temo che il Levium non ce la farà

Nel gennaio scorso riportavo brevemente una proposta della rivista Nature di battezzare uno dei quattro nuovi elementi chimici ‘Levium‘, ovvero l’elemento di Primo Levi.
Proposta meravigliosa e condivisibile da ogni essere umano dotato di testa pensante, dicevo io, così da non ripetere gli obbrobri di germanio, francio, scandio, americio e californium e celebrare il fatto che «Levium potrebbe significare che la tavola periodica è per tutta l’umanità». E, invece, ieri sono state rese note le proposte ufficiali:

  • l’elemento 113 potrebbe chiamarsi nihonium (Nh), da ‘nihon’ la parola giapponese per indicare il Giappone;
  • l’elemento 115 moscovium (Mv), ovviamente in omaggio a Mosca che, secondo le motivazioni, ospita il Joint Institute for Nuclear Research;
  • il 117 tennessine (Ts), orrendo, in nome del Tennessee che è sede dell’Oak Ridge National Laboratory, della Vanderbilt University, e della University of Tennessee at Knoxville, posti importanti nella ricerca di elementi superpesanti;
  • l’elemento 118 oganesson (Og), infine, dedicato a Yuri Oganessian, lo scienziato 83enne dell’Istituto russo di ricerca nucleare di Dubna. Vivente.

Dai, Iupac, perdio, un po’ di coraggio, su. ‘Levium‘, ‘Levium‘, ‘Levium‘, ‘Levium‘.
E che cazzo, su.

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Panigotto da Vinegia

«Un sol grido un solo idioma: scapòma!», lo ricordo sempre.

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Lino Toffolo era una persona gentile, di quelle che non si notano troppo ma ci sono.
Memorabile, tra le altre cose, anche il dialogo in cui – come Panigotto – traduce le risposte del presunto infedele Rozzone:

Brancaleone: Parla cane!! Addove trovasi Gerosilemme?
Rozzone: Non sape! Lo posto più vicino è Scatorchiano!
Panigotto: Ha ditto che lo posto più vicino è Scatorchiano.

«in un’epoca di ridondanze so di muovermi in controtendenza»

Oggi è morto Gianmaria Testa, prima ferroviere e poi musicista. Un disco suo è stato per molto tempo nella mia radiola, Extra-Muros, era la metà degli anni Novanta ed era un bellissimo disco. Testa era un caso stranissimo, adorato a Parigi quasi come Conte – poteva fare due settimane di fila all’Olympia come niente – poco noto in Italia, sia per il genere non facilissimo sia per la sua natura schiva.

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Non a caso durante un concerto si rivolse così al pubblico: «Vi prego, non urlate… non riesco a suonare così. Io non sono un urlatore». Un’altra testa bella che se ne va, pure giovane. Mi spiace molto, anche in questo caso.