business idioti per il futuro

Mentre stavate separando l’umido dall’indifferenziato e cercando di comprare qualcosa senza plastica, i due allegri miliardari Bezos e Branson hanno giocato alla gitina nell’iperspazio buttando nell’atmosfera una cosa tipo 75 tonnellate di CO2 in dieci minuti. Best day ever.

«Grazie a tutti gli impiegati e i clienti di Amazon, il giorno più bello della mia vita». Spero che i dipendenti, nei dieci minuti di assenza, abbiano potuto almeno pisciare.

attentati alla libertà di pensiero dei cattolici

La segreteria di stato vaticana – tutte minuscole volute – interviene nel dibattito politico italiano e chiede la «rimodulazione» del ddl Zan, in discussione, così che «la Chiesa possa continuare a svolgere la sua azione pastorale, educativa e sociale liberamente», questo perché il ddl violerebbe «l’accordo di revisione del Concordato».
I punti in discussione, si scivola nel peggio, sarebbero il fatto che il ddl non esenterebbe le scuole cattoliche dall’organizzazione della futura Giornata nazionale contro l’omofobia – e ci mancherebbe! – e, non contenti, ai vertici della segreteria di stato esprimono timori per la «libertà di pensiero dei cattolici». Magnifica anche questa, grazie.

Ora. Il problema non è la segreteria di stato vaticana, che fa quello che dalla segreteria di stato vaticana ci si aspetta. Il problema non è nemmeno il concordato Stato-Chiesa, prima di Mussolini e poi rivisto da Craxi. Il problema è l’esistenza stessa del vaticano e del papato: nel 1849, con la Repubblica romana, li avevamo (ehm…) finalmente cacciati, avevamo una già allora magnifica Costituzione e tutto sarebbe andato per il meglio, se quei vigliacchi dei Francesi non fossero intervenuti e avessero interrotto l’emozione, riportando Pio IX al soglio e innescando la restaurazione. E con essa, la pena di morte, per dirne una.

Poiché, dunque, allora non andò bene, il problema di oggi è la dirittura della schiena politica, sociale ed etica del nostro Stato. Scarsina. Perché se fosse, allora la risposta agli interventi della segreteria di stato vaticana nelle faccende di un altro Stato sarebbe, se proprio, una sonora pernacchia, una bella risata e, piacendo, un corale vaffanculo.

Qualche parola dai sovranisti per l’ingerenza vaticana nelle nostre cose? Nessuno?

dategli una ‘G’

Lungotevere Aventino a Roma, oggi si inaugurava uno slarghetto stradale intitolato a Ciampi. Carlo Azeglio, purtroppo, non Piero. Presenti, dunque, i figli, Mattarella, Raggi, presidenti di Camera e Senato, si è fatta la cerimonia ma la targa non si è scoperta. Perché, motivazione ufficiale, «si è scheggiata nel montaggio».

Schegiata, se proprio.
Un impiegato, un marmista, un montatore, questa è la sequenza minima dell’errore. Ma lasciateli lavorare.

Aggiornamento:

non è ‘loro’

Cheppalle. Sempre troppo pochi che si prendano la briga di capire prima di parlare. Non importa chi sia, importa il concetto: Demi Lovato dice di sentirsi una persona non binaria e chiede di riferirsi a lei, d’ora in poi, con il pronome ‘they/them’ (“Demi Lovato identifies as non-binary and changes pronouns to they/them“). A questo punto, Demi Lovato la si può chiamare o no, who cares?, ma la richiesta resta valida.
Meno validi (euf.) i titoli giornalistici da noi (Demi Lovato: “Sono una persona non binaria, datemi del ‘loro’”, Deejay.it, Repubblica e un milione di altre testate) e i commenti conseguenti, tutti giù a ridere per quel ‘loro’ plurale. Peccato che non sia così, la traduzione è del tutto impropria, è un singolare neutro, il ‘singular they’, non potendosi utilizzare l”it’, riferito a cose o animali. Tutto qui ma in rete (giornali prima e social poi), intanto, infuriano le cretinate.

Cattivo giornalismo, cattivi lettori.
E questi sono i democratici e progressisti, vero Mentana?, che le cose le capiscono (avrei potuto citare decine di testate). Non che a destra sia meglio, ma guarda te il Giornale che combina:

Hanno provato a capire. Loro.

…tranne che alle tentazioni

Oddio, è forte, non potrei resistere se fosse davvero così: far sparire Mario Biondi ascoltando Radio Cremona International. Tralasciando i toni da protezionismo destroide di ciò che è nazionale, a prescindere, il concetto espresso da Biondi, peraltro soggetto coinvolto, presuppone un fatto: che la musica italiana sia buona e che la crisi che sta vivendo dipenda dal basso numero di passaggi in radio. Peccato non sia così.

La crisi è del sistema musica, i sottosistemi periferici ne risentono di più, e se poi, come è, la musica italiana è perlopiù molto, molto scadente, mal prodotta, priva di idee, ripetitiva e provinciale, allora davvero l’unico modo per tenerla in vita sarebbe ordinare l’autarchia musicale per legge. Libera nos domine.
Caro Biondi, la mia musica è quella di Capossela come quella di Gardel, di Lauzi come degli Who, di Guccini come dei Metric, di De Gregori come di Mozart, di sicuro la mia musica non è la sola italiana o, peggio, la tua perché siamo entrambi italiani. Fattene una ragione, fatevene una ragione e cominciate a pensare a musica migliore.
Quella è la via.