abbiamo ucciso Aleppo

Secondo wikipedia, «Aleppo è la città più popolosa della Siria, con 1.900.000 abitanti. (…) È una delle più antiche città del mondo abitata ininterrottamente dall’antichità. (…) È patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 1986. Nell’anno 2006 Aleppo è stata la prima città a fregiarsi del titolo di “Capitale culturale del mondo islamico”».

Ed ecco un bello sguardo complessivo, su come era e come è ora:

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Oggi Aleppo è, di fatto, una città abbandonata dai civili, tutti scappati come profughi. Ci volevamo noi, uomini e donne del ventunesimo secolo, per farla morire. Le foto sono di Hannah Karim.

è appeso lì, a quella forca… (Elie Wiesel)

Oggi è morto Elie Wiesel.

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Deportato prima ad Auschwitz e poi a Buchenwald, non saprei come definirlo se non come «testimone». Sopravvissuto, certo, ma fu principalmente, con Levi e tanti altri per nostra fortuna, il testimone dell’Olocausto. Subì anche tutte le sindromi del sopravvissuto, la vergogna, il timore di non essere creduto, il rifiuto di scrivere, tutto quanto. Poi si decise, scrisse La Notte, «Un di velt hot geshvign» («E il Mondo rimane in silenzio»), un editore coraggioso lo pubblicò e nessuno lo volle né lo lesse. Ci vollero alcuni anni perché diventasse uno dei testi di riferimento dell’abominio nazista, Orson Welles si fece avanti per acquisirne i diritti e Wiesel rifiutò.
Io non so se qualcuno raccoglierà la mia indicazione, ma come consigliavo con Auschwitz, ovvero di andarci per sé stessi, non per la memoria o per altro, anche qui io consiglio la lettura de La Notte: farlo per sé, per essere persone migliori e più consapevoli.

non chiamarmi Bambino! Ah no? E come dovrei chiamarti? Non chiamarmi proprio.

Che meraviglia quando Bambino diceva a Trinità:

Ma non hai uno scopo nella vita? Fai qualcosa… ruba del bestiame… assalta una diligenza… rimettiti a giocare, magari… una volta eri un ottimo baro! Ma fa’ qualcosa.

Un’isoletta greca nella fine degli anni Settanta (ma quante cazzo di isolette…) io, piccolo, dopo giorni e giorni di isolamento dal genere umano – famiglia di camperisti, si capisce – venni pietosamente portato nel paesello per l’evento del giorno, del mese e forse anche dell’anno: il cinema in piazza. Un film in greco, chiaramente, ma con incredibile mia fortuna fu un film con Bud Spencer e Terence Hill, forse Pari e dispari.
Fu bellissimo: io, un vero loro devoto, risi dall’inizio alla fine (come peraltro faccio tuttora). La faccenda del greco si rivelò del tutto irrilevante, perché il film funzionava perfettamente anche così; il che a me pare ancora oggi indice di grandezza.

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Mi spiace, mi mancherà molto, aveva un suo modo un po’ infastidito proprio divertente: «È il Signore che vi manda da noi». «No, passavamo di qui per caso».
(E poi assomigliava al mio babbo).