Ragassi, la lava e tutto l’Etna è di là.

Uno rapito dall’estasi no, eh?
[foto: National geographic]
Ragassi, la lava e tutto l’Etna è di là.

Uno rapito dall’estasi no, eh?
[foto: National geographic]
Al secondo 26 del video di Bad Habit dei Kooks ci facciamo riconoscere, come sempre facciamo all’estero.
Che, poi, è un video del 2014, Gascoigne si è ritirato nel 2004 e, quindi, che è? Odio imperituro? Italiani grande memoria?

Dopo dodici anni di sostanziale continuità (un riflessino qua e un colore più pieno là ma poca roba), Youtube ha dato una rinfrescatina al logo, spostando il riquadro rosso, il video, fuori dalla scritta e appiccicando le due parole.

Per deformazione professionale, sono cose che tendo a considerare: la modifica è sostanzialmente funzionale, direi, nel senso che in questo modo il logo può essere utilizzato in forma compatta (il solo schermo rosso col triangolo play in mezzo, basta guardare i tab del browser), in particolare sugli smartphones e devices piccoletti. Certo, prima era migliore, nel senso che aveva una sua ragion d’essere e sostanza più coerente con il proprio essere un logo, ora è un simbolo con a fianco una scritta.

Ma è inevitabile: gli schermi portatili hanno spinto verso i loghi orizzontali e con un elemento riconoscibile che possa essere sganciato (la F di facciabucco, l’uccellino di twitter, la G di Google, la Y di Yahoo e così via) e la scritta riproducibile anche su sfondi diversi.
Vediamo che fa Ikea, a questo punto.
Oggi sapremo chi è il campione del mondo di air guitar.

Lo stivale giallo su pantalone sbrillocco proveniente dalla Finlandia a me piace molto.
Son belle soddisfazioni, chissà chi sono i miei competitori che mi battono in locale.

Forse quei due là davanti che camminano velocissimi?
Mai lasciar fare il vino ai notai o agli azzeccagarbugli, che poi escono cose così.

Immagino siano da bere una a una man mano che si procede con l’atto notarile.
[Spiritosaggini da legulei, la versione giurisprudenziale dei nerds, chissà le risate].
La polacca (polonaise), le polacchine, il papa polacco, che altro? Beh, la mou.

Chissà perché, poi.
E poi Giancarlo Neri, scultore napoletano con un sito davvero bellissimo, prese sei tonnellate di acciaio e mille libbre di legno e costruì The Writer, il tavolone con seggiola di oltre nove metri: un tributo alla solitudine dello scrittore e al blocco che, tavolta, sopravviene.

La sculturona è stata per alcuni mesi a Londra nel 2005, a Hampstead Heath, e poi a Roma. Alcuni senzatetto, ma la cosa non è troppo confermata, sostengono di averla usata come casa per alcuni mesi. Poi è finita nel parco di Monza, donata da un’industriona farmaceutica.

Cercando di capirne un po’ di più il senso, leggo le parole di chi parrebbe saperne molto: «Annulla i limiti imposti dagli spazi espositivi e si inserisce armoniosamente in luoghi di frequentazione quotidiana, instaurando un legame profondo con la natura circostante così da generare la poesia del surreale mediante quella chiave che inverte il modo di leggere la quotidianità e che è comprensibile a tutti. La questione delle dimensioni rimane fondamentale poiché riporta il dibattito sull’importanza della funzione dell’arte pubblica, fuori dai musei e dalle mostre e che eroga quotidianamente una sua piccola quantità di messaggi: questa è la funzione delle installazioni oggi». Certo. Un testo illuminante che si trova dappertutto, chissà chi ne è l’autore. Le dimensioni contano, capisco benissimo. A me, infatti, le cose grandone piacciono molto anche se me ne sfugge il senso.
La sediona è visibile anche da satellite, qui la mappa.
In Portogallo la vita vale decisamente poco.
Il bello viene da 1:43 in poi. Grazie a mr. F. per la segnalatszjia.
Sono andato dai cinesi perché avevo bisogno di una cintura e ho trovato la più bella di tutte: la cintura dell’avventura.

Fosse stata una frusta avrei capito, ma così uhm no.