Adoro i cinesi, spero non imparino mai davvero la nostra lingua.

Adoro i cinesi, spero non imparino mai davvero la nostra lingua.

Tolino, nonostante il nome, è un ereader superiore agli altri per un motivo principale, almeno per me: esporta in automatico in un file di testo tutte le evidenziazioni e le note create man mano nella lettura, inserendole in ordine cronologico e aggiungendo l’intestazione della fonte. Meraviglioso.
Potrà parere poco ma per me che prendo note sui libri per poi scriverne qui è a dir poco fondamentale.
C’è un modo, però, per attivare una funzione simile anche in Kobo, più o meno su tutti i modelli. Ecco come:
[FeatureSettings]ExportHighlights=true
A questo punto, se il tutto è stato fatto correttamente, sarà disponibile un’opzione ulteriore nel Kobo: tenendo premuto su un libro nell’elenco dei titoli sarà possibile esportarne le annotazioni.
Notazioni negative rispetto alla funzione in Tolino: Kobo chiederà ogni volta come salvare un file ed è meglio fare un file diverso per ogni libro. Qualora si usi un nome di file esistente, Kobo sovrascriverà il file meno recente, di fatto cancellandolo.
Insomma bene ma non pari: visto che ormai non poco tempo fa Kobo ha acquisito Tolino, si spera che le cose migliori vengano mantenute di qua e di là. Nel frattempo, va bene così.
Mi scappa l’occhio sui titoli di coda di una cosa qualsiasi e trasalisco vedendo il nome di un nostro connazionale. Trattasi del nome da italoamericano di seconda generazione più bello di sempre, noddubbi.

Certo, se invece dei disegnini facesse le telenovelas o il porno, sarebbe davvero il massimo.
Buona parte del succo dei romanzi rosa sta nella copertina. È un fatto.
La fotografa Kathleen Kamphausen ha provato a ricreare la magia di alcune delle migliori copertine rosa con persone normali.
Il risultato è davanti agli occhi, tutte ottime senza aver perso nulla dell’intensità e dell’ardore iniziali.









E la migliore in assoluto, sotto la cascatona:

Se uno fosse nel 1995, mancasse poco a natale, si trovasse per ancor più fortuna a passare da Berkeley, meglio ancora al Community Theater, e per sorte strepitosa avesse pure almeno un biglietto per il Live 105’S Fifth Annual Green Christmas Concert, allora ecco cosa vedrebbe e chi sentirebbe:

Esatto: in ordine, Radiohead, the Rentals, Toadies, No Doubt, Love & Rockets, Garbage, Billy Idol, Jawbreaker, Sonic Youth e Oasis. Un bel programmino natalizio, invero. Difficilmente ripetibile per una serata.
Gli anni Novanta avevano sorprese musicali del genere.
Neil Leifer è un fotografo americano di sport: Sports Illustrated, Time, Life, poi quindici olimpiadi e quattro mondiali di calcio. E parecchia boxe.
Muhammad Alì incontrò Cleveland Williams all’Astrodome di Houston il 14 novembre 1966, vincendo per ko tecnico al terzo round.
Quando Leifer seguì Ali successe questo:

Una foto clamorosa, tanta simmetria e regolarità sono in realtà movimento, particolari ed elementi da osservare; l’attimo in cui scattare dura una frazione di secondo, Ali che alza le braccia e Cleveland al tappeto in posa perfetta. Incredibile.
La foto, a ben guardare, fu scattata alla fine del secondo round, visto che Cleveland è al tappeto. Alcuni sostengono che, per agilità, tecnica, rapidità, questo sia il miglior match di Ali.
Cleveland, poi, si ritirò subito dopo il match, per fare ritorno sul ring qualche tempo dopo. Molti, tra cui George Foreman e George Chuvalo, non esattamente signorine con lo smalto, lo definirono come un pugile coriaceo e duro da affrontare ma Ali lo sconfisse abbastanza facilmente. Fu un discreto massacro, a dirla tutta; in effetti, la differenza di dieci anni tra i due non era da poco. Ali dopo questo match avrebbe combattuto altre due volte prima della squalifica di tre anni, nel marzo 1967.
Un anno prima, Leifer aveva scattato un’altra foto incredibile di Ali, molto più famosa di questa, ovvero la fotografia perfetta di boxe: Ali in piedi sopra Sonny Liston a terra mentre gli grida di alzarsi e, nel triangolo formato dalle gambe di Ali in quell’istante, la faccia dell’altro fotografo di bordo ring, Scharfman, mentre assiste del tutto impotente con la macchina fotografica in basso, essendo dal lato sbagliato della scena. Fortuna.

Ed eccoli qui, tutti e tre: Ali, Leifer e la foto, vera protagonista.
Anche quest’anno, cioè alla fine di quest’anno, Balasso ha il suo messaggio:
Se fosse sfuggito, batte Mattarella di molto, sebbene anche lui quest’anno sia andato piuttosto bene. E noi sabato sera lo si va a sentire. Balasso, non Mattarella.
Quando un sessantatreenne in forma del Duemila ha la faccia di un trentasettenne affaticato dell’Ottocento.

Sto parlando del nuovo film biografico di Schnabel, Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, nel quale Defoe interpreta il pittore. E non superficialmente: “nel film dipingo davvero, tutte le volte che mi vedete con il pennello in mano lo sto effettivamente usando” racconta l’attore.
Di sicuro, riflettendo su come un attore con venticinque anni in più possa interpretare in modo credibile una persona ben più giovane, mi vengono in mente certi vecchi di campagna di quando ero piccolo io: senza denti, tutti storti, incartapecoriti, sembravano i nonni di Matusalemme. E a ripensarci oggi, probabilmente avevano meno di sessant’anni.
Vedi il caldo in casa, un medico e cibo in abbondanza l’effetto che fanno?





Le mappe sono una cosa meravigliosa. Disegnarle ancor meglio.
Scrive il signor Caleb Harris II:

Traduco per i non abbienti: «Pearl Harbor è stato un complotto, non era possibile per gli aerei giapponesi volare COSI’ lontano nel 1931. Svegliatevi, ritardati, e capite che il vostro governo vi ha mentito, il Giappone non c’entra».
In effetti è una lunga distanza per il 1931, dieci anni dopo, magari… È chiaro che si dev’essere trattato, dice Caleb Harris II, di un lavoro dall’interno, con aerei americani travestiti da kamikaze con gli occhi a mandorla a far da esca per scatenare la guerra contro il Giappone.
I fatti sono davanti agli occhi.