Ecco cosa succede a un aereo che deve atterrare a Heathrow quando gli dicono di aspettare, che c’è la pista occupata.

Prende tempo e si guarda in giro.
Ecco cosa succede a un aereo che deve atterrare a Heathrow quando gli dicono di aspettare, che c’è la pista occupata.

Prende tempo e si guarda in giro.
Anche la completezza è un valore. Se, dunque, per natale desiderate regalare un valore sappiate che a novembre uscirà un cofanettone bestiale con 27, dicasi ventisette, dischi dei Pink Floyd. 11 ore di musica, 14 ore di materiale video, il cui titolo è “The Early Years Box Set: 1965 – 1972“.

Materiali inediti, live, rarità, sessions, ristampe (i primi 7″ della band), outtakes, il tutto dal 1965 al 1972, alla modicissima cifra di soli 550 dollari. Il pre-order e il trailer della faccenda, per chi ne avesse (costosa) voluttà.
Finalmente si comincia a vederne in giro, in carica anche alle colonnine pubbliche.

Poi qualcuno spiegherà, forse, come facciamo a produrre tutta ’sta energia elettrica in più.
Due canzoni in una per il signore qui sotto:

Abbey submarine o Yellow road, con la seconda siamo quasi a Elton John.

Abbastanza in caduta libera, vedremo.

67, 580, la ruota è ovviamente Torino.
I Viola Beach, band inglese di indie rock (che non vuol dire un cacchio), sono entrati direttamente al numero uno della classifica inglese (il 5 agosto, classifica degli album) con il loro omonimo disco di debutto.

Il fatto, purtroppo, è che tutta la band è perita in un incidente stradale in Svezia lo scorso febbraio; per cui resta la musica che, a quanto pare, riscuote consensi.
Mi fa piacere, per quello che conta. Qui un po’ di ascolti.
È il periodo appropriato per ricordarsi di un paio di cose vecchiotte di Rémi Gaillard: prima il decathlon urbano:
e poi la ginnastica urbana:
Avanti con lo sport urbano.
Perché la Ledecky, ci chiediamo tutti, nuota da sola? Non ha amiche?

Questa è persino più bella, sebbene l’immagine faccia schifo.

Un altro pianeta, ai mondiali 2015 aveva fatto una gara pazzesca nei 1500 doppiando – dico: doppiando – almeno una nuotatrice, qui. Se dura, batterà i record di Phelps.
Se vi siete chiesti chi ci guadagni (soldi veri, intendo, a palate) con Pokemon Go, ho la risposta: Google.

La cosa sarebbe dovuta essere lampante fin dal login (non a caso: solo Google e NON Facebook o altri) e dall’utilizzo di Google Maps: i soldi entrano a palate con incassi diretti (Play store, un giorno l’app ha totalizzato il 47% degli incassi totali dello store: qualche cifra in tempo reale? Eccola) o indiretti (partecipazioni in Niantic, Inc., in cui hanno investito The Pokémon Company e Nintendo).
Qui un bell’articolo con parecchie info in più (grazie a mr. F.). Voi, invece, che siete da qualche parte a giocarci smettetela, santoddio, non ha alcun senso.