l’eleganza maschile di una volta

Gli anni Settanta sono stati il punto più alto dell’eleganza umana, credo che su questo nessuno abbia da obiettare. Mentre l’eleganza femminile, però, ha conosciuto diverse stagioni felici, l’eleganza maschile ha avuto meno opportunità.
Una di queste, la più fulgida, sono proprio stati gli anni Settanta, che vorrei celebrare oggi. Anni duri da un sacco di punti di vista, tra guerre, scontri e violenza, ma anche meravigliosi per la scelta delle tinte, dei motivi su stoffa e delle – omioddio! – scarpe.

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Anche la cintura coordinata maschile è un elemento che non si è mai più ripetuto e io, giuro, non capisco proprio perché.

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Non bisogna certo dimenticare l’intimo: serio o divertente, l’uomo resta uomo, o maschio se preferite, e nulla della sua virilità viene toccato. Solo eleganza.

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E il baffo, perdio, il baffo selvaggio: mica quelle scemenze ipsteriche. E poi è pure novembre, il mese del baffo, proprio.
Tornate, Settanta, tornate!

che paese, la Polacchia

Przemysław Kruk è andato (andata?) a fare un giro nello Jura per vedere il vero autunno. Nei boschi dello Złoty Potok, in particolare. Che paese, la Polacchia: unico posto in Europa, o quasi, che conserva tratti di foresta primordiale europea e branchetti di bufali europei, impossibili ormai da vedere altrove. Przemysław ha colto il foliage e gli ha dato un tocco offuscato piuttosto poetico (non impazzisco ma c’è chi apprezza l’effetto).

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In generale, fa delle bellissime foto di paesaggi, specie dell’inverno polacchico (una strepitosa delle Dolomiti qui).
Questi boschi sono tra Cracow e Czestochowa: la prima vale assolutamente il viaggio, la seconda no, a meno che non siate ferventi cattolicissimi.

americani all’estero, votate!

Il partito socialista danese ha pensato di incoraggiare gli americani residenti all’estero, in Danimarca in questo caso, a votare alle elezioni presidenziali americane, visto che la cosa avrebbe potuto avere (condizionali strani, ora) conseguenze serie.
Hanno pensato di farlo in questo modo, puro genio:

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questa è una gif, dovrebbe animarsi

Poi è andata come è andata, e gli occhi matti ce li sorbiremo tutti.

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Oggi sono stato in biblioteca e, una volta di più, ho approfittato dei magnifici saggi Laterza, che sono solitamente proprio belli e ben fatti, sia che si parli di Carlo Magno o dell’antifascismo di Amendola, costano poco e danno molto: ho preso il libro qui sotto.
E sono stato rapito dalla copertina, troppo buffa.

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Arrrgh, il crostaceo gigante finanziario ha attaccato la città, moriremo tutti!
Bellissima. Grazie, signor Laterza.

solo una minuscola parte dei nostri lettori ci sostiene

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Oggi è quel momento dell’anno nel quale, in attesa del buio invernale e che la polenta sciolga le brine prima di migrare, Jimmy Wales si affaccia e chiede denaro per Wikipedia.

l'appello italiano

l’appello italiano

Perché è giusto: i servers costano, i lavoratori pure, l’elettricità anche, le spese legali non parliamone eccetera eccetera. Quindi, stamattina come ogni anno ho frugato nelle tasche e scucito qualche soldo in favore di Wikipedia. Perché è il sito che leggo di più, almeno una o più voci al giorno, non ci scappo.

Alcuni mesi fa il Washington Post ha pubblicato un articolo di Caitlin Dewey dal titolo «Wikipedia has a ton of money. So why is it begging you to donate yours?», nel quale si chiede come mai Wikipedia, che raccoglie abbastanza facilmente i 23 milioni e mezzo di euro annui necessari al proprio funzionamento, usi dei toni così drammatici per incentivare le donazioni. Infatti, Wikipedia scrivendo nell’appello «Se credete in Wikipedia, per favore aiutatela a sopravvivere e a crescere» dà ovviamente l’idea di essere sull’orlo dell’abisso, in perenne situazione di estrema difficoltà, a rischio sparizione.
Non pare sia così: infatti, la raccolta di fondi di Wikimedia – la fondazione a monte di Wikipedia – è in crescita ed è ben al di sopra della soglia di sopravvivenza:

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È pur vero che Wikimedia è molto cresciuta negli ultimi anni, i dipendenti per esempio sono passati da tre a duecentoquaranta, con un evidente incremento dei costi, e assume ancora, ed è altrettanto vero che qualsiasi organizzazione non profit deve cautelarsi dai rovesci accumulando fondi-paracadute per ogni evenienza. Le critiche alla Fondazione, comunque, non si placano da parte di alcuni wikipediani che sostengono la natura volontaristica dell’enciclopedia online, che di soldi in banca non dovrebbe averne proprio.

Io sono di avviso diverso. Sono ben contento se le finanze della Fondazione sono in salute, sono ben contento che sia in crescita, mi frega poco o punto se pagano o meno la palestra ai dipendenti (cosa peraltro in voga in tutte le companies della Silicon Valley, per cui…) e valuto ciò che faccio io: ovvero, uso spessissimo l’enciclopedia, le risorse di immagini, talvolta contribuisco, il tutto gioiosamente aggratise. È giusto, quindi, se contribuisco un poco, economicamente, allo sviluppo e alla crescita del progetto (e mi sento meno in colpa quando leggo beato della megistocera). E se i toni della raccolta fondi sono un po’ drammatici mi sta bene, alla fine se avessero toni rosei e soddisfatti i soldi raccolti sarebbero, probabilmente, parecchi di meno.

al Village, e dove se no?

Un attimo prima o dopo il momento che (quasi) tutti ricordiamo.

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Bella foto anche questa, nel genere outtake. Confrontando la copertina, questo è un attimo prima, era il febbraio 1963, Suze Rotolo era appena tornata dall’Italia e la fotografia fu scattata da Don Hunstein. Il posto, se qualcuno è curioso, è all’angolo tra Jones Street e la West 4th Street nel Greenwich Village, grossomodo qui.

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Qui alcuni altri posti di copertine piuttosto note.

era il 1892 e si assenziava

Tra le persone che non avevo mai visto in faccia, una è certamente Paul Verlaine. Mi è però capitata oggi in mano una fotografia del poeta al Café Procope a Parigi, nel 1892, mentre beve dell’assenzio, allora di gran moda.

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Famosissimo, il Café offriva da più di duecento anni in esclusiva con patente reale: acque gelate (sono le granite), gelati di frutta, fiori d’anice, fiori di cannella, frangipane, gelato al succo di limone, gelato al succo d’arancio e sorbetto (di loro invenzione) di fragola.
Ci sono passati tutti, se mancate all’appello siete ancora in tempo: 13 rue de l’Ancienne Comédie, Paris ovviamente. Anche se oggi ha un aspetto un poco diverso e quell’abitudine tremenda dei parigini di appiccicare i tavoli l’uno all’altro, vivaddio: non si passa.

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Adesso è di fianco a un locale che si nomina: «In pizza we trust». Senz’altro.
(La fotografia di Verlaine si trova al museo Carnavalet, sulla storia di Parigi).