Accantonata la (brutta) esperienza Marino, è ora di ritrovare la bellezza.
Comincio subito con due fotografie all’uopo, penso.

Grazie a ms. A per la geometrica bellezza, ed ecco la mia:

Uff, va già un po’ meglio.
Accantonata la (brutta) esperienza Marino, è ora di ritrovare la bellezza.
Comincio subito con due fotografie all’uopo, penso.

Grazie a ms. A per la geometrica bellezza, ed ecco la mia:

Uff, va già un po’ meglio.
Non sono minimamente consapevole di ciò che ho scritto nel titolo e che ha guadagnato a due scienziati il nobel di quest’anno. So però che il laboratorio in cui hanno svolto le osservazioni è il Super-Kamiokande (qui sotto).
Meraviglioso. Si tratta di un osservatorio di neutrini di forma sferica (circa 40 metri di diametro), piazzato in una miniera giapponese a circa mille metri di profondità. La sfera contiene un ammasso di 50.000 tonnellate di acqua ultra-pura, circondato da 11.146 tubi fotomoltiplicatori e, per dare un’idea, un tubo fotomoltiplicatore non so a cosa serva ma costa circa 3.300 dollari.
La cosa bella è che, oltre a tutto, ci si può andare in canottino. Bella scienza.

La malizia è nell’occhio di chi la vede. O una cosa del genere, comunque io ce l’ho.
Accade perché è fatto così.
È quel momento dell’anno.
Come ogni anno io ho fatto la mia (piccolissima) parte per Wikipedia; siccome i servers, le linee, la corrente e tutto quanto costano parecchio invito chiunque a cacciare qualche soldino per un’ottima causa.
Io ho una motoscurreggia con cui affronto il traffico della mia città.
Finora non avevo mai preso in considerazione le gare con i motocosi perché, appunto, ho una motoscurreggia e non sarei certo all’altezza. Ora però che sono venuto a conoscenza del Malaysian Cub Prix so che ce la potrei davvero fare.
Io vado. Mi trovate in Malesia da marzo a novembre.

Muhammad Alì e Joe Frazier alla presentazione di “Thrilla in Manila”, nel 1975.
Qui, devo dirlo, la figura migliore la fa Frazier, non c’è dubbio. Ma vinse Alì, nonostante «the closest thing to dying».
In una anglochiesa mi hanno dato questo utile quiz per capire se sto procedendo davvero verso il paradiso.

Ho ovviamente risposto “dando soldi alla chiesa” ma la risposta vera, all’interno, era: «Nessuna di queste cose, andare in paradiso dipende dalla fede nel tuo cuore».
I’m on the way to the promised land / I’m on the highway to he… aven.
In questi giorni i protagonisti di I guerrieri della notte, film del 1979 memorabile per i ragazzi dei Settanta come me, si sono ritrovati a Coney Island per celebrare non si sa bene cosa. Eccoli:

Vabbè, l’importante è stare insieme. Comunque, spulciando i dettagli del film di allora mi pare che la cosa più rilevante siano i – meravigliosi! – nomi delle bande che scorrazzano per New York e si ritrovano al festone finale.
Fedele come sempre allo spirito di servizio vorrei qui offrire a chi potesse servire un elenco di alcuni nomi, mutuati dal film, particolarmente utili per chi volesse fondare una gang di ribaldi e teppisti, o ne avesse una senza nome e non uscisse dall’empàss.
Ecco i migliori e più paurevoli:
Ma i vincitori assoluti di questa speciale lista sono senza ombra di dubbio loro: The Xylophones. Tutto vero.

(dal tendone dei cartelli di Dismaland).
In merito a quanto detto qui sotto ieri, via con cinque di Totò:
adire alle vie letali
ai postumi l’ardua sentenza
impiegati sparastatali
malcostume mezzo gaudio
lettera omonima
e cinque di Ennio Flaiano:
saluti dalle pernici del Monte Bianco
si sono tutti alcolizzati contro di me
le zucchine mi piacciono trafelate
lo discuteremo in separata sedia
ha un completo di inferiorità