi restano il meglio. Come la memorabile chiusa dell’altro ieri:

La cosa meravigliosa di questo ennesimo pippone è che il meteo ha sempre e comunque l’ultima parola, quindi stasera – per capriccio – potrebbe anche non combinare nulla. Tuttavia l’eccezionalità delle condizioni al contorno ci (vi) impongono la massima attenzione.

Che dire? Grazie, CML. Diffondo e sostengo, chinandomi deferente.

vette altissime di politica italiana: il caso Bugliano

Andrea Bocelli, il cantante lirico non vedente chiamato a cantare in una piazza Duomo deserta a Milano durante il lockdown, ha dichiarato qualche giorno fa, al fianco di Salvini: «Io conosco un sacco di gente, ma non ho mai conosciuto nessuno che fosse andato in terapia intensiva, quindi perché questa gravità?».
In risposta all’improvvida dichiarazione del cantante, il sindaco di Bugliano, dott. Fabio Buggiani, ha comunicato che la cittadinanza onoraria conferita ad Andrea Bocelli è stata ritirata. Ecco la lettera:

Apriti cielo, i leghisti danno di matto. La Padania, per esempio:

Il caso monta e io, come molti altri, sono a dir poco estasiato. Perché quell’accenno del sindaco, dott. Fabio Buggiani, al «convegno di idioti» e la decisione, elegante, di cambiare la serratura piuttosto che chiedere indietro le chiavi della città a Bocelli, sono vette irraggiungibili di genio.
Ma niente a che vedere con il genio ancor più grande: Bugliano, serve dirlo?, non esiste. E ora chi lo dice a buona parte della stampa italiana e soprattutto ai leghisti? E poi: si deve dimettere il sindaco di Bugliano, dott. Fabio Buggiani?

laccanzone del giorno: Pink Floyd, ‘San Tropez’

Pubblicata nel 1971 in Meddle, San Tropez è una meraviglia di poco più di tre minuti che c’entra poco non solo con il disco ma, anche, con quanto fatto in generale dai Pink Floyd, sia dal punto di vista musicale che di contenuti. Forse proprio per quello spicca ai miei occhi, parrebbe quasi un divertissement, e probabilmente lo è: Waters la scrisse durante un soggiorno in Costa Azzurra, appunto, I’m drinking champagne / Like a good tycoon, sostanzialmente annoiandosi e criticando l’aspetto turistico e lussuosetto del luogo, poi arrivò in studio con la canzone pronta, cosa che non era in uso in un gruppo abituato alla collaborazione, e se la suonò e la cantò. Sebbene sembri di una semplicità disarmante, è un po’ il suo bello, a causa della melodia accattivante e circolare, ha alcuni elementi più complessi, tra cui i due assoli, quello al piano pare improvvisato e, in effetti, è abbastanza di genere. Ha una sua piccola perfezione che io apprezzo molto. Cosa piuttosto curiosa, per un disco dei Pink Floyd, in Meddle le canzoni eterogenee sono ben due, l’altra è ovviamente Seamus. Che, però, è più vicina ai suoni e allo stile del gruppo, latrati compresi.

Serve poi sfatare una cosa: non vi è alcun riferimento a Rita Pavone, nonostante lei lo vada dicendo da cinquant’anni. Il motivo è una discutibile assonanza con il verso «later by phone» e molto probabilmente l’origine della cosa è da far risalire a una pubblicazione di quegli anni. Rita Pavone si sarebbe quindi limitata a riportare molte volte la notizia negli anni per promozione personale, come peraltro fa spesso entrando in polemica con artisti e gruppi ben più grandi di lei, vedi Pearl Jam di recente. Recidiva. Il bello è che c’è pure chi le dà corda, vabbè.

Trostfar, gentilmente, raccoglie tutte leccanzoni in una pleilista comoda comoda su spozzifai, per chi desidera. Grazie.