accetto all’istante

Leggo un articolo che racconta la vicenda di Angelo Ferracuti e in particolare la scrittura del suo Andare, camminare, lavorare. L’Italia raccontata dai portalettere (Feltrinelli, 2015), quando venne convocato da Pier Luigi Celli, senior advisor dell’amministratore delegato di Poste:

Come resistere a un cum modem? Chiaro che uno accetta al volo. Suppongo l’intervento di un correttore, non mi raccapezzo. Non ci vorrebbe l’ablativo? E se anche fosse accusativo, che poi boh?, magari modŭm? Ma poi chevvordi’? Forse non afferro io, sto facendo colazione, non ci arrivo. Oggi provo, lo dico in riunione, vediamo che succede. E comunque: «cum modem». Vediamo se accettano all’istante ma temo di no, sono sviluppatori, capiranno altro. Bel lavoro, comunque, quello di Ferracuti.

elezioni europee 2024: due, che a volte? sempre ritornano

Possibile che non ce ne sia nemmeno una? No, infatti:

Tali Nino Luciani e Carlo Leonetti, che si dichiarano rispettivamente segretario politico e amministrativo, non solo sarebbero entrati in possesso del diritto sul logo autentico ma, orpo, anche del codice fiscale originario della DC, dichiarano orgogliosi. Programmi e candidati non pervenuti ma basta il simbolo, no? Uno più piccolo è anche nel contrassegno dell’Unione di centro, quindi stavolta siamo a due.
A un partito che credevamo defunto – ma quando mai? Se ne sono presentati almeno quattro a ogni votazione dal 1994 a oggi – un candidato che sembrava, ripeto, sembrava tale:

Per il cognome, passi. Ma il ‘Presidente’? Il participio presente? E di che? Sentire Tajani che spiega che anche solo scrivendo ‘Berlusconi’ il voto sarà valido è da sbellicarsi. Diciamo.
E se nomino il segretario Mauro Alboresi? Eh, infatti:

Eppure è il segretario del Partito comunista italiano. Già, Berlinguer? Mah. Il simbolo è identico, tranne per due particolari: le aste, blu, e il nome, senza i punti dell’acronimo. Evoluzione del Partito dei comunisti italiani, stupisce che a questa tornata sia l’unico partito comunista in qualsiasi declinazione e l’unica falce e martello in vista. Anche questa è crisi della sinistra? Me sa.

dopo non conta

Lo stesso giorno, pur di non andare in piazza della Loggia a Brescia, il, lo, la presidente del consiglio mette in piedi una baggianata a Caivano in cui un centro sportivo che tra sei mesi sarà deserto e desolato si erge a baluardo dello Stato contro l’assenza dello stesso Stato nelle periferie del paese. Il parroco in estasi celebra il governo, che è lì però con un altro intento: il trappolone a De Luca. In favore di video, prontamente diffuso, il, lo, la presidente del consiglio si presenta al presidente di regione riferendosi all’epiteto ricevuto mesi fa: «Presidente De Luca, quella stronza della Meloni. Come sta?». La bella notizia inaspettata è che il, lo, la presidente del consiglio non è una persona rancorosa che ha covato per mesi il desiderio di rivincita. De Luca non è pronto, chi lo sarebbe?, e non ha la risposta lì per lì. Che a pensarci poi sarebbe stata splendida: «Sì, l’ho riconosciuta».
Ah, le risposte pronte, le battute fulminanti lì per lì, che sogno averle. Che capacità. Poi, certo poi, vengono le risposte giuste ed è ancora più frustrante, era così ovvio, così facile. Dopo. Ma dopo, cosa che peraltro De Luca ha fatto, tutto è disinnescato, l’effetto è svanito, non ha per nulla una portata paragonabile. Per esempio, come non citare la puntata di Seinfeld sui gamberetti e la telefonata del mare, 8×13? Già, che rammarico, avere le belle risposte dopo. O, almeno, credere di averle.

cinquantesimo ventotto maggio

Una piazza gremita per ricordare la strage, volti noti, amici, conoscenti, familiari e persone impegnate, giovani, tanti. Le due ragazze che dal palco si rivolgono direttamente alle vittime – “Noi siamo dei vostri” – danno ai presenti un momento di commozione.

Dal governo, nessuno. Non è una novità. La presenza e il discorso diretto e incisivo di Mattarella risaltano anche per questo, Quest’uomo migliora col tempo. Cinquant’anni, molte idee chiare sull’accaduto, qualcuna sugli esecutori materiali in via, forse, di definizione con i due processi, il clima attuale spinge alla partecipazione e la memoria. Domani a Roma il ricordo di Matteotti con un intervento di Bruno Vespa, non ci si deve distrarre come le allodole.

«le violenze dell’estrema sinistra europea»

Il 24 inizia il processo a Ilaria Salis a Budapest.

Saranno ascoltati una vittima (?) e due testimoni, l’udienza successiva è prevista a settembre e grazie a iddio è finalmente ai domiciliari. Ricordo che Salis si è fatta ben più di un anno di carcere in condizioni indecenti, più di un mese senza nemmeno una doccia per non parlare delle catene e degli stivali col tacco a spillo, per «aggressione che ha messo in pericolo la vita di altre persone» e per «appartenenza a un’organizzazione criminale», figuriamoci. Infatti, il governo ungherese vuole «difendere gli ungheresi dalle violenze dell’estrema sinistra europea», ma magari, magari santoddio, magari esistessimo per davvero. Piagnoni, come tutte le destre europee.
Fa ancor più schifo la simultaneità con il rientro in Italia di tal Chico Forti, questo sì condannato per omicidio all’ergastolo in via definitiva negli Stati Uniti, proprio oggi, con Meloni ad accoglierlo a Ciampino, da non credere. Gli scivoloni retorici e contenutistici di Tajani che cerca di giustificare una vicenda e non l’altra sono da far accapponare la pelle, ridere non fosse ministro degli esteri.

20 years of ‘Get Born’

Sapevo l’avrebbero fatto, ecco le date dei Jet in Europa:

Uhm, Dublino, Belfast, Birmingham o Nottingham? Scelte, scelte, che cosa magnifica sono le scelte. In Inghilterra ci si pesta di più, al centro-nord pure, quindi direi che la scelta obbligata è Birmingham o Nottingham. Che poi sono una attaccata all’altra, un’ora di treno. Doppietta? Potrebbe, almeno delle città.

E l’O2 Institute Birmingham è pure notevole e mi ci potrei fermare fino al 17 per vedere anche i New Model Army. Andata, arrivo amici.