
Ma poi passano.

Ma poi passano.
O stronzoni (oddio, ho detto stronzoni alla CEI, momento epico per me), noi il 25 aprile siamo stati a casa, fatelo anche voi.

Passo allo spieghino: la CEI, con il tono arrogante e supponente che spesso la caratterizza, protesta pubblicamente per il decreto del governo che, dal 4 maggio nella «Fase 2», non permette la ripresa delle messe. Si può anche non essere d’accordo, avere magari una posizione diversa suffragata da elementi validi, ma non si può dire «arbitrariamente» con tono polemico quando si parla di una pandemia, vigliacco cane!, né invocare la libertà di culto o il servizio verso i poveri. Smettete di scrivere lettere pubbliche e andate ad aiutarli per davvero i poveri, che hanno ancor più bisogno in questo momento. Sono davvero senza parole.
Ma io conto poco, visto che li odio, quelli della CEI, ma conta ben di più qualcun altro che, pur non potendo smentirli pubblicamente, dice due cose molto molto chiare.

Capito? La grazia della prudenza e dell’obbedienza alle disposizioni. Perché il bene pubblico è superiore alle esigenze, stavolta men che meno legittime, della CEI. Ah, se piovesse un bel po’ di grazia sulla CEI, che fin dai tempi di Ruini brilla per posizioni progressiste vicine a quelle del Concilio di Trento. Autonomia un cavolo.

Miserabili caghette, quando in piazza ci siamo noi non avete mai il coraggio di venire, eh?
E perché?
Mentana dice più o meno, dopo il discorso di Conte, che se avesse saputo non avrebbe trasmesso la parte in cui il presidente del consiglio se l’è presa con Salvini e Meloni, facendone i nomi.

Perché, dice, «la tv non è e non deve essere il megafono della politica» o, come sopra, che «la tv non è una buca delle lettere». Che detto da colui che ha ricevuto e mandato in onda integralmente al TG5 la videocassetta di Berlusconi della discesa in campo senza fare pio, «l’Italia è il paese che amo», e tutte le successive, mi par, come dire?, curioso… Cordialmente, Mentana, vaccagare pure te.
Eccazzo, vabbè, non ci siamo ancora.

Il naso, minchionello, il naso. E Bertolaso se l’è pure già fatta, l’infezione.
Voglio cambiare regione.
Questo tizio è un consigliere della Lega di Cecina, Toscana:

A parte il riferimento fascistello alla virilità, non sentivo termini come «capofamiglia» e «società domestica» da quando mi trovavo per lavoro a Trento nel 1545.
La finta mail che chiede donazioni per conto di Medici senza frontiere è una delle cose più schifose viste finora.

Indirizzo in bella vista perché seguirà denuncia alla polizia postale, sebbene vista la fattura del tutto avranno fatto le cose in modo da non essere rintracciabili. Che schifo.
La Polizia di uno Stato laico affida il paese a un santo?

E improvvisamente le cazzate di Salvini dell’anno scorso sul cuore immacolato di Maria e tutto il côté assumono un significato diverso.
Non ho proprio parole.
Putin che stringe la mano al suo successore.

Photo by Kim Kyung-Hoon – Pool/Getty Images
Con la riforma appena approvata, Putin potrebbe stare al potere fino al 2036. Considerando che lo è dal 1999, fa un bel calcoletto complessivo che lo avvicina più a certi dittatori padri della patria africani che a un paese occidentale. Beh, certo, non è un paese occidentale.
Venendo a questi giorni, e non è certo la prima volta (Brexit, Trump, sovranismo e così via), un rapporto dell’Unione Europea visto dal Financial Times e non ancora diffuso sostiene, a ragione, che la Russia stia diffondendo false notizie sul coronavirus. Facile capirlo, basta vedere le ultime cretinate che girano su wapp con il farmaco russo miracoloso. Fa parte della strategia complessiva, intuibile anche dai meno avvisati come me, che vuole un’Unione Europea il più debole possibile, per motivi che è facile comprendere. Obbiettivo condiviso con gli Stati Uniti, tra l’altro.
«Il rapporto cita almeno 80 casi di informazioni false diffuse da account o media legati al governo russo a partire dal 22 gennaio», riporta un breve articolo del Post. Consiglio, per un whatsapp più consapevole.