scienza da bar (telefonatemi, prima)

Un gruppo di eminentissimi scienziati si è rinchiuso per anni e anni in un laboratorio per ricostruire l’aspetto dell’uomo di Altamura, vissuto nel Pleistocene medio tra 172 e 130mila anni fa.
Hanno chiamato i fratelli olandesi Kennis, fra i più qualificati al mondo in ricostruzioni paleoantropologiche, che si definiscono “paleo-artisti”, ed ecco il risultato:

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Ineccepibile. Però, però, mi sovvien qualcosa… mmm… ‘spetta, cos’era? Mmmm.
Ma certo, eccolo, perché non mi telefonate prima?

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Sia chiaro che scherzo, signor Macete, signor Trejo, si scherza.
Fortuna che Macete vuole bene a tutti (e io, sinceramente, lo ammiro. Davvero).

l’incendio (…) che non si riuscirà più a domare

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E oggi sono trent’anni, anche se il 26 aprile del 1986 ancora non lo sapevamo.

Ci dissero, giorni dopo, di non bere l’acqua piovana, di bere solo latte a lunga conservazione confezionato prima del 2 maggio (il 2 maggio, sì!), di non mangiare verdura fresca a foglia larga. Ma non bastava, la Protezione civile – nel più completo deliquio di quei giorni – prescrisse di tenere le finestre chiuse e di uscire il meno possibile, di non usare i condizionatori. Sembra, a ripensarci tempo dopo, di leggere uno di quegli opuscoli del tempo della guerra atomica, che suggerivano di nascondersi sotto il tavolo in caso di scoppio di bomba termonucleare nelle vicinanze. Certamente.

Lo ricordo benissimo, ci consigliarono anche di non andare in giro con le scarpe slacciate, in particolare a noi ragazzini. Perché le stringhe avrebbero raccolto la radioattività.
Questo era il contesto in cui la popolazione italiana veniva protetta, non stupisce quindi che ancora oggi le notizie del disastro siano incerte e fumose: in quei giorni regnava il caos, non fosse stato per le rilevazioni svedesi ci avremmo messo molto di più a sapere.
Per chi volesse, il testo attualmente di riferimento è: Svetlana Aleksievič, Preghiera per Černobyl’. Oppure, meno recente ma concentrato sui fatti alla centrale: Piers Paul Read, Catastrofe. La vera storia di Chernobyl.

Da allora, e non credo sia una banalità dirlo perché è vero, non vedemmo più le cose nella stessa maniera.

I could be bounded in a nutshell, and count myself a king of infinite space

E ieri sera è stato Amleto.
Ma non a teatro: al cinema a vedere un teatro.

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La sontuosa messa in scena di Lyndsey Turner per il National Theatre Live va in scena a Londra da due anni ed è il più grande successo di pubblico mai visto nella storia teatrale della città. Il che, voglio dire, significa parecchio in una città che ha più teatri che cinema.

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Se è pur vero che la stella indiscussa è Cumberbatch, il miglior attore della sua (mia) generazione – stavolta lo perdono per essersi distratto e non aver fatto Sherlock – tutta la compagnia è di ottimo livello, in particolare le attrici che impersonano Ofelia e la Regina, a parer mio. Ma ciò che mi ha colpito è la scenografia e la messa in scena.

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Non è che a Londra abbiano dei teatri diversi dai nostri: assi, pareti mobili, un palcoscenico e attrezzi. Eppure Lyndsey Turner ha messo in scena, sullo stesso palco, sale da pranzo, campi di battaglia, terreni da duello, prigioni e campi aperti, modificando il tutto sotto i miei occhi semplicemente spegnendo una luce e illuminando altrove piuttosto che enfatizzando il cambiamento incoraggiandolo. Cose che io nei nostri teatri non avevo mai visto a questo livello.

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Tutto ciò va in scena da alcuni mesi a Londra e ieri sera è andato in diretta live broadcast dal teatro del Barbican, trasmesso nei cinema europei e del mondo, ovviamente in lingua originale con i sottotitoli. La regia della trasmissione è stata di tipo televisivo, più che teatrale, mantenendo però un approccio visivo da spettatore in sala, cosa che avvicina il cinema al teatro.
Il che dimostra che spettacoli di questo tipo sono diffondibili anche per vie non tradizionali e devo dire che il cinema è un ottimo modo, insomma esperimento riuscitissimo per le mie modeste esigenze di spettatore appassionato.
È stato davvero intenso ed emozionante.

trentaquattro anni a Poggibonsi

Scomodando una grande verità detta da qualche filosofo contemporaneo, ovvero che la verità nella carta stampata si trova soltanto sui tabloid scandalistici, ho finalmente la conferma della fattibilità dei viaggi nel tempo:

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Cosa che sospettavamo in tanti, peraltro, non solo noidelmovimentocinquestelle. A seguire, c’è da sperare che l’Italia chiami tra le prime il signor Visionista, così che la recessione vada quanto prima a fare in culo:

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E ora piani segreti, complotti veri, sangue nobile e congiure peccaminose, altro che appartamenti cardinalizi sottratti alle vecchiette:

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La fonte della mia informazione quotidiana.