{"id":4892,"date":"2010-07-22T08:14:26","date_gmt":"2010-07-22T06:14:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/?p=4892"},"modified":"2010-07-22T08:23:26","modified_gmt":"2010-07-22T06:23:26","slug":"io-moriro-e-voi-non-mi-avrete-saputo-tenere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/2010\/07\/io-moriro-e-voi-non-mi-avrete-saputo-tenere\/","title":{"rendered":"io morir\u00f2 e voi non mi avrete saputo tenere"},"content":{"rendered":"<p>Niente preamboli, Buzzati \u00e8 grande (e non \u00e8 <a href=\"http:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/?p=1479\" target=\"_self\">la mia prima volta<\/a>) e questo che segue \u00e8, senza dubbio, il pi\u00f9 grande racconto mai scritto.<br \/>\nEsagerato? Forse, ma se siete stati bambini e avete avuto uno di quei momenti in cui avreste desiderato morire per sconfiggere il mondo, allora sarete d&#8217;accordo con me. Non so se questo succeda alle bambine, ma ai maschi di sicuro. Ammesso che si siano nascosti nei boschi da soli e nell&#8217;oscurit\u00e0 per almeno una volta. A voi (qui il <a href=\"http:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/Buzzati_Il-borghese-stregato.pdf\" target=\"_blank\">pdf<\/a> se lo volete per voi).<\/p>\n<p>&#8212;<br \/>\nDino Buzzati, <em>Il borghese stregato<\/em>.<\/p>\n<p>Giuseppe Gaspari, commerciante in cereali, di 44 anni, arriv\u00f2 un giorno d&#8217;estate al paese di montagna dove sua moglie e le bambine erano in villeggiatura. Appena giunto, dopo colazione, quasi tutti gli altri essendo andati a dormire, egli usc\u00ec da solo a fare una passeggiata.<br \/>\nIncamminatosi per una ripida mulattiera che saliva alla montagna, si guardava intorno a osservare il paesaggio. Ma, nonostante il sole, provava un senso di delusione. Aveva sperato che il posto fosse in una romantica valle con boschi di pini e di larici, recinta da grandi pareti. Era invece una valle di prealpi chiusa da cime tozze, a panettone, che parevano desolate e torve. Un posto da cacciatori, pens\u00f2 il Gaspari, rimpiangendo di non esser potuto mai vivere, neppure per pochi giorni, in una di quelle valli, immagini di felicit\u00e0 umana, sovrastate da fantastiche rupi, dove candidi alberghi a forma di castello stanno alla soglia di foreste antiche, cariche di leggende. E con amarezza considerava come tutta la sua vita fosse stata cos\u00ec: niente in fondo gli era mancato ma ogni cosa sempre inferiore al desiderio, una via di mezzo che spegneva il bisogno, mai gli aveva dato piena gioia.<!--more--><br \/>\nIntanto era salito un buon tratto e, voltatosi indietro, stup\u00ec di vedere il paese, l&#8217;albergo, il campo da tennis, gi\u00e0 cos\u00ec piccoli e lontani. Stava per riprendere il cammino quando, di l\u00e0 di un basso costone, ud\u00ec alcune voci.<br \/>\nPer curiosit\u00e0 lasci\u00f2 allora la mulattiera e, facendosi strada tra i cespugli, raggiunse la schiena della ripa. L\u00e0 dietro, sottratto agli sguardi di chi seguiva la via normale, si apriva un selvatico valloncello, dai fianchi di terra rossa, ripidi e crollanti. Qua e l\u00e0 un macigno che affiorava, un cespuglietto, i resti secchi di un albero. Una cinquantina di metri pi\u00f9 in alto il canalone piegava a sinistra, addentrandosi nel fianco della montagna. Un posto da vipere, rovente di sole, stranamente misterioso.