{"id":5086,"date":"2010-09-26T09:34:08","date_gmt":"2010-09-26T07:34:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/?p=5086"},"modified":"2025-12-05T19:07:13","modified_gmt":"2025-12-05T18:07:13","slug":"una-galleria-tra-reggio-calabria-e-roma-1970","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/2010\/09\/una-galleria-tra-reggio-calabria-e-roma-1970\/","title":{"rendered":"Una galleria tra Reggio Calabria e Roma (1970)"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Surianello-2-Reggio-Calabria-durante-la-rivolta.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"708\" height=\"497\" src=\"http:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Surianello-2-Reggio-Calabria-durante-la-rivolta.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5088\" title=\"Surianello 2 - Reggio Calabria durante la rivolta\" srcset=\"https:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Surianello-2-Reggio-Calabria-durante-la-rivolta.jpg 708w, https:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Surianello-2-Reggio-Calabria-durante-la-rivolta-200x140.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 708px) 100vw, 708px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>E&#8217; il 1970. Da luglio a Reggio Calabria \u00e8 in scena la sommossa, guidata dai fascisti di Ciccio Franco al grido di <em>&#8220;boia chi molla&#8221;<\/em>, scatenata per motivi a dir poco ridicoli e poi degenerata in rivolta terrorista. Da una settimana la citt\u00e0 \u00e8 a ferro e fuoco, quando il 22 luglio scoppia una bomba sul treno Palermo-Torino, all&#8217;altezza di Gioia Tauro: il treno deraglia causando sei morti e cinquantaquattro feriti. I fascisti cavalcano l&#8217;onda, spadroneggiando sulle barricate e dai palchi dei comizi, mettono bombe dove capita &#8211; tra luglio 1970 e ottobre 1972 in Calabria si contano almeno quarantaquattro episodi dinamitardi di una certa gravit\u00e0, di cui ventiquattro a treni, tralicci, rotaie e stazioni &#8211; e lanciano rivendicazioni confuse e populiste, approfittando della confusione. Il governo, imbelle, ci metter\u00e0 quasi dieci mesi a reprimere la rivolta, prima inviando l&#8217;esercito e poi scendendo a patti e compromessi con i fascisti, ma soltanto la risposta degli operai metalmeccanici ed edili, scesi in Calabria nel 1972 per manifestare in massa, porr\u00e0 fine alla sommossa: <em>&#8220;e alla sera Reggio era trasformata \/ pareva una giornata di mercato \/ quanti abbracci e quanta commozione \/ gli operai hanno dato una dimostrazione&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Gianni Aric\u00f2, Annalise Borth, Angelo Casile, Franco Scordo, Luigi Lo Celso, i cinque <em>&#8220;Anarchici della Baracca&#8221;<\/em>, erano ragazzi reggini di area anarchica che in quell&#8217;estate di quarant&#8217;anni fa fecero &#8211; come usava allora &#8211; controinformazione: si informarono, chiesero in giro, misero insieme i pezzi, fecero addizioni che a Roma avevano gi\u00e0 fatto e scrissero una controinchiesta sulla strumentalizzazione fascista della rivolta, puntando soprattutto la propria attenzione sui responsabili della strage di Gioia Tauro. Pare che Angelo Casile avesse anche un elenco dei neofascisti che avevano rapporti con i colonnelli in Grecia. Ai primi di settembre del 1970 si misero in contatto con la redazione romana di Umanit\u00e0 Nova e con l&#8217;avvocato Di Giovanni, che seguiva la controinchiesta su Piazza Fontana, e decisero di partire per Roma, portando i documenti che avevano raccolto. <em>&#8220;Cose che faranno tremare l&#8217;Italia&#8221;<\/em>, dissero a parenti e amici.<br>\nIl 26 settembre, quarant&#8217;anni fa oggi, si misero in macchina tutti e cinque e partirono. Quasi a Roma, a Ferentino, si schiantarono di notte contro un camion fermo in galleria, a luci spente, sulla corsia d&#8217;emergenza. Inesperienza e velocit\u00e0 sostenuta, disse l&#8217;inchiesta, e bon, tamponamento fatale. La visibilit\u00e0, per\u00f2, era buona, niente traffico, la strada larga, e &#8211; soprattutto &#8211; nessun danno al retro del camion, piuttosto evidenti i segni sulla fiancata del camion e sul lato destro della Mini. I cinque morirono tutti, tre subito e due dopo parecchi giorni di agonia. L&#8217;aveva detto qualcuno, ignoto, che aveva telefonato la sera prima a casa di Lo Celso dicendo: <em>&#8220;\u00c8 meglio che non faccia partire suo figlio&#8221;<\/em>, ma son cose che si sanno sempre dopo.<br>\nMezz&#8217;ora dopo lo schianto sul luogo non arriv\u00f2 la stradale ma la polizia politica di Roma, le perizie furono a dir poco sommarie, tutti i documenti a bordo della Mini sparirono per sempre, solo molto tempo dopo qualcuno rilev\u00f2 che i due camionisti coinvolti nell&#8217;incidente erano dipendenti di Junio Valerio Borghese e che l&#8217;inchiesta sulla morte dei ragazzi fu condotta da Crescenzio Mezzina, poi partecipante a dicembre al Golpe Borghese.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0, il golpe. Perch\u00e9 De Mauro era scomparso solo dieci giorni prima, i preparativi del colpo di Stato &#8211; secondo quanto testimoniarono moltissimi pentiti tra cui Buscetta &#8211; procedevano da almeno due anni e non fu certo, come ad alcuni piace far pensare, <em>un golpe da operetta<\/em>. E la &#8216;ndrangheta, i neofascisti del nord e quelli calabresi, le inchieste de &#8220;L&#8217;Ora&#8221; sull&#8217;intreccio tra mafia e politica, gli americani, Andreotti e le correnti DC, i missini, gli stragisti, le forze che si muovevano erano molte e potenti, cinque ragazzi su una Mini non avrebbero certo potuto cambiare lo stato delle cose. Per\u00f2 ci provarono, fecero la propria parte, ben sapendo i rischi che correvano perch\u00e9 ingenui forse ma stupidi no di certo, e inseguirono un desiderio di libert\u00e0 e di giustizia cui bisogna rendere onore. La storia, alla fine, \u00e8 tutta qui, persino troppo semplice per essere vera: cinque ragazzi volevano stabilire un principio di legalit\u00e0, lottare per rendere noti fatti criminosi e per questo furono uccisi. Da chi, ancora, non si sa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; il 1970. Da luglio a Reggio Calabria \u00e8 in scena la sommossa, guidata dai fascisti di Ciccio Franco al grido di &#8220;boia chi molla&#8221;, scatenata per motivi a dir poco ridicoli e poi degenerata in rivolta terrorista. 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