“total hypocrite”

Il vicepresidente Biden? “Not very bright”.
Bill Clinton? “Highly overrated!”
Il presidente Obama? “Perhaps the worst president in the history of the United States!”
Ma non solo politica: Samuel L. Jackson? “Does too many TV commercials – boring”. E non solo persone: Britain? “Trying hard to disguise their massive Muslim problem”. China? “Terrible!”

E così via: sono tutti gli insulti di Trump in campagna elettorale. Il New York Times ne ha fatto una strepitosa pagina, con i singoli collegamenti agli articoli. Memorabile.

161026-nyt

Due persone definite “ipocrite” da Trump: Paulina Vega (“hypocrite”) e Neil Young (“total hypocrite”). Capisco Young, cantautore solido dalle convinzioni profonde e avverso a Trump, ma perché prendersela con un ex-Miss Universo? Perché, Trump? Non lo sa che poi piangono e perdono la bella pelle?

Marocco 1971 (e 2007)

In un viaggio da studente in Marocco, Gabriele Basilico fece – come ogni turista fa – delle fotografie. Nel cassetto per decenni, sono diventati un libro: Marocco 1971.

114357457-34b1daa2-e918-402b-b2e2-65b2c7eaeefd 114444880-d6c3b9dd-8389-4492-ae9e-6170c44a5617 122549618-e1e63757-d324-4b97-b3f7-c7cca3d6cc5d

Sono le prime prove di quello che sarebbe diventato un ottimo fotografo.
Io in Marocco ci sono stato nel 2007 e ho fatto anch’io qualche fotografia, niente a che vedere. Non era un progetto, era solo un viaggio. Viaggio che comunque consiglio a chiunque, vedere in particolare Marrakech, ovvio, fare colazione sul tetto di un rihad guardando le cime dell’Atlante, poi prendere una corriera e andare a vedere l’oceano, fino a Essaouira (seconda foto qui sotto). Memorabile.

030-jemaa-el-fna-marrakech 206-essaouira 284-suq-marrakech

Ed era gennaio, ogni stagione è buona.

siesta video platform (taking siesta to next level)

C’era un tempo in cui si pranzava a casa, dopo scuola, e subito dopo si guardava la tv. E in pochi minuti si dormiva alla grandissima. O la domenica pomeriggio d’inverno. O i bei tempi in cui per gioventù ci si addormentava ovunque. Nostalgia?
Ora c’è:

napflix-logo

Ovvero la Siesta Video Platform (per i non-anglofili, il nap è il pisolo): una serie di programmi gratuiti di squisita fattura, che trattano argomenti di grande interesse con piacevole successione che ci terranno attaccati – tutti – alla tv.
Svegli? Forse, magari. Chissà.

Programmi sulle meraviglie della natura, per esempio:

161025-napflix-02161025-napflix-08161025-napflix-21

Eccellenti documentari sulle cose più interessanti della nostra vita:

161025-napflix-04161025-napflix-05161025-napflix-10

Programmi sulle belle attività del tempo libero:

161025-napflix-06161025-napflix-15

Senza dimenticare, ovviamente, il grande sport:

161025-napflix-07161025-napflix-14161025-napflix-19161025-napflix-22

E i grandi eventi della cultura e dei popoli del mondo:

161025-napflix-11161025-napflix-23161025-napflix-26

La moda, il costume e la tecnologia:

161025-napflix-17
161025-napflix-12161025-napflix-16

La scienza, ovviamente, e l’istruzione:

161025-napflix-25161025-napflix-20

Se nemmeno dopo tutto questo siete riusciti a dormire, allora ci vogliono i grandi classici. Un bel camino scoppiettante (tre ore, dico tre ore di fiamme):

161025-napflix-13

Una romantica candela nel buio:

161025-napflix-09

Il classicissimo nonché insuperabile monoscopio, che abbatterebbe chiunque:

161025-napflix-18

E se nemmeno così, allora un bel timer con conto alla rovescia di dieci, dieci!, ore:

161025-napflix-03

Tutte queste delizie sono sulla nuova piattaforma.
(Un plauso al genio di due pubblicitari spagnoli, @uvedetena & @francbonet) Taking siesta to next level!

solo una minuscola parte dei nostri lettori ci sostiene

161025-wikipedia

Oggi è quel momento dell’anno nel quale, in attesa del buio invernale e che la polenta sciolga le brine prima di migrare, Jimmy Wales si affaccia e chiede denaro per Wikipedia.

l'appello italiano

l’appello italiano

Perché è giusto: i servers costano, i lavoratori pure, l’elettricità anche, le spese legali non parliamone eccetera eccetera. Quindi, stamattina come ogni anno ho frugato nelle tasche e scucito qualche soldo in favore di Wikipedia. Perché è il sito che leggo di più, almeno una o più voci al giorno, non ci scappo.

