Oi oi. Ma dobbiamo proprio dargli la valigetta con il pulsantone della morte?

Certo che dopo Bush (1 e 2), siamo preparati. Però.


Decisamente la cantonata politica più grossa che io abbia mai preso.
Oi oi. Ma dobbiamo proprio dargli la valigetta con il pulsantone della morte?

Certo che dopo Bush (1 e 2), siamo preparati. Però.


Decisamente la cantonata politica più grossa che io abbia mai preso.
Ogni settimana, nel numero di Internazionale c’è un editoriale di apertura scritto da Giovanni De Mauro, sempre interessante. Nel numero 1184 (16/22 dicembre 2016) l’editoriale è di servizio e lo riporto, perché è utile anche se fa molta molta paura:

In giro per il mondo c’è un altro paese in cui si discute la formazione di un nuovo governo: gli Stati Uniti. I prossimi ministri saranno quasi tutti maschi, bianchi, anziani, molto di destra. C’è un discreto numero di miliardari (sommando la loro ricchezza personale si supera il pil di almeno cento paesi) e di generali in pensione (quasi una giunta militare).
Forse è arrivato il momento di fare conoscenza con alcuni dei protagonisti del nuovo governo di una delle nazioni più potenti del mondo.
Lo so. Non perdiamoci di vista.
Questa (al pari, forse, di svegliarmi una mattina a letto con Trump):

Come credo si colga dalla mia inserena espressione nella foto. Auguri.
No, anche se qualche giornale la vede piuttosto nera.

Un paio di reazioni di carta. Quantomeno saranno copie vendute in più, direi.
Perché se sei una persona vera, sei di certo non innocente ma innocentissimo.
Così la trascrizione letterale del fondamentale intervento di Antonio Razzi al momento della condanna di Berlusconi, agosto 2013:
«Perché è stato condannato? Il reato?… Ehm… In qualsiasi Paese del mondo il reato che viene accusato, perché è innocente, che è per questioni di… di… di dichiarazioni dei redditi… in Svizzera ad esempio non va assolutamente in galera! Il reato? Beh, tecnicamente io non sono un professore… reato di falsa… di redditi… quello, quello… io il giro di soldi non l’ho capito, per me è innocentissimo. Su qualsiasi cosa che noi parlammo, lui è innocente, perché è una persona vera».
E ciò è detto su qualsiasi cosa che noi parlammo. Il bel contributo proviene da qui.
Domanda: ma se uno non è una persona vera, che è? Una persona immaginaria?

Solo lei, la Clinton, poteva perdere (e perdere in questo modo).
Tocca prepararsi, tra le altre cose, a questo tizio qui sotto.

Per dirne uno.

Quella è DAVVERO la terra delle opportunità. ‘rcozzio.
Un diario, un racconto giorno per giorno dal primo agosto 2013 («Rigetta nel resto il ricorso del Berlusconi, nei cui confronti dichiara, ai sensi dell’articolo 624, comma 2, codice…»), il giorno della condanna, ai primi di ottobre, due mesi dopo, l’affidamento ai servizi sociali.

Come sempre accade, rileggere di fila tutti gli avvenimenti di un periodo fa molto più effetto: erano giorni schizofrenici, deliranti, faticosissimi, stupidi; plotoni di subumani a pretendere l’«agibilità politica» un giorno e la santificazione quello dopo, minacciando dimissioni di massa e la caduta del governo Letta a piè sospinto. Che poi cadrà, sì, ma da sinistra, peggio. E i subumani a defilarsi appena possibile, qualcuno al governo, qualcuno sotto le pietre in attesa di un nuovo padrone.
C’erano i deputati PDL che, per dirne una, si riunirono a Montecitorio per i saluti prima delle ferie estive (perché sì, è stato condannato: ma vogliamo saltare le ferie?) e un simpaticissimo deputato, Simone Baldelli, pensò bene di presentarsi vestito da donna per fare una ridicolissima imitazione della presidente Boldrini: si può vedere. Il clima e il periodo era quello, da piangere. E Baldelli, bravo lui, oggi è ben impegnato: vicepresidente della Camera.
Rileggendo e, quindi, ripensandoci, mi viene un pensiero, più che altro: mille, mille, mille e mille (e ancora mille) volte meglio questo governo, questo clima, questo dibattito politico, quest’aria. Che potrà non piacere Renzi, per carità, si potrà essere contro il referendum, e ci mancherebbe, ma quelli erano tempi davvero schifosi, con il paese sull’orlo dell’isteria continua, un piagnisteo e una sceneggiata continua. Grazie a dio oggi è passata. E chi dice il contrario non ricorda o non lo sa.
La notizia ha alcuni giorni: l’amministrazione comunale di Braunau am Inn, paese natale di Hitler, dopo svarianti tentativi di acquisto andati a vuoto, ha deciso di espropriare la casa natale del führer per poi abbatterla, così da non lasciare luoghi utili agli appassionati e nostalgici per le loro riunioni commemorative.

Superata la prima sorpresa per un qualsiasi austriaco che intraprende un’iniziativa antinazista (non sono sarcastico: l’anima austriaca all’interno del nazismo è sempre stata potentissima, da Hitler a Kaltenbrunner passando per una quasi entusiastica adesione all’Anschluss, per approdare poi a Kurt Waldheim), mi sono fermato a pensare: in fin dei conti la casa natale dovrebbe avere un’importanza relativa, visto che nessuna delle gesta che hanno reso Hitler quello che è stato si è compiuta lì (a parte delle energiche colazioni, ma forse nemmeno, vista la costituzione); piuttosto, gli edifici a Monaco, a Berlino, il nido d’aquila, che so che altro, insomma i luoghi di azione effettiva. E invece no – o meglio non solo – la casa natale per-noi-genere-umano riveste sempre grandissima importanza, perché tutto lì è cominciato e si è formato.
Ora non voglio sfociare nella psicologia da minimarket, per carità, mi colpisce solo l’importanza che diamo ai luoghi natii, rispetto ai luoghi dove poi, effettivamente, sono accadute le cose.
He’s a demagogue / Check out his rise / He’s fatally famous / He plays with my fears.

Ci sono anche i Franz Ferdinand con la loro ‘Demagogue‘ nel progetto ‘30 Days, 30 40 Songs‘.
Dai, che manca poco alla fine del pericolo. Di quello trumpico, almeno.