A Montreal hanno inaugurato un bel mural, bello grande.
E bene così, perché Leonard Cohen è stato un cantautore profondo, poetico e di grande valore, umanamente un gentiluomo, ne son contento. Delle mie cinque canzoni e del suo disco prediletto ne ho detto qui. Ora resta solo andare in Québec.
Fermo restando che secondo me in Qatar manco bisognava andarci, una volta lì le regole sono abbastanza ferree in termini di morale.
Che vabbè, perché mai sarà vietato vestire magliette con la stella… Più interessanti sono le cose vietate (vado in ordine): bere alcool, l’omosessualità, l’impudicizia, bestemmiare, non rispettare i luoghi di culto, fare casino, frequentarsi a scopo amoroso, fare foto senza chiedere.
Ora, almeno una cosa: il calcio di per sé spinge ad almeno quattro di queste cose, ma con decisione. Anche cinque o sei, a voler andare appena appena più in là, magari attorno allo stadio. Non so, io dico a chi è là: fatele. Fatele tutte.
Il cacciatore uccide sempre per giocare, diceva quello, di certo il rapporto tra cacciatore e cacciato si basa sull’equità, o perlomeno su una certa parvenza di essa, sulla sfida fisica, atletica, sull’astuzia della preda e del predatore e là dove la preda supera in velocità o altro il cacciatore, è giusto che abbia la libertà che si è guadagnata, a fronte di una situazione senza mezzi troppo impari. Infatti.
Volete fare i safari, o idioti? Massimo con un bastone e a piedi, maledetti. Poi vediamo.
No, non Luther la serie, stavolta. Stavolta proprio il monaco riformatore. Capita che come avevo raccontato abbiamo cominciato a postare la nostra enorme collezione di calamite e per caso, oggi, per un caso di numero di post, allineamenti, numero di colonne e righe, Lutero e sua moglie Katharina von Bora, anzi la loro calamita, si sono allineati con la parte sopra.
La parte sotto no, sarebbe stato troppo. Ma è una cosa che dura un niente, son cose che noto io, forse non è già più così.
No, Luther non era una serie tv sul monaco riformatore, anche se in effett… ooops, ho avuto un’idea. Dicevo, Luther era, è, una serie tv su un ispettore della omicidi di Londra che, come sempre, a una mente brillante accompagna una certa qual insensatezza nelle azioni. Ma ovviamente sempre con grande generosità e disinteresse per la propria salute e i propri averi. Un classico del genere, l’abc della narrativa poliziesca, ma è ben fatta e il protagonista, Idris Elba, tiene, teneva, molto alto il livello. Bene, ora è il produzione il film, ecco la prima immagine ufficiale.
Disinteresse per la propria salute, dicevo, perché Elba è proprio figo e anche in Antartide o sulla cima del Bianco, non so dove sia, lui ci va vestito come in ufficio. O come, a dirla tutta, è sempre vestito. Un quattro stagioni.
La famiglia Bignotti-Bistazzoni nella loro casa di Muro Lucano in Oclaoma in posa di fronte alla propria collezione di strumenti da difesa, in caso il vicino, il perfido Mignazzi, osi entrare nella loro proprietà o ripitturargli il barbecue.
I figli, orgogliosi, apprendono.
Onofrio Lindenburg mostra orgoglioso nel salotto della propria casa familiare a Oliveto Citra in Tècsas le fotografie dei suoi figli e la sua nuova cassaforte, una Liberty ovviamente.
In caso di apocalisse zombi, Onofrio è a posto.
Biggim Gustafson e Canasta Vitaminic nel proprio monolocale al centro di Calvello, Uaioming, conducono una tranquilla vita familiare ricca di soddisfazioni e di attenzioni reciproche, ovviamente fino alla vittoria finale.
Il loro frigorifero Yeti è stato opportunamente modificato, spiegano fieri.
Mumununu Ghiazzi e i suoi due figli hanno appena adornato il vialetto di ingresso della propria abitazione a Garaguso in Pensilvania con graziosi mattoni forati avanzati dalla costruzione della casa, una delle poche della contea non in legno.
I figli da grandi vorrebbero diventare proprio come il loro papà.
Non c’è niente di bello come il tempo passato in famiglia. Ameriguns, un progetto fotografico di Gabriele Galimberti.
Il presidente Biden e la moglie hanno annunciato il matrimonio di una loro nipote con un tizio. La cosa di per sé non desterebbe alcun interesse, se non fosse che la cerimonia si è svolta nel giardino della Casa Bianca. Un’immagine della lieta occasione.
Ma ehi, Baiden, signora, guardate. Attenzione. Come a cosa? Non vedete? C’è una persona nascosta nella verzura che vi osserva. La vedete? Ma come dove? Lì, lì, dietro il boschetto, dietro l’aiuolona, peggio di Predator. Sarà una russa, una nordcoreana, una cinese, un’isisiana. State attenti!
Aleardo Aleardi fu deputato del regno di Sardegna ma fu senz’altro, e per questo qualche via lo ricorda, poeta romantico. Ebbe qualche fortuna coi contemporanei fino a Carducci, pur avendo alcune cadute fragorose come l’idillio Raffaello e la Fornarina tanto lezioso da suscitare crisi glicemiche per il cattivo gusto, per poi cadere nel dimenticatoio dei lettori, della critica, degli appassionati, se non di un po’ di odonomastica rimasta lì per pigrizia. Tra i critici, Vittorio Imbriani, letterato, massimo studioso con Tommaseo della lingua italiana nel secolo, liquidò bruscamente Aleardi con un uno-due da cui era difficile uscirne illesi. Comincia Imbriani:
«Non siamo, no, commossi da chi guaisce quasi femminetta, per quasi carcerazione o non lungo sbandeggiamento, consolato da stipendi malguadagnati».
A Imbriani evidentemente il tormento romantico non piaceva quanto piaceva alle dame della buona borghesia del nord Italia, per cui prosegue:
«Riguardo poi all’ostentarci di continuo quei pochi mesi di prigionia… cazzica!».
E qui, grazie a Imbriani, acquisisco la mia nuova esclamazione preferita. Ed ecco arrivare la stroncatura, che è in effetti un vero colpo di grazia:
«Io non sono tanto offeso esteticamente dal modo in cui se ne parla, quanto moralmente dall’udir tanto baccano per tanta parvità di materia».
Cazzica!
A dirla tutta, Imbriani era un duro e non stroncò solo Aleardi, pesce piccolo, ma Goethe per il Faust e Carducci per la sua biografia, lo sguaiato Giosuè. Su, Aleardi, su, che potrebbe andare peggio. Anzi no, a legger il giudizio critico di Momigliano, mostro sacro:
«nella sua poesia c’è quasi sempre l’aleardismo, quasi mai l’Aleardi».
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