laccanzone del giorno: the Kinks, ‘Strangers’

Se i Kinks sono a livello degli Who, e lo sono, eccome se lo sono, allora ‘Strangers‘ sta a livello di ‘They are all in love‘: ovvero quelle dieci, quindici canzoni nella storia della musica – venti, dai – che procurano al cuore estasi, struggimento, dolore e insieme gioia, tantaggioja.

Se il testo di ‘Strangers‘ è un po’ più facile rispetto alla canzone degli Who, la melodia è più complessa e la voce di Ray Davies, praticamente i Kinks da solo, canta in quel modo che solo lui che pare stonato, che pare sopra o sotto e invece, accidenti, è proprio quello giusto.
Da Lola Versus Powerman and the Moneygoround, Part One, in molti si sono accorti di questa canzone nel tempo, specie nelle colonne sonore, e non c’è nulla di male, anzi: è sempre bello riascoltare e cantare insieme If I live too long I’m afraid I’ll die. Eccezionale, con l’inconfondibile batteria elastica che sta sotto a tutto il pezzo e, meraviglioso, chiude.

laccanzone del giorno: Noel Gallagher’s High Flying Birds, ‘Holy Mountain’

Il fratello Gallagher più furbo, e più bravo, è in uscita con il nuovo disco, come quell’altro. Uno dei singoli di lancio è questa «Holy Mountain» che sembra avere un po’ di cose fuori posto, il flautino Hohner i coretti da spiaggia californiana i fiati dens dens, e poi invece dopo tre ascolti tutto va a posto e diventa magia.

E via in auto a tutto volume, a fare u-u-uuuh, chissà come si incazza Liam adesso, non vedo l’ora. Il disco, Who Built the Moon?, esce a fine mese.

laccanzone del giorno: The Bloody Beetroots + Jet, ‘My name is thunder’

The Bloody Beetroots è un progetto musicale che adesso dirò delle inesattezze ma è italiano, porta la mascherella e fa musica pestazza spesso ignorante che a me piace perché sono spesso ignorante e pestazzo e l’hard rocche pestazza come spesso l’elettronica. Siccome il signor Bloody Beetroots è saggio ha deciso di unirsi ai Jet, uno dei miei gruppi dilettosi, per far su un pezzone pestazza che la batteria batte costante e si salta tutti insieme.
Raccomando, per carità, il volume adeguato così che da 00:48 il ritmo si senta dritto nel centro del cranio. Eccolo (ma è meglio sentirlo qui che pompa di più):

Buone notizie, dunque: i Jet sono per davvero di nuovo in giro e io non mancheròlli, Bloody Beetroots è in gran forma e ha appena smollato un disco truffa, per usar parole sue, in cui c’è anche la versione rock del pezzo di poco fa.
Insomma, tutto va bene.

la più bella del giorno (il disagio mentale)

Cito ma testuale testuale (I had a “punk phase” in the 90s):

Ivanka Trump: ‘Sono stata una punk, ho pianto quando è morto Kurt Cobain’

Oddio, muoio, da qualsiasi parte si guardi è impossibile senza morir dal ridere.
La perla è dall’autobiografia della madre Ivana, nelle migliori librerie.

L’irresistibile diffusione del (virgolette e corsivo enfatico) punk (chiuse virgolette e fine corsivo enfatico) nell’East side nei primi Novanta.

Io sono stato un dark e ho pianto alla morte di Freddy Mercury.

farò quello che devo fare. Canterò (un anno dopo)

Il 17 novembre, a un anno meno un giorno dalla sua scomparsa, la Daptone pubblicherà l’ultimo disco di Sharon Jones & the Dap-Kings, Soul of a woman.

Si tratta di un disco concluso a giugno 2016, registrato tra una serata e l’altra del tour, ed è un pezzo della discografia ufficiale di Sharon Jones & the Dap-Kings a tutti gli effetti: quando pensavo che non ci sarebbe stato più niente, ecco un regalo davvero inaspettato.
Niente potrà compensare il dispiacere per la perdita, niente mi toglierà quel sentimento triste che mi piglia ogni volta che ci penso, un altro disco potrà però portare altre idee, altre sensazioni, altri pensieri. Anche altri muovilculo, magari, dipende dal tipo di disco che sarà.
Il primo singolo estratto, lo riporto qui sotto, è «Matter of time» ed è completamente, totalmente, Sharon Jones, per fortuna. Con tutta la grazia di cui era capace, anche nei momenti, tragici, mi commuovo a vederla ridere e ballare, e mi dico che devo – ancora una volta – imparare. Son regali, regali veri.

Certo, bisogna superare la tristezza quando a 1:34 o a 2:20 si vede Sharon con Charles Bradley, scomparso pure lui di recente, ma in fondo è bello così: vederli sorridenti e felici di fare quello che amavano fare.
E dunque su: festa per il nuovo disco, già pre-comprato, e giù il cappello, ancora una volta, per la sublime Sharon Jones: l’unica che avrebbe potuto sedersi sulle nostre facce come e quando avesse voluto. Viva!