Alcuni mesi fa il Washington Post ha pubblicato un articolo di Caitlin Dewey dal titolo «Wikipedia has a ton of money. So why is it begging you to donate yours?», nel quale si chiede come mai Wikipedia, che raccoglie abbastanza facilmente i 23 milioni e mezzo di euro annui necessari al proprio funzionamento, usi dei toni così drammatici per incentivare le donazioni. Infatti, Wikipedia scrivendo nell’appello «Se credete in Wikipedia, per favore aiutatela a sopravvivere e a crescere» dà ovviamente l’idea di essere sull’orlo dell’abisso, in perenne situazione di estrema difficoltà, a rischio sparizione.
Non pare sia così: infatti, la raccolta di fondi di Wikimedia – la fondazione a monte di Wikipedia – è in crescita ed è ben al di sopra della soglia di sopravvivenza:

161025-wikipedia02

È pur vero che Wikimedia è molto cresciuta negli ultimi anni, i dipendenti per esempio sono passati da tre a duecentoquaranta, con un evidente incremento dei costi, e assume ancora, ed è altrettanto vero che qualsiasi organizzazione non profit deve cautelarsi dai rovesci accumulando fondi-paracadute per ogni evenienza. Le critiche alla Fondazione, comunque, non si placano da parte di alcuni wikipediani che sostengono la natura volontaristica dell’enciclopedia online, che di soldi in banca non dovrebbe averne proprio.

Io sono di avviso diverso. Sono ben contento se le finanze della Fondazione sono in salute, sono ben contento che sia in crescita, mi frega poco o punto se pagano o meno la palestra ai dipendenti (cosa peraltro in voga in tutte le companies della Silicon Valley, per cui…) e valuto ciò che faccio io: ovvero, uso spessissimo l’enciclopedia, le risorse di immagini, talvolta contribuisco, il tutto gioiosamente aggratise. È giusto, quindi, se contribuisco un poco, economicamente, allo sviluppo e alla crescita del progetto (e mi sento meno in colpa quando leggo beato della megistocera). E se i toni della raccolta fondi sono un po’ drammatici mi sta bene, alla fine se avessero toni rosei e soddisfatti i soldi raccolti sarebbero, probabilmente, parecchi di meno.

al Village, e dove se no?

Un attimo prima o dopo il momento che (quasi) tutti ricordiamo.

161017-bob-dylan-freewheelin

Bella foto anche questa, nel genere outtake. Confrontando la copertina, questo è un attimo prima, era il febbraio 1963, Suze Rotolo era appena tornata dall’Italia e la fotografia fu scattata da Don Hunstein. Il posto, se qualcuno è curioso, è all’angolo tra Jones Street e la West 4th Street nel Greenwich Village, grossomodo qui.

161020-bob-dylan-freewheelin

Qui alcuni altri posti di copertine piuttosto note.

era il 1892 e si assenziava

Tra le persone che non avevo mai visto in faccia, una è certamente Paul Verlaine. Mi è però capitata oggi in mano una fotografia del poeta al Café Procope a Parigi, nel 1892, mentre beve dell’assenzio, allora di gran moda.

161020-verlaine

Famosissimo, il Café offriva da più di duecento anni in esclusiva con patente reale: acque gelate (sono le granite), gelati di frutta, fiori d’anice, fiori di cannella, frangipane, gelato al succo di limone, gelato al succo d’arancio e sorbetto (di loro invenzione) di fragola.
Ci sono passati tutti, se mancate all’appello siete ancora in tempo: 13 rue de l’Ancienne Comédie, Paris ovviamente. Anche se oggi ha un aspetto un poco diverso e quell’abitudine tremenda dei parigini di appiccicare i tavoli l’uno all’altro, vivaddio: non si passa.

161020-verlaine-procope

Adesso è di fianco a un locale che si nomina: «In pizza we trust». Senz’altro.
(La fotografia di Verlaine si trova al museo Carnavalet, sulla storia di Parigi).