{"id":3599,"date":"2009-11-23T18:17:18","date_gmt":"2009-11-23T17:17:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/?p=3599"},"modified":"2009-11-23T18:17:18","modified_gmt":"2009-11-23T17:17:18","slug":"la-rivoluzione-messa-in-scena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/2009\/11\/la-rivoluzione-messa-in-scena\/","title":{"rendered":"la rivoluzione messa in scena"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #800000;\">Romania, 1989<\/span>: fu rivoluzione? Fu colpo di stato? Fu una grandiosa messa in scena?<span style=\"color: #800000;\"><span style=\"color: #000000;\"><br \/>\nFu di certo uno degli avvenimenti pi\u00f9 misteriosi di quell&#8217;anno sconvolgente.<\/span> Ed Vulliamy<\/span> \u00e8 un giornalista del Guardian e ha scritto un <a href=\"http:\/\/www.guardian.co.uk\/world\/2009\/jul\/19\/ceausescu-1989-romania-revolution\" target=\"_blank\">ottimo articolo<\/a> su quei giorni di fine 1989, tra Timisoara e Bucarest. Nonostante sia un poco lungo, lo riporto qui (nella traduzione di <a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\" target=\"_blank\">Internazionale<\/a>) perch\u00e9 davvero interessante.<br \/>\nPer chi vuole.<br \/>\n&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>Dorin-Marian Cirlan, il \u201cboia\u201d, entra nel polveroso ufficio <em>fin-de-si\u00e8cle<\/em> dell\u2019Associazione 21 dicembre. L\u2019organizzazione, che prende il nome dalla data dello scoppio della rivolta di Bucarest nel 1989, ha fatto causa al governo rumeno per chiedere la verit\u00e0 sulle circostanze ancora misteriose della rivoluzione che vent\u2019anni fa rovesciava il comunismo in Romania. Come accade spesso quando \u00e8 la gente comune a fare la storia, la figura di Cirlan emerge a poco a poco.<\/p>\n<p>Cirlan \u00e8 uno dei tre uomini che uccisero il dittatore Nicolae Ceausescu e la moglie Elena il giorno di Natale del 1989. Cirlan ha svuotato il caricatore del suo Kalashnikov Ak 47 sui corpi della coppia, sparando a bruciapelo, dopo che i coniugi erano stati catturati dai rivoluzionari. Gli attimi immediatamente successivi all\u2019esecuzione furono trasmessi dalla tv in Romania e in tutto il mondo, e sono rimasti impressi nella coscienza collettiva come l\u2019atto finale di un\u2019epoca. La pi\u00f9 turbolenta e violenta delle rivoluzioni che hanno rovesciato il comunismo nei paesi dell\u2019est Europa aveva raggiunto il suo obiettivo.<br \/>\nMa, forse, la rivoluzione rumena non \u00e8 stata quello che sembr\u00f2 allora: una rivolta del popolo e dell\u2019esercito contro il dittatore. L\u2019uomo che guid\u00f2 la rivolta e prese il posto di Ceausescu, Ion Iliescu, \u00e8 stato pi\u00f9 volte accusato di aver organizzato un colpo di stato, e non una sommossa. La strana storia di Dorin-Marian Cirlan sembra confermare questa ipotesi.<!--more--><\/p>\n<p>Ho incontrato Cirlan per la prima volta a maggio. Indosava un bomber nero, una polo blu, pantaloni neri e scarpe lucide. Ha un\u2019espressione un po\u2019 fissa, un volto severo e determinato. \u201cMi sono seduto sul corpo di Ceausescu dopo averlo ucciso, perch\u00e9 sull\u2019elicottero non c\u2019era altro posto. Probabilmente era pi\u00f9 comodo dei sedili\u201d, mi ha detto. \u201cEra ancora caldo, e il suo sangue fin\u00ec dappertutto sui miei pantaloni militari. Le forze armate non mi hanno mai ripagato la lavanderia\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 la ricostruzione di un cinico paracadutista professionista che ha semplicemente eseguito degli ordini? Sembrerebbe di no. \u201cS\u00ec, ho sentito di avere una parte nella storia. So tutto della Rivoluzione francese, della ghigliottina, e ho capito che stavo facendo qualcosa di simile. Ma non ero tranquillo. Il processo \u00e8 durato un minuto e 44 secondi, l\u2019esecuzione meno di dieci minuti. Sono stato addestrato a combattere per questo paese. Ceausescu era il mio comandante in capo, sono stato addestrato a rischiare la vita per proteggerlo, e invece l\u2019ho ucciso\u201d.<\/p>\n<p><strong>Una lunga notte<\/strong><br \/>\nCirlan scava a fondo nella sua memoria con la precisione di un militare professonista. Eppure la storia finisce con lui isolato da quella stessa societ\u00e0 che lui ha contribuito a liberare uccidendo il dittatore.<\/p>\n<p>Alla fine degli anni ottanta, Cirlan \u00e8 stato per due anni in un commando speciale dei paracadutisti. Quella mattina di Natale chiesero alla sua unit\u00e0 se ci fossero volontari per una \u201cmissione speciale\u201d, una missione \u201czero gradi\u201d. \u201cSignificava che non si era sicuri di tornare\u201d. Otto pattuglie furono trasportate con due elicotteri. \u201cViaggiavamo a 150 chilometri all\u2019ora, ma a soli 15-30 metri da terra per evitare i radar, e andando a zig zag\u201d. La meta era una striscia di terra vicino allo stadio di calcio Steaua di Bucarest.<\/p>\n<p>\u201cCi raggiunse un convoglio composto da un carro armato e alcune auto in cui viaggiavano alti ufficiali e il generale Victor Stanculescu che \u2013 lo avevo scoperto dalla tv \u2013 era il viceministro della difesa rivoluzionario\u201d. Poi, scortati da altri elicotteri, volarono fino a Tirgoviste. Infine atterrammo\u201d. Cirlan continua a ricordare, i gomiti sulle ginocchia, le mani intrecciate l\u2019una nell\u2019altra. Oggi non ha pi\u00f9 l\u2019aspetto di un par\u00e0, ma si pu\u00f2 ancora intuire che una volta doveva avere un fisico imponente.<\/p>\n<p>\u201cIl generale Stanculescu disse subito che aveva bisogno di quattro uomini da ogni elicottero, e che avremmo agito anonimamente. \u2018Miei cari compagni\u2019, disse, \u2018ho sempre avuto fiducia nei paracadutisti, e oggi ho fiducia nel vostro sostegno alla rivoluzione\u2019. Disse che sarebbe stato istituito un tribunale militare speciale per applicare la legge del Fronte di salvezza nazionale, per processare e condannare la coppia che aveva fatto tanto male al popolo rumeno\u201d.\u2019Andremo avanti insieme fino alla fine?\u2019, chiese, e dentro di me pensai: \u2018Quale fine?\u2019\u201d.<\/p>\n<p>\u201cPoi il generale continu\u00f2: \u2018Se ci sar\u00e0 una condanna a morte per Ceausescu e sua moglie, sarete pronti a metterla in atto?\u2019. E noi tutti rispondemmo di s\u00ec, come un coro. Ma il generale non era soddisfatto, e disse che chi fosse davvero disposto a eseguire la condanna doveva fare un passo in avanti. Facemmo tutti un passo in avanti. Allora incaric\u00f2 tre di noi, un capitano, me (che ero un ufficiale qualsiasi) e un sergente. Ci fu ordinato di sgomberare l\u2019edificio da tutte le persone, di stare di guardia alla porta del tribunale uccidendo chiunque avesse provato a entrare. Mostrarono al capitano il luogo dell\u2019esecuzione, nel caso in cui Ceausescu fosse stato condannato a morte, e ci fu detto di svuotare l\u2019intero caricatore contro di lui\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019esecuzione<\/strong><br \/>\nCeausescu fu portato in tribunale in uno stato di panico, sostiene Cirlan: \u201cNon sapeva chi fossimo. \u2018Siete rumeni?\u2019, ci chiese. \u2018Siamo con il generale\u2019, risposi. Dovevamo stare di guardia fuori del tribunale, ma potevamo sentire benissimo. Quando il giudice lesse la sentenza fu un momento terribile. \u2018Appello in dieci giorni\u2019, disse la voce, \u2018la sentenza sar\u00e0 eseguita immediatamente\u2019. Stavo per uccidere il presidente, ma dicevo a me stesso di non pensarci, soprattuto di non pensare alle implicazioni giudiziarie. Il generale Stanculescu prese posizione, ci ordin\u00f2 di legarli, di portarli al muro e di sparare prima a lui e poi a lei\u201d.<\/p>\n<p>Allora apparvero i coniugi Ceausescu. \u201cPiangevano come bambini\u201d, ricorda Cirlan. \u201c\u2019Non possiamo essere uccisi cos\u00ec!\u2019, grid\u00f2 lui guardando verso di noi, \u2018Ci ucciderete come bestie!\u2019. Fu il momento pi\u00f9 duro per tutti noi. Poi lei disse: \u2018Rispettate almeno il nostro amore; non fatemi guardare mentre lo uccidete, fatemi morire insieme a mio marito\u2019. E il generale ordin\u00f2: \u2018Metteli al muro\u2019\u201d.<\/p>\n<p>\u201cEra terribile, fummo costretti a distogliere lo sguardo\u201d, ricorda Cirlan. \u201cStavano l\u00ec, contro il muro. Sapevo bene chi fossero, ma improvvisamente vidi solo degli esseri umani \u2013 lui aveva un aspetto cos\u00ec spaesato. Poi lui mi guard\u00f2 dritto negli occhi e grid\u00f2: \u2018Lunga vita alla repubblica socialista rumena! La storia mi render\u00e0 giustizia!\u2019, e cominci\u00f2 a cantare l\u2019Internazionale. Fu allora che arriv\u00f2 l\u2019ordine, e noi tre aprimmo il fuoco, di botto. Lo uccidemmo mentre stava cantando. Avevamo sparato da un metro di distanza, forse addirittura meno. Con solo la met\u00e0 delle nostre munizioni gi\u00e0 erano inchiodati al muro, morti. L\u2019impatto delle pallottole sul corpo di lei fu talmente violento che fin\u00ec cos\u00ec\u201d, e Cirlan, fino ad allora seduto, si alza in piedi per mimare la posizione di Elena Ceausescu scagliata obliquamente contro il muro. Poi torna a sedersi sul divano in similpelle nera.<\/p>\n<p>\u201cEravamo come dei robot\u201d, dice. \u201cAbbiamo fatto tutto in fretta. Dopo quel momento+ avrei solo voluto studiare filosofia e legge. Per capire quello che avevo fatto, anche da un punto di vista legale. Ero un semplice ufficiale che obbediva agli ordini del suo generale, e ho ucciso un uomo dopo un processo farsa. Ho ucciso Ceausescu il giorno di Natale, ma il decreto che istituiva il tribunale fu firmato solo il 27 dicembre, quando lui era gi\u00e0 morto da due giorni. Aspettarono quella notte per mostrare i corpi in televisione. Nei documenti non c\u2019\u00e8 la minima traccia dei nostri movimenti di quel giorno. Ho ucciso il dittatore che tutti dicevano di odiare, ma da allora in poi mi hanno allontanato tutti, senza alcuna distinzione. A Iliescu non piacevo, la stampa mi accusava per la scorrettezza del processo, o per aver sparato tutte quelle munizioni. I politici non presero posizione e nel 1998 fui licenziato dal ministero della difesa\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019espressione fissa e assorta sul volto di Cirlan improvvisamente cambia. Si fa preoccupato, con un\u2019aria rassegnata e sconfitta. \u201cOra sono un avvocato, ma vivo tagliato fuori dalla societ\u00e0, ai margini, una percora nera che d\u00e0 consulenze legali. \u00c8 gi\u00e0 una fortuna che io sia ancora vivo per raccontare questa storia\u201d. Con queste parole, l\u2019ex \u201csemplice\u201d ufficiale Cirlan, il boia del tiranno, si alza in piedi, mi stringe la mano e lascia l\u2019ufficio.<\/p>\n<p><strong>Al museo<\/strong><br \/>\nHo appuntamento con Cordruta Cruceanu fuori della Galleria nazionale d\u2019arte di Bucarest, vent\u2019anni dopo il nostro primo incontro. Nel 1989 era curatrice di un museo, quando gli scontri non risparmiarono neanche i quadri. Un giorno, mentre camminavamo per le gallerie, attraverso il buco sull\u2019elegante parete lasciato dall\u2019esplosione di una bomba, vedemmo nella piazza i carri armati che avanzavano sulle macerie carbonizzate, i giovani soldati \u2013 con i fiori sugli elmetti, messi l\u00ec dalla gente \u2013 sopravvissuti al fuoco dei cecchini e la folla che si radunava per assistere alla caduta del regime di Ceausescu. Sembrava la guerra di una volta, come in un vecchio cinegiornale in bianco e nero. Era passata una settimana dall\u2019esecuzione di Ceausescu, ma ci vollero giorni perch\u00e9 si attenuasse la puzza di polvere da sparo, di granate esplose, e di edifici rasi al suolo.<\/p>\n<p>Camminavamo sopra ai resti inceneriti delle opere del museo \u2013 i quadri crivellati di pallottole, le tele sparse a terra come cadaveri in un obitorio. \u201cCome puoi vedere ci sono stati dei pesanti combattimenti qui, nella sala bizantina\u201d, disse Cruceanu. \u201cE abbiamo avuto un sacco di spari anche nella sala della pittura nazionale dell\u2019ottocento, dove pensiamo che i nostri soldati esercito abbiano fatto irruzione. Ma gli uomini della Securitate (i servizi segreti di Ceausescu) devono essere passati dai corridoi segreti che collegano al palazzo, o dal lucernaio\u201d \u2013 nel frattempo eravamo arrivati al terzo piano \u2013 \u201cquindi la maggior parte degli scontri \u00e8 avvenuta tra i dipinti europei, di cui sono la curatrice\u201d.<\/p>\n<p>Ho riportato nei miei appunti una piccola lista dei quadri danneggiati: il <em>Sansone che spezza le colonne del tempio<\/em> di Boccaccini, la <em>Madre con bambino<\/em> di Gentileschi e <em>Haman chiede il perdono di Esther<\/em> di Rembrandt. Alla fine della galleria c\u2019era un pianoforte, ricoperto da un sottile strato di neve, caduta dai buchi sul tetto fatti dalle bombe e dalla punta di un campanile che ci era crollata sopra. Cruceanu sollev\u00f2 il coperchio della tastiera e suon\u00f2 qualche nota, credo di Bach. \u201cFunziona!\u201d, esclam\u00f2. \u201cAllora vedi, c\u2019\u00e8 speranza!\u201d.<\/p>\n<p>A maggio di quest\u2019anno ho incontrato di nuovo Cruceanu, in una bella giornata primaverile. La curatrice, che ora ha 55 anni, mi ha detto che nel 2000 c\u2019\u00e8 stata una mostra dei quadri danneggiati, e parlando degli eventi del 1989 ha dichiarato: \u201cAncora non sappiamo cosa sia successo davvero, e forse non lo sapremo mai. Ci sono troppe persone ancora vive di cui si proteggono gli interessi, e non sapremo mai chi ha combattuto chi, e perch\u00e9. Quello che sappiamo, per\u00f2, \u00e8 che \u00e8 stato un grande teatro, una messa in scena\u201d.<\/p>\n<p>La rivoluzione rumena \u00e8 stata la pi\u00f9 drammatica tra le sollevazioni contro il comunismo che vent\u2019anni fa hanno attraversato e unito l\u2019Europa. \u00c8 stata anche la pi\u00f9 misteriosa, la pi\u00f9 ambigua e la pi\u00f9 controversa.<\/p>\n<p>Allora il mondo vide una rivolta di massa contro il regime di Ceausescu: prima a Timisoara, poi durante il memorabile comizio di Ceausescu a Bucarest, quando la folla cominci\u00f2 a fischiare e a protestare. Poco dopo, lui e la moglie Elena furono uccisi. Tuttavia ci volle del tempo prima che il rivale Iliescu riuscisse a sottomettere la Securitate, ancora fedele al dittatore. Fu un periodo incredibilmente violento, e il numero dei morti, nei giorni prima e dopo l\u2019esecuzione, rimane tuttora incalcolabile. Nessuno mette in dubbio che ci sia stata una coraggiosa rivoluzione popolare, una rivolta di strada fatta dalla gente comune. Ma ancora non \u00e8 chiaro chi abbia manipolato il popolo, e perch\u00e9.<\/p>\n<p>E cosa tramavano dietro le quinte Iliescu, la sua fazione nel partito comunista, e i suoi generali? Dopo due decenni, ancora rimane persistente l\u2019impressione che lo scontro sia stato organizzato ad arte, e la rivoluzione solo una facciata.<\/p>\n<p>\u201cTra le centinaia di dicorsi pronunciati da Iliescu\u201d, ricorda Cordruta Cruceanu,\u201cce n\u2019\u00e8 uno che mi \u00e8 sempre rimasto in testa, quando ha detto: \u2018In un paese come la Romania era impossibile fare la rivoluzione, quindi abbiamo dovuto metterla in scena\u2019. Iliescu non \u00e8 mai arrivato cos\u00ec vicino all\u2019ammettere quello che molti pensano \u2013 o sanno \u2013 essere la verit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><strong>Come a teatro<\/strong><br \/>\nLa caduta di Ceausescu fu annunciata in modo indimenticabile: Ion Caramitru, il pi\u00f9 famoso attore rumeno, diede la notizia sulla tv nazionale, i cui uffici erano stati occupati dai democratici rivoluzionari. L\u2019attore, insieme allo scrittore dissidente Mircea Dinescu \u2013 anche lui apparso sullo schermo \u2013 era uno degli esponenti di spicco del gruppo.<\/p>\n<p>Ricordo giornate e nottate intere passate negli studi televisivi \u2013 che erano assediati dai nostalgici di Ceausescu \u2013 con Caramitru impegnato in interminabili riunioni aperte in cui si discuteva sul futuro del paese e su cosa era giusto trasmettere. L\u2019atmosfera aveva qualcosa del sessantotto e qualcosa di sconosciuto, quasi spaventoso.<\/p>\n<p>Da allora Caramitru \u00e8 diventato una star televisva, e uno dei pi\u00f9 grandi attori shakespeariani d\u2019Europa \u2013 soprattutto nei panni di Amleto e di Re Lear \u2013 ma non ha mai abbandonato la politica: ha lasciato il Fronte di salvezza nazionale di Iliescu quando \u00e8 diventato il partito di governo e, tra il 1996 e il 2000, \u00e8 stato ministro della cultura nel governo di coalizione dello schieramento opposto.<\/p>\n<p>Nel giugno scorso, Caramitru \u2013 dopo una straordinaria interpretazione di <em>Edoardo III<\/em> al Teatro nazionale di Romania, di cui \u00e8 direttore \u2013 mi ha invitato a bere un bicchiere di vino e a fare due chiacchiere nel suo ufficio pieno di libri. \u201cDopo aver passato due giorni nelle strade \u2013 il 22 e il 23 dicembre \u2013 cercai di parlare con l\u2019ufficiale di un carro armato\u201d, ricorda, \u201ce gli chiesi se fosse lui il comandante. L\u2019ufficiale rispose, in lacrime, che se Ceausescu era fuggito allora eravamo noi, il popolo, a comandare. \u2018Tu sei il mio comandante ora\u2019, disse. La cosa era surreale: \u2018Bene\u2019, risposi io, \u2018allora prendi il tuo carro armato e portalo agli studi televisivi\u2019. E lo facemmo, con la gente che marciava dietro in corteo. Organizzammo la trasmissione e poi fu il momento dell\u2019annuncio: \u2018Siete liberi, Ceausescu non c\u2019\u00e8 pi\u00f9\u2019.<br \/>\nC\u2019\u00e8 stata una rivoluzione popolare, ma il popolo \u00e8 stato ingannato\u201d, dice.<\/p>\n<p>\u201cNoi eravamo romantici e ingenui, non avevamo nessuna relazione con la gente al potere. Nel giro di un anno fu chiaro che era stata semplicemente una fazione che ne aveva soppiantata un\u2019altra, probabilmente con l\u2019approvazione di Mosca, in quanto Gorbaciov si era accorto che il sistema di Ceausescu stava per implodere. Le istituzioni che avevano governato il paese rimasero intatte, cambiarono solo nome. In realt\u00e0, sono state uccise pi\u00f9 persone dopo l\u2019esecuzione di Ceausescu che prima. Se fossi nei panni di Iliescu, e se credessi in Dio, avrei paura del giudizio divino per tutti quei morti\u201d.<\/p>\n<p>Il risultato di questa rivoluzione a met\u00e0 fu uno strano ibrido: un paese che abbracciava il mercato capitalistico, ma ancora governato dalla vecchia guardia. Un rapporto dell\u2019Unione europea del 2008, mette in luce l\u2019eredit\u00e0 di queste anomalie: la Romania \u00e8 il secondo paese pi\u00f9 corrotto dell\u2019Ue, dopo la Bulgaria.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 stato un tentativo di eliminare la corruzione da parte del presidente Traian Basescu, ma il parlamento ha opposto una fortissima resistenza. Laura Stefanescu, una delle assistenti del ministro della giustizia di quel periodo, dichiara: \u201cLa nostra unica vittoria \u00e8 che non siamo stati sconfitti, e che almeno l\u2019immunit\u00e0 della classe politica non \u00e8 aumentata. La Romania\u201d, continua Stefanescu, \u201c\u00e8 come il sistema bancario internazionale, applicato a un\u2019intera societ\u00e0: le regole esistono solo per le persone oneste; per chi \u00e8 corrotto non c\u2019\u00e8 nessuna regola\u201d.<\/p>\n<p>La corruzione non dipende solo dalla \u201cfalsit\u00e0\u201d della rivoluzione, afferma Mattei Paulin, un banchiere cresciuto all\u2019estero e tornato in patria dopo il 1989, ma anche dalla \u201ccomplicit\u00e0 occidentale nelle privatizzazioni\u201d che sono venute dopo. \u201cPrima del 1989 c\u2019erano diverse fazioni all\u2019interno del sistema comunista\u201d, spiega Paulin. \u201cOra, dopo quello che io chiamo un \u2018regicidio\u2019, piuttosto che un colpo di stato (lasciando proprio perdere la rivoluzione), queste stesse fazioni sopravvivono in quello che sembra un sistema capitalistico, ma in realt\u00e0 \u00e8 uno stato corrotto che ha svenduto le sue azioni della banca centrale, della compagnia petrolifera nazionale insieme e i diritti di estrazione a compagnie francesi, austriache o di altri paesi. E tutto solo per garantirsi la sopravvivenza politica. I poteri e le aziende occidentali sono stati al gioco volentieri\u201d.<\/p>\n<p><strong>Un muro di silenzio<\/strong><br \/>\nLa bandiera simbolo del 1989, il tricolore blu-giallo-rosso con un buco al centro al posto del simbolo comunista, ancora sventola all\u2019ingresso dell\u2019Associazione 21 dicembre. Le vecchie pareti in legno sono coperte di foto del museo in fiamme, o di altri momenti memorabili di quei giorni, e di ritratti dei morti. L\u2019associazione, diretta da Doru Maries, ha fatto causa al governo rumeno (ora attraverso la Corte di Strasburgo), per aver nascosto la verit\u00e0 dei fatti del 1989.<\/p>\n<p>Maries, un ex giocatore di calcio professionista, era tra quelli che occuparono il palazzo del Politburo subito dopo la fuga di Ceausescu. Maries era anche tra quelli che impugnavano una pistola al momento dell\u2019occupazione dell\u2019edificio, ma la ripose non appena si rese conto di cosa stava accadendo. \u201cA un certo punto, un gruppo \u00e8 stato mandato nelle cantine per battersi con i \u2018terroristi\u2019 della Securitate\u201d, racconta. \u201cUn altro gruppo ha ricevuto lo stesso ordine, ma \u00e8 sceso da un\u2019altra scala. Fin\u00ec che si spararono tra di loro. Noi sosteniamo che non c\u2019erano \u2018terroristi\u2019, che l\u2019intera operazione \u00e8 stata una montatura, e i morti non erano necessari\u201d.<\/p>\n<p>Maries tira fuori alcuni documenti presentati in tribunale, da cui si viene a conoscenza del fatto che Iliescu aveva chiesto al partito comunista di continuare a raccogliere iscrizioni, e ai suoi dirigenti di rimanere al loro posto. \u201cPer vent\u2019anni\u201d, dice, \u201cabbiamo avuto solo un muro di silenzio, e penso che lo avremo ancora\u201d.<\/p>\n<p>Quando il movimento democratico rumeno si rese conto che le cose non erano quello che sembravano, cominci\u00f2 una serie di manifestazioni di piazza contro Iliescu. Tra il 1990 e il 1992 il movimento fu ripetutamente sottoposto ai cosidetti <em>minierada<\/em>, gli attacchi violenti dei minatori di carbone della Jiu Valley. Era stato il leader sindacalista Miron Cozma, un fedelissimo di Iliescu, a mobilitare i minatori contro i democratici. Una volta i minatori saccheggiarono le sedi dei partiti, un\u2019altra, invece, pestarono gli studenti durante una manifestazione. Sulla figura di Cozma, \u00e8 stato scritto molto, poco invece si sa dei minatori rumeni e del loro sentimento di orgoglio e di vergogna insieme. I minatori hanno sempre avuto un posto speciale nell\u2019iconografia del partito comunista, eppure nei loro casermoni di appartamenti popolari il riscaldamento a carbone era vietato.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 stato un ultimo raid dei minatori nel 1999, questa volta scesi in strada in difesa dei loro posti di lavoro, quando le miniere cominciarono a chiudere. La chiusura delle miniere nella Jiu Valley ha avuto esiti catastrofici, che rientrano nel prezzo che la Romania ha dovuto pagare per la libert\u00e0, quando ha scambiato la produzione industriale comunista con la dipendenza dal mercato. Questo prezzo \u00e8 forse molto pi\u00f9 alto di quanto si potesse pensare.<\/p>\n<p>Miron Cozma \u00e8 stato in prigione per il suo ruolo nell\u2019organizzazione della proteste contro la chiusura delle miniere, ma \u00e8 stato poi perdonato da Iliescu \u2013 nuovamente eletto al potere \u2013 e rilasciato nel 2004. Oggi, suo fratello Tiberio \u00e8 tra i dirigenti del sindacato dei minatori. \u201cDal 1997 in poi abbiamo assistito\u201d, dice Tiberio, \u201calla distruzione dell\u2019industria carbonifera rumena, distruzione voluta per ragioni politiche dal governo e dal Fondo monetario internazionale. Prima in queste miniere lavoravano 47mila uomini, ora sono meno di undicimila\u201d.<\/p>\n<p><strong>Un paese in svendita<\/strong><br \/>\nA Dallas, una regione del nord dove si trova la miniera Vulcan, le fogne sono a cielo aperto, i bambini giocano tra l\u2019immondizia, famiglie di disoccupati passano le giornate al balcone in palazzi fatiscenti, dove gli ascensori sono stati bloccati per essere usati come ripostigli. Ion Nelu cerca in qualche modo di mantenere la moglie e i tre bambini. \u00c8 senza lavoro dal 1997, da quando lo hanno licenziato dalla miniera, e da allora tira avanti \u2013 racconta \u2013 \u201crubando materiale di scarto o carbone rimasto nella vecchia miniera. O magari andando nel bosco in cerca di funghi da rivendere\u201d.<\/p>\n<p>Verso nord c\u2019\u00e8 Aninoasa, una citt\u00e0 completamente morta da quando \u00e8 stata chiusa la miniera. Mentre la attraversiamo in auto, un gruppo di uomini sta caricando su un camion materiali di scarto e vecchi sanitari saccheggiati dalla miniera e dalle case abbandonate. \u201cNon si fermi\u201d, mi dice una voce. \u201c\u00c8 molto pericoloso\u201d. \u00c8 Szebiges Lajos, un vecchio minatore che osserva la scena seduto su una panchina. \u201c\u00c8 sempre stata dura\u201d, racconta. \u201cPrima avevamo i servizi segreti costantemente alle calcagna, ma almeno avevamo un lavoro. Ora non c\u2019\u00e8 assolutamente niente. Per quale motivo qualcuno dovrebbe chiudere una miