assurdità australiche

L’Australia è così assurdamente grande (qui avevo fatto una sagace comparazione con l’Europa) che le distanze non rispettano il buon senso. Perth, per esempio, che è la capitale dello stato australiano dell’Australia Occidentale ed è gemellata con Lucca, dista da Sidney, che è la capitale del Nuovo Galles del Sud ed è gemellata con Firenze e Milano, ben 3.308 chilometri. Distanzona.

Ma Perth, che è sempre la capitale dello stato australiano dell’Australia Occidentale, dista da Giacarta, che è la capitale dell’Indonesia e non è gemellata con città italiane, solo 2.997 chilometri. Distanzona meno meno.

Nessun buon senso in questo, Perth è più indonesiana che australiana, a voler usare il righello. Mattate australiche.

laccanzone del giorno: Courtney Barnett, ‘An illustration of loneliness (sleepless in New York)’

Mi ripeto: è bravissima. Courtney Barnett, l’ho detto alcuni post più sotto. Tra i singoli notevoloni che il suo primo disco ha prodotto, questo gira da me a rotazione continua:

Il video non è stato girato, solo audio. Ma devi essere certamente una scrittrice e una cantante fuori dal comune se decidi di scrivere e riesci a cantare una cosa così: «There’s oily residue seeping from the kitchen / It’s art-deco necromantic chic, all the dinner plates are kitsch with / Irish Wolf Hounds, French baguettes wrapped loose around their necks / I think I’m hungry, I’m thinking of you too». Volume, per favore.

lo spazio (tanto) per mettere le cose

Dunque: l’app non è che funzioni al meglio, il client su PC ‘nsomma, l’interfaccia web pure, le procedure di condivisione di un file sono piuttosto macchinose e due volte su tre danno errore, le interfacce sono piuttosto spartane e mediamente poverelle, in sostanza: i competitors, almeno alcuni, sono parecchio avanti rispetto a loro.
Però, però, ecco il però che dà il senso alla cosa: 10 TB di spazio online alla modestissima cifra di cinquanta euri all’anno. Proposta molto succulenta.

Inoltre, una funzione interessante: il client su PC richiede, come al solito, una cartellona-contenitore per la sincronizzazione, niente di nuovo. Però si può selezionare su qualsiasi cartella la funzione backup, aggiornabile in automatico ogni giorno/settimana/mese, e via, backup messo in saccoccia. Ovviamente poi da app o da client non è che ci si possa fare molto con quei files ma è, ed è giusto così, un backup.
Un’offerta cloud a mediobassa resa ma talmente a costo risibile da risultare molto molto interessante per lo stoccaggio di cose. Chissà perché non ci investono di più, misteri delle strategie aziendali. Ma tant’è: preso.

temiamo le reazioni delle masse (Godzilla o King Kong?)

Suggerisco una lettura che, finalmente, rivela i segreti più segreti, i misteri più misteriosi, le bugie più bugiose e gli inganni più ingannosi:

Sì: Ufo e Vaticano. Mondadori, mica paglia. La foto in copertina, d’altronde, è inequivocabile: «Ma non è più possibile ingannare la gente*». No, perdio, no: non è più possibile, la ggente non è stupido, la ggente sapevalo. «Da tempo immemorabile la Terra è visitata da intelligenze superiori ed estranee*», non fuga dei cervelli, quindi, vengono pure copiosi i pazzi; «Le Autorità, a difesa dello status quo, volutamente ignorano o negano i fatti, temendo le reazioni delle masse di fronte alla realtà che non siamo soli nell’universo*»: tipo? Farsi rapire a scopo sessuale? Riunirsi in un luogo di culto e venerare un’entità superiore in attesa che si manifesti per salvarci? Ma chi ha davvero compreso questa cosa degli UFO «è la Chiesa, che dagli anni Cinquanta ha discretamente cominciato a preparare i fedeli a una nuova realtà teologica e storica*» ed è, dunque, all’avanguardia.
Nei volumi successivi: Muffa e CIA; L’attrezzatura da arrampicata sportiva e i Residenti in Lussemburgo; Il Websteroprion armstrongi e l’Unione Europea.
(*: citazioni dalla quarta di copertina).
A proposito: è più forte Godzilla o è più forte King Kong? (cit.)

con la cultura non si mangia (a cosa serve davvero Google maps)

Com’è noto, Google maps utilizza le fotografie degli utenti per illustrare i luoghi segnati sulle proprie mappe. Non solo, anche le recensioni, le risposte, l’aggiunta di luoghi, la modifica e l’inserimento di informazioni e tutto quanto di proprio gli utenti, liberalmente, decidono di devolvere a favore di Google.
Attivando l’opzione di contribuzione, è possibile caricare fotografie su Google maps: impressionanti gli algoritmi di individuazione, che non ne sbagliano quasi una e se lo fanno lo fanno di cinque metri, e impressionanti gli algoritmi che identificano una buona foto e fanno partire la richiesta di caricamento. Poi Google blandisce con gagliardetti di guide ed esperti e, intanto, incamera tutto, golosamente.

Per provare e capire come funziona, ho aderito al programma: sono Local Guide di livello 3 (esticazzi) e ho diritto, credo, a una spilletta virtuale o una cosa così. Comunque, ho caricato alcune fotografie lo stesso giorno, tra cui una di un luogo in cui mangiare in superprovincia e una del più famoso e meglio conservato monumento di epoca romana esistente.
Ecco le statistiche di visualizzazione delle due fotografie:

Certo, del Pantheon ci sono più foto, vero. Ma il che spiega senza dubbio a cosa serve davvero Google maps. E qual è la nostra ossessione nazionale.