<br \/>\nA quella vista egli ebbe una gioia; e non sapeva neanche lui il perch\u00e9. Il valloncello non presentava speciale bellezza. Tuttavia gli aveva ridestato una quantit\u00e0 di sentimenti fortissimi, quali da molti anni non provava; come se quelle ripe crollanti, quella abbandonata fossa che si perdeva chiss\u00e0 verso quali segreti, le piccole frane bisbiglianti gi\u00f9 dalle arse prode, egli le riconoscesse. Tanti anni fa le aveva intraviste, e quante volte, e che ore stupende erano state; propriamente cos\u00ec erano le magiche terre dei sogni e delle avventure, vagheggiate nel tempo in cui tutto si poteva sperare. Ma, proprio sotto, dietro a un&#8217;ingenua siepe di paletti e di rovi, cinque ragazzetti stavano confabulando. Seminudi e con strani berretti, fasce, cinture, a simulare vesti esotiche o piratesche. Uno aveva un fucile a molla, di quelli che lanciano un bastoncino, ed era il pi\u00f9 grande, sui quattordici anni. Gli altri erano armati di archetti fatti con rami di nocciuolo; da frecce servivano piccoli uncini di legno ricavati dalla biforcazione di ramoscelli.<br \/>\n&#8220;Senti&#8221; diceva il pi\u00f9 grande, che portava alla fronte tre penne. &#8220;Non me ne importa niente\u2026 a Sisto io non ci penso, a Sisto penserai tu e Gino, in due ce la farete, spero. Basta che facciamo piano, vedrai che li prendiamo di sorpresa.&#8221;<br \/>\nIl Gaspari, ascoltando i loro discorsi, cap\u00ec che giocavano ai selvaggi o alla guerra i nemici erano pi\u00f9 avanti, asserragliati in un ipotetico fortilizio, e Sisto era il loro capo, il pi\u00f9 in gamba e temibile. Per impossessarsi del forte i cinque si sarebbero serviti di un&#8217;asse, che avevano appunto con loro, lunga circa tre metri; la quale servisse da passerella da una sponda all&#8217;altra di un fosso o spaccatura (il Gaspari non aveva ben capito) alle spalle del covo nemico. Due sarebbero andati su per il fondo del vallone, simulando un attacco di fronte; gli altri tre alle spalle, valendosi della tavola.<br \/>\nIn quel mentre uno dei cinque vide, fermo sul ciglio del vallone, il Gaspari, quell&#8217;uomo anziano, dalla testa pressoch\u00e9 calva, la fronte altissima, gli occhi chiari e benevoli.<br \/>\n&#8220;Guarda l\u00e0&#8221; disse ai compagni, che improvvisamente si tacquero, guardando l&#8217;estraneo con diffidenza.<br \/>\n&#8220;Buongiorno&#8221; disse Giuseppe, in lietissima disposizione di spirito. &#8220;Stavo a guardarvi\u2026 e cos\u00ec, quando andate all&#8217;assalto?&#8221;<br \/>\nAi bambini piacque che l&#8217;ignoto signore, anzich\u00e9 sgridarli, quasi li incoraggiasse. Per\u00f2 tacquero intimiditi.<br \/>\nUna ridicola cosa venne allora in mente a Giuseppe. Balzo gi\u00f9 per il valloncello e, affondando i piedi nelle ghiaie sotto di lui frananti, discese a salti verso i ragazzi; i quali si alzarono in piedi. Ma lui disse loro: &#8220;Mi volete con voi? Porter\u00f2 la tavola, per voi \u00e8 troppo pesante.&#8221;<br \/>\nI ragazzi sorrisero leggermente. Che cosa voleva quello sconosciuto che mai si era visto nei dintorni? Poi, vedendo la sua faccia simpatica, presero a considerarlo con indulgenza.<br \/>\n&#8220;Ma guarda che lass\u00f9 c&#8217;\u00e8 Sisto&#8221; gli disse il pi\u00f9 piccolo, per vedere se si spaventava.<br \/>\n&#8220;Ma \u00e8 cos\u00ec terribile Sisto?&#8221;<br \/>\n&#8220;Lui vince sempre&#8221; rispose il bambino. &#8220;Mette le dita in faccia, sembra che voglia cavare gli occhi. \u00e8 cattivo lui\u2026 &#8221;<br \/>\n&#8220;Cattivo? Vedrai che lo prenderemo lo stesso!&#8221; fece il Gaspari divertito.<br \/>\nCos\u00ec mossero. Il Gaspari, aiutato da un altro, sollev\u00f2 l&#8217;asse che pesava molto di pi\u00f9 di quanto non avesse pensato. Poi risalirono il canalone, su per i macigni del fondo. I bambini lo guardavano meravigliati. Curioso: non c&#8217;era ombra di compatimento in lui, come negli altri uomini grandi quando si degnano di giocare. Pareva proprio facesse sul serio.<br \/>\nFinch\u00e9 giunsero al punto dove il valloncello svoltava. Ivi si fermarono e appiattandosi dietro ai sassi sporsero lentamente il capo a osservare. Anche Gaspari fece lo stesso, lungo disteso sulle ghiaie, senza preoccuparsi del vestito. Vide allora la rimanente parte del canalone, ancora pi\u00f9 singolare e selvaggia. Coni di terra rossa che parevano fragilissimi si alzavano attorno, accavallandosi a circo, come guglie di una cattedrale morta. Essi avevano una vaga e inquietante espressione, quasi da secoli fossero rimasti l\u00e0 immobili, allo scopo di aspettare qualcuno. E in cima ai pi\u00f9 alto di essi, che si ergeva nel punto superiore del valloncello, si vedeva una specie di muricciolo di sassi, e tre quattro teste che spuntavano.<br \/>\n&#8220;Eccoli lass\u00f9, li vedi?&#8221; gli bisbigli\u00f2 uno dei cinque.<br \/>\nLui fece cenno di s\u00ec; ed era perplesso. Breve era lo spazio metricamente considerato. Tuttavia per qualche istante egli si chiese come avrebbero fatto ad arrivare lass\u00f9, a quella lontanissima rupe sospesa tra le voragini. Sarebbero giunti prima di sera? Ma fu impressione di pochi istanti. Che cosa gli era mai passato per la mente? Ma se era questione di un centinaio di metri!<br \/>\nDue dei ragazzi rimasero fermi ad aspettare. Si sarebbero fatti avanti solo al momento opportuno. Gli altri, col Gaspari, si inerpicarono da un lato, per raggiungere il ciglio del vallone, badando a non farsi vedere.<br \/>\n&#8220;Adagio, non muovere sassi&#8221; raccomandava a bassa voce il Gaspari, pi\u00f9 ansioso degli altri circa l&#8217;esito dell&#8217;impresa.<br \/>\n&#8220;Coraggio, tra poco ci siamo.&#8221;<br \/>\nRaggiunsero il ciglione, discesero per qualche metro in un valloncello laterale, del tutto insignificante. Quindi ripresero la salita; portandosi dietro la tavola.<br \/>\nIl piano era ben calcolato. Quando si riaffacciarono al vallone, il &#8220;fortino&#8221; dei selvaggi comparve a una decina di metri da loro, un poco pi\u00f9 sotto. Ora bisognava scendere in mezzo ai cespugli e gettare la tavola sopra una stretta spaccatura. I nemici erano placidamente seduti e tra essi spiccava Sisto, con una specie di criniera in testa; una maschera gialliccia di cartone, intenzionalmente mostruosa, gli nascondeva met\u00e0 faccia. (Ma intanto una nuvola era calata sopra di loro, il sole si era spento, il valloncello aveva preso colore di piombo.)<br \/>\n&#8220;Ci siamo&#8221; bisbigli\u00f2 il Gaspari. &#8220;Adesso io vado avanti con la tavola.&#8221;<br \/>\nInfatti, tenendo l&#8217;asse con le mani, si lasci\u00f2 lentamente calare in mezzo ai rovi, seguito da presso dai ragazzi. Senza che i selvaggi si accorgessero, essi riuscirono a raggiungere il punto desiderato.<br \/>\nMa qui il Gaspari si ferm\u00f2, come assorto (la nube ristagnava ancora, da lungi si ud\u00ec un grido lamentoso che assomigliava a un richiamo). &#8220;Che strana storia&#8221; pensava &#8220;solo due ore fa ero in albergo, con la moglie e le bambine, seduto a tavola; e adesso in questa terra inesplorata, distante migliaia di chilometri, a lottare con dei selvaggi.&#8221;<br \/>\nIl Gaspari guardava. Non c&#8217;era pi\u00f9 il valloncello adatto ai giochi dei ragazzi, n\u00e9 le mediocri cime a panettone, n\u00e9 la strada che risaliva la valle, n\u00e9 l&#8217;albergo, n\u00e9 il rosso campo da tennis. Egli vide sotto di s\u00e9 sterminate rupi, diverse da ogni ricordo, che precipitavano senza fine verso maree di foreste, vide pi\u00f9 in l\u00e0 il tremulo riverbero dei deserti e pi\u00f9 in l\u00e0 ancora altre luci, altri confusi segni denotanti il mistero del mondo. E qui dinanzi, in cima alla rupe, stava una sinistra bicocca; tetre mura a sghembo la reggevano e i tetti in bilico erano coronati da teschi, candidi per il sole, che sembrava ridessero. Il paese delle maledizioni e dei miti, le intatte solitudini, l&#8217;ultima verit\u00e0 concessa ai nostri sogni!<br \/>\nUna porta di legno, socchiusa (che non esisteva), era coperta di biechi segni e gemeva ai soffi del vento. Il Gaspari si trovava ormai vicinissimo, a due metri forse. Cominci\u00f2 ad alzare lentamente la tavola, per lasciarla cadere sull&#8217;altra sponda.<br \/>\n&#8220;Tradimento!&#8221; grid\u00f2 nel medesimo istante Sisto, accortosi dell&#8217;attacco; e balz\u00f2 in piedi ridendo, armato di un grande archetto. Quando scorse il Gaspari rest\u00f2 un istante perplesso. Poi trasse di tasca un uncino di legno, innocuo dardo; lo applic\u00f2 alla corda dell&#8217;archetto, prese la mira. Ma, dalla socchiusa porta coperta di oscuri segni (che non esisteva), il Gaspari vide uscire uno stregone, incrostato di lebbre e di inferno. Lo vide rizzarsi, altissimo, gli sguardi privi di anima, un arco in mano, sorretto da una forza scellerata. Egli lasci\u00f2 allora andare la tavola, si trasse con spavento indietro. Ma l&#8217;altro gi\u00e0 scoccava il colpo. Colpito al petto, il Gaspari cadde tra i rovi.<br \/>\nRitorn\u00f2 all&#8217;albergo che gi\u00e0 scendeva la sera. Era sfinito. E si lasci\u00f2 andare su una panchina, di fianco alla porta di ingresso. Gente entrava ed usciva, qualcuno lo salut\u00f2, altri non lo riconobbero perch\u00e9 era gi\u00e0 scuro.<br \/>\nMa lui non badava alla gente, chiuso intensamente in se stesso. E nessuno di quanti passavano si accorgeva che nel mezzo del petto egli portava confitta una freccia. Una asticciola, tornita con perfezione, di un legno apparentemente durissimo e di colore scuro, sporgeva per circa trentacinque centimetri dalla camicia, al centro di una macchia sanguigna. Gli sguardi del Gaspari la fissavano con moderato orrore, per via di una felicit\u00e0 curiosa che vi si mescolava. Egli aveva provato ad estrarla ma faceva troppo male: uncini laterali dovevano trattenerla dentro alle carni. E dalla ferita ogni tanto gorgogliava il sangue. Lo sentiva colare gi\u00f9 per il petto e il ventre, ristagnare nelle pieghe della camicia.<br \/>\nDunque l&#8217;ora di Giuseppe Gaspari era giunta, con poetica magnificenza; e crudele. Probabilmente \u2013 egli pens\u00f2 \u2013 gli toccava morire. Eppure che vendetta contro la vita, la gente, i discorsi, le facce, mediocri, che l&#8217;avevano sempre contornato. Che stupenda vendetta. Oh, lui adesso non tornava certo dal valloncello domestico a pochi minuti dall&#8217;albergo Corona. Bens\u00ec tornava da remotissima terra, sottratta alle irriverenze umane, regno di sortilegi, pura; e per arrivarci gli altri (non lui) avevano bisogno di attraversare gli oceani e poi avanzare lungo tratto per le inospitali solitudini, contro la natura nemica e le debolezze dell&#8217;uomo; e poi non era ancora detto che sarebbero giunti. Mentre lui invece\u2026<br \/>\nS\u00ec, lui, quarantenne, si era messo a giocare coi bambini, credendoci come loro; solo che nei bambini c&#8217;\u00e8 una specie di angelica leggerezza; mentre lui ci aveva creduto sul serio, con una fede pesante e rabbiosa, covata, chiss\u00e0, per tanti anni ignavi senza saperlo. Cos\u00ec forte fede che tutto si era fatto vero, il vallone, i selvaggi, il sangue. Egli era entrato nel mondo non pi\u00f9 suo delle favole, oltre il confine che a una certa stagione della vita non si pu\u00f2 impunemente tentare. Aveva detto a una segreta porta apriti, credendo quasi di scherzare, ma la porta si era aperta veramente. Aveva detto selvaggi e cos\u00ec era stato. Freccia, per gioco, e vera freccia lo faceva morire.<br \/>\nPagava dunque l&#8217;arduo incantesimo, il riscatto; era andato troppo lontano per poter ritornare; ma in compenso che vendetta per lui. Oh, lo aspettassero per pranzo moglie, figlie, compagni d&#8217;albergo, lo aspettassero per il bridge della sera! La pastina in brodo, il manzo lesso, il giornale radio: c&#8217;era da ridere. Lui, uscito dai tenebrosi recessi del mondo!<br \/>\n&#8220;Beppino&#8221; chiam\u00f2 la moglie da una terrazza sovrastante dove erano preparate le tavole all&#8217;aperto. &#8220;Beppino, che cosa fai l\u00e0 seduto? E cosa hai fatto fino adesso? Ancora in calzettoni? Non vai a cambiarti? Lo sai che sono passate le otto? Noi abbiamo una fame\u2026&#8221;<br \/>\n&#8221; &#8220;\u2026amen\u2026&#8221; &#8221; La sent\u00ec quella voce il Gaspari? Oppure se n&#8217;era gi\u00e0 troppo discostato? Con la destra fece un cenno vago come per dire che lo lasciassero, facessero a meno di lui, non gliene importava un corno. Perfino sorrise. Ed esprimeva un&#8217;acre letizia, bench\u00e9 il respiro stesse cadendo.<br \/>\n&#8220;Ma su, Beppino&#8221; gridava la moglie. &#8220;Ci vuoi fare ancora aspettare? Ma cos&#8217;hai? Perch\u00e9 non rispondi? Si pu\u00f2 sapere perch\u00e9 non rispondi?&#8221;<br \/>\nEgli abbass\u00f2 la testa come per dire di s\u00ec; senza rialzarla. Lui vero uomo, finalmente, non meschino. Eroe, non gi\u00e0 verme, non confuso con gli altri, pi\u00f9 in alto adesso. E solo. La testa pendeva sul petto, come si conveniva alla morte, e le raggelate labbra continuavano a sorridere un poco, significando disprezzo, ti ho vinto miserabile mondo, non mi hai saputo tenere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Niente preamboli, Buzzati \u00e8 grande (e non \u00e8 la mia prima volta) e questo che segue \u00e8, senza dubbio, il pi\u00f9 grande racconto mai scritto. Esagerato? 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