Ed è anche senza fili!

Che bella, la tecnica.
Ed è anche senza fili!

Che bella, la tecnica.
Andria Darius Pancrazi, che è uno che di foto così ne fa parecchie, infila una serie di geometrie davvero notevole. Sembra la copertina di un disco mai uscito, si potrebbe dire Pink Floyd se ci fosse un tizio in fiamme, oppure Supertramp.

Ne fa un sacco, di case rosa.
Interessante come sempre l’indagine di fine anno del Sole 24 ore sulla qualità della vita nelle città italiane. Ma vogliamo parlare della visualizzazione a ruota? Eccezionale.

Non voglio mai più vedere una classifica a lista.
E sono cinquant’anni anche dai funerali delle vittime di Piazza Fontana.

C’erano duecentomila persone in piazza Duomo, quel giorno.
E quella sera Pino Pinelli sarebbe precipitato da una finestra in questura.
Strepitosa anche la fotografia, oltre alla marcia dei sindaci in sé.

Foto di Andrea Cherchi
Per chi non ne fosse al corrente, cito: «Migliaia di persone a Milano hanno partecipato alla “marcia dei sindaci” contro l’odio, organizzata dal comune di Milano con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), le Autonomie Locali Italiane (ALI) e l’Unione Province Italiane (UPI) per mostrare solidarietà e vicinanza alla senatrice a vita Liliana Segre».
Ancora meglio lo striscione, commovente:

Foto LaPresse – Mourad Balti Touati
Per fortuna.
Spiace, al contrario, decretare la fine delle sardine.

Perché quel memorabile 2009 è ancora tra noi: «Il Pd non è un taxi su cui chiunque può salire. Se Grillo vuole fare politica fondi un partito. Metta in piedi un’organizzazione, si presenti alle elezioni e vediamo quanti voti prende. E perché non lo fa?». Ops.
Dopo il quarantottesimo, il quarantanovesimo era probabile che sarebbe successo: il cinquantesimo dodici dicembre.

Questa sopra è piazza Fontana, ossia la Banca nazionale dell’agricoltura, poco dopo lo scoppio. Poi ci sarebbero stati gli anarchici, Valpreda, la questura, Pinelli, Guida e Calabresi, il volo dalla finestra, i depistaggi e un incubo che oggi compie cinquant’anni.

Giuseppe Pinelli, se non l’avete mai visto. Sua moglie, Licia Pinelli, ha parlato forse due volte in questi decenni, si è però lasciata convincere da Piero Scaramucci a lasciarsi intervistare a lungo, Una storia quasi soltanto mia, per raccontare la propria storia. Una storia quasi solo sua, come dice giustamente il titolo, sia perché la famiglia era la sua, distrutta, sia perché Licia e le due figlie furono lasciate da sole dalle istituzioni e, non bastasse, insultate dalle volgarità e dalle falsità dette su Pino, fino ai nostri giorni. Un libro ricco di storia e di umanità, ne parlavo qui e mi sento di dire che andrebbe letto.

Oggi ci sono finalmente delle placche in piazza Fontana che dicono chi è stato a mettere la bomba: Ordine nuovo. I fascisti. Cinquant’anni per trovare il coraggio di metterle. Il sindaco Sala ha chiesto scusa alla famiglia Pinelli, che è un gesto dovuto da moltissimi anni.

Continuiamo a fare memoria, soprattutto ricordando chi era dalla parte giusta e chi da quella sbagliata. E chi ancora oggi lo è.

Fino al 20 dicembre, alla Casa della Memoria di via Confalonieri 14 a Milano è esposta la mostra fotografica “17 graffi. Piazza Fontana 50°”, che ricorda le diciassette vittime della strage con gli oggetti ritrovati nella banca. Perché ogni cappello, ogni ombrello, ogni cappotto era una persona.
Il nuovo trailer di The new Pope, in uscita a gennaio.
A occhio, direi che il rischio che sia una completa sorrentinata (vedi Loro) non pare essere più un rischio.

Vedremo, lo young Pope era notevole, a parer mio.
Apre il Vernacoliere, che iddio lo preservi sempre, e Salvini di rimbalzo commenta:

Non mi capacito. Ha forse una barriera architettonica nella testa? È forse caduto e ha mancanza di memoria recente? È spiritosissimo e io continuo a non capirlo? Mistero.



E potrei andare avanti davvero a lungo.
Ieri sera, la prima della Scala. Non che la Tosca mi faccia impazzire ma alcune scenografie mi sono piaciute, nonostante domenica mattina Ricordi (credo fosse lui all’apertura musicale) su Radio Popolare sostenesse che il regista è uno che non ha una sola idea.
Poco importa, io ero già soddisfatto per aver visto nel foyer Angelino Alfano sorridente e in buona salute. Ecco, questo mi rincuora, dopo una così lunga assenza e sono contento che il più grande genio politico degli ultimi anni (lo ricordo: ministro dal 2008 al 2018 in governi di segno opposto con una sola breve pausa in mezzo) stia bene.

No, facciamolo subito.