Guardatelo prima che lo tolgano. Il mio ragazzo guida una fiat. È Ciao 2021, ne avevo parlato l’anno scorso, i russi fingono una trasmissione italiana e sono eccezionali. Potete anche offendervi ma, come dicono gli inglesi, face the reality.
Delle ottomila che potrebbero andare storte, le prime cose sono andate bene: il telescopio spaziale più potente di sempre è partito per la sua missione, ossia piazzarsi a 1,5 milioni di chilometri dalla terra, dispiegare lo specchio più grande mai visto nello spazio, composto da diciotto esagoni per convogliare le immagini, e cominciare a guardare nello spazio profondo. Poi aprirà uno scudo termico grande come un campo da tennis per ripararsi dal calore e mantenere la propria temperatura a duecentotrenta gradi sotto zero. Il James Webb Space Telescope, JWST, intitolato con poca felicità al secondo amministratore della NASA e non a qualche scienziata/o di merito, è uno scoppolone rispetto al meritevolissimo Hubble e permetterà cose mai viste prima. Ma dire che la cosa è complessa è dire poco, stiamo assistendo al risultato di venticinque anni di progettazione ed esperimenti, l’emozione è tanta.
Se tutto dovesse andare come previsto, il JWST permetterà di guardarci attorno per circa cinque anni, forse qualcosa di più, osservando gli eventi dell’universo più vicini al big bang senza le interferenze della terra. Poi, siccome è davvero molto lontano e non potrà ricevere né manutenzioni e, tanto meno, carburante, smetterà di funzionare. Ma se le ottomilamilioni di cose che devono andare per il verso giusto lo fanno, vedremo davvero cose inimmaginabili.
At 7:20am ET (12:20 UTC), the beginning of a new, exciting decade of science climbed to the sky. Webb’s mission to #UnfoldTheUniverse will change our understanding of space as we know it. pic.twitter.com/Al8Wi5c0K6
Due giorni fa c’è stato il solpizzio d’inverno, per cui oltre a venire l’inverno io implacabile cadauno la pleilista della stagione appena finita: l’autunno. È sommariamente andata così: poiché l’autunno è stagione ricca di uscite discografiche, all’inizio ho inserito parecchia roba buona uscita, appunto, da poco; poi, ad autunno inoltrato, mi sono messo a lavorare a una compilona ben più grande e impegnativa per cui ho virato più sui classici, e anche questa ne ha risentito. Ma non è mica andata male, anzi, a parer mio.
Chiudendo peraltro con un brano che molto mi diverte in questi giorni, nonostante la flemma dei giovani. Eccole qua, tutte le stagioni, sedici:
Me ne stavo bel bello guardando una puntata di Succession… come? evabbè, ma se mancano le basi essenziali come si fa? Uff, grandissima serie, famigliona proprietaria di un enorme gruppo di infotainment diversificato fino alle crociere che, vedi il titolo, si fa la guerra per: appunto. Comunque, è appena uscita la terza stagione e io, come dicevo, stavo beatamente guardando la sesta puntata, in cui i Roy sono riuniti in una stanza per decidere il candidato alla presidenza da appoggiare – degli Stati Uniti, si gioca in grande – quando a un certo punto Shiv dice una cosa chiarissima. Ma bisogna guardare la versione originale.
Cosa che in italiano, prontamente, sparisce. Già, più facile parlare di Bielorussia.
A parte il testo edulcorato (e “fuck pile“? un cazzo di mucchio), non è certo la prima volta e sempre su Berlusconi. Basti ricordare anni fa un episodio di How I met your mother o, molto meglio come serie, in Veep, in cui si diceva: «Has POTUS gone nuts? We can’t have a crazy president. -In Italy they do». Via anche quella. Si tratta evidentemente di censurina preventiva, per evitare rogne, il che è abbastanza deprimente ed è proprio un peccato. Perché, in ogni caso, Shiv aveva detto una cosa del tutto sensata, o i colbacconi di Putin e Berlusconi insieme ce li siamo dimenticati?
facciamo 'sta cosa
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