ah, Guccini

Che malinconia pensare che non ci sia.
Lo incontrai una volta, all’università, tenne una lezione in aula magna, lo avvicinai come non faccio mai con nessuno per ringraziarlo, come penso abbiano fatto molti, per ‘Autogrill’. Mi fece un sorriso e mi chiese: «per ‘Autogrill’?». Stupito penso più di me, studente universitario, che della canzone. In effetti, che ne sapevo, ancora? E mi feci autografare il libro che avevo in mano, il ‘De vulgari eloquentia’, questo lo divertì. Devo averlo da qualche parte.
Poi furono certamente concerti ma il punto è esserci cresciuto con, non insieme, nel senso che lui cresceva per i fatti propri, io no, anche con lui. Fondamentale nella mia formazione e composizione.

Determinante per me il decennio, suo, tra il 1978 e il 1987, con: ‘Amerigo’, ‘Metropolis’, ‘Guccini’, ‘Signora Bovary’. Un disco più bello dell’altro, consecutivi, e molte canzoni essenziali, per quel che sono ora: ‘Van Loon’, ‘Scirocco’, ‘Amerigo’, ‘Autogrill’ appunto, ‘Argentina’, ‘Bisanzio’, ‘Antenòr’, ‘Bologna’, quella perla che è ‘Black-out’, ‘Eskimo’ e così via, e tante anche negli altri dischi, diciamo ‘Il pensionato’ per dirne una sopra tutto e il suo Gozzano de ‘L’isola non trovata’, due. Certo, altri erano più sognanti ed evocativi, stimolavano certe corde del cuore, ma lui era poetico, colto, diceva chiaramente con la bella forma, sicuramente più vicino alle mie, di corde. E poi divertente, a sentirlo, ogni racconto una battuta, una chiosa, una trovata, anche se non passava per un burlone.

Una volta, in treno, guardando fuori dal finestrino scrissi mentalmente le mie personali ‘Croniche epafàniche’ nella mia lingua personale, proprio tutto un libro intero. Avrei potuto pubblicarlo in stazione. Poi me lo dimenticai, ricordando solo il momento e il sentimento. Come sempre. Non lo seguii più di tanto negli album successivi, ne avevo già molto di cui nutrirmi, né nella retorica del tempo perduto, aveva pur sempre alcune decine di anni più di me. Ma sentirlo parlare era sempre una gioia, una pietra miliare in tempi balordi pullulanti di scalzacani e mentecatti, persino il suo sconcerto mi produceva consolazione, beh, se lo è lui, figurati io.

E poi, santoddio, in certe pose assomigliava a mio padre, ogni volta un tuffo al cuore.
Che malinconia, Guccini. E grazie per ‘Autogrill’.

‘E andrà davvero, ed un suo luogo o una sua storia / Con tutti i libri che la vita gli ha proibito / Con vecchi amici di cui ha perso la memoria / Con l’infinito’.

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