gli anni novanta in trentotto pezzi facili

Il decennio dei miei vent’anni, da quel che ricordo penso di non averlo passato in casa. Mi pare. A ogni modo, è stato un periodo splendido per la musica, uscivano dischi eccellenti senza soluzione di continuità, e a ben pensarci c’è un sacco di musica che risale al periodo che, in qualche modo, ha segnato un’epoca.
A memoria, mia, ecco qualche pezzo esemplificativo del tempo, senza troppa uniformità. Così, per fare una bella corsa:

Tante cose.

laccanzone del giorno: Cake, ‘Short Skirt / Long Jacket’

I Cake sono un gruppo eccezionale: eclettici, bravissimi, spiritosi, innovativi ma allo stesso tempo – eccezionali per questo – stranamente compassati, stralunati, a volte poco comprensibili, completamente inadatti allo showbiz.
Dal 2011 non pubblicano un disco, è dal 2014 che non li si sente, la volta che li ho visti a Milano dal vivo hanno cercato, a un certo punto del concerto, di regalare una pianta a una fortunata spettatrice, non riuscendoci del tutto. Insomma: decisamente al confine, labilissimo, tra genio e incomprensibile follia.
Come questo video: grandissima canzone, un video bello ma del tutto inutile, visto che la canzone la sentono bene solo le persone con le cuffie (qui per sentirla meglio).

Perfettamente Cake.
Ogni loro disco è ottimo, perfettamente ascoltabile senza sorprese negative, tutta la loro discografia è di rara compattezza e coerenza e spazia senza difficoltà dalle influenze mariachi a quelle della musica folk iraniana. Inarrivabili.
(Oh, il lettore cd portatile, manca solo il dinosauro…).

laccanzone del giorno: the Kinks, ‘Strangers’

Se i Kinks sono a livello degli Who, e lo sono, eccome se lo sono, allora ‘Strangers‘ sta a livello di ‘They are all in love‘: ovvero quelle dieci, quindici canzoni nella storia della musica – venti, dai – che procurano al cuore estasi, struggimento, dolore e insieme gioia, tantaggioja.

Se il testo di ‘Strangers‘ è un po’ più facile rispetto alla canzone degli Who, la melodia è più complessa e la voce di Ray Davies, praticamente i Kinks da solo, canta in quel modo che solo lui che pare stonato, che pare sopra o sotto e invece, accidenti, è proprio quello giusto.
Da Lola Versus Powerman and the Moneygoround, Part One, in molti si sono accorti di questa canzone nel tempo, specie nelle colonne sonore, e non c’è nulla di male, anzi: è sempre bello riascoltare e cantare insieme If I live too long I’m afraid I’ll die. Eccezionale, con l’inconfondibile batteria elastica che sta sotto a tutto il pezzo e, meraviglioso, chiude.

un mondo migliore è possibile (sostieni la causa)

C’è un’altra via, un modo diverso, un modo rispettoso e dignitoso per tutti per ricercare la felicità personale e, già che ci siamo, abbattere per sempre il sistema capitalista: il comunismo nella sua versione texana.

Esatto: il CPTX, ovvero il Communist Party of Texas, ovvero la quarta o quinta via alla dittatura del proletariato armato di AK47 e coltello bilama da assalto, e sì, sono sette in tutto, e allora? ‘Azzo vuoi?
La grande forza che abbatterà finalmente i nazisti dell’Illinois è qui tra noi, il CPTX, e se vogliamo che la CasaPound del Texas stia al suo posto, bisogna sostenere. Viva il comunismo, viva il Texas, viva i compagni texani che marciano insieme a noi verso il sole dell’Avvenire con i loro pickups! Venceremos.
(Sì, lo stemma pare una roba da Call of duty, eh, lo so).

laccanzone del giorno: Noel Gallagher’s High Flying Birds, ‘Holy Mountain’

Il fratello Gallagher più furbo, e più bravo, è in uscita con il nuovo disco, come quell’altro. Uno dei singoli di lancio è questa «Holy Mountain» che sembra avere un po’ di cose fuori posto, il flautino Hohner i coretti da spiaggia californiana i fiati dens dens, e poi invece dopo tre ascolti tutto va a posto e diventa magia.

E via in auto a tutto volume, a fare u-u-uuuh, chissà come si incazza Liam adesso, non vedo l’ora. Il disco, Who Built the Moon?, esce a fine mese.