Ei fu. Siccome immobile,
pagava l’ICI.
Autore: trivigante
i nazisti dell’Illisvezia
300 nazisti svedesi che sfilano nelle loro ridicole neo-uniformi e Tess Asplund, da sola, che li fronteggia:



Ferma, a pugno chiuso, con i suoi cinquanta chili di coraggio.
Vorrei essere come lei.
(Il fotografo e la foto originale. Le altre foto della manifestazione)
musica de Lisboa
Sabato sera si va a sentire come sono con il nuovo giovane cantante:

Che poi è tutto un segreto pretesto per Lisbona di maggio.
lo stato attuale della Costa Concordia

Questo, al momento. Poi, come tante cose, sparirà del tutto.
t’ha mozzicato un ragno? un pipistrello? sei cascato da n’artro pianeta?

Ieri sera, Lo chiamavano Jeeg Robot.
Divertente, ben costruito, tiene incollati allo schermo per due ore buone alternando sequenze stile manga giapponese a vicende che si intrecciano esplicitamente a Romanzo criminale e Gomorra. Tutto bene.
C’è una cosa però che non capisco: il film ha pochi riferimenti con il reale (o l’attualità, meglio), pochissimi con la politica (uno solo, mi pare), tutto si svolge in una Roma devastata dalle bombe ma tutto sommato di contorno, senza troppi accenni. Alla fine, però, il riferimento all’attentato dinamitardo allo stadio Olimpico è preciso, richiama esattamente quello di Cosa nostra del 1994, non riuscito per un difetto al telecomando. La stessa regia a un certo punto, cosa che non serve a nulla dal punto di vista della narrazione, inquadra due volta la bomba e la scritta in mezzo, Semtex. Anche questo è un richiamo diretto alle stragi di via D’Amelio e del rapido 904 e, in generale, di nuovo a Cosa nostra. Perché, mi chiedo? Non capisco cosa un riferimento così preciso voglia dire, a maggior ragione in un film che di riferimenti precisi non ne fa. O, almeno, io non ne ho colti.

be quiet katie there is someone at the hatch
Fionn Regan, Protection racket
decisamente il mio pezzo del periodo, impossibile non muoversi. Almeno per me.
Best, Crerand, McLintock e Radford
Un’eccellente fotografia di un’azione:

George Best – durante un Manchester United-Arsenal del 1967 finito 1 a 0 con goal di Aston – salta tra Pat Crerand, Frank McLintock (A) e John Radford (A), quasi tutti in una sospensione irreale, come se i tre da destra non stessero nemmeno saltando.
E invece il salto c’è, eccome.
Bellissima. A chi interessasse, la sintesi video della partita.
afflato di primavera #9

Ancora primavera grassa.
creare cose per il diletto delle persone
Ogni anno un’installazione. Sul tetto e pure gratuita, vista Central Park.
È l’installazione del Metropolitan Museum e quest’anno è di Cornelia Parker.

Il Bates Motel di Psycho, in formato due terzi dell’originale. Unitamente alla permanenza sul tetto, che è un po’ il vero motivo, un’esperienza superpiacevole per cui provo – come quasi sempre – invidia.

un futuro difficile

Nel dubbio, meglio raddoppiare che dimezzare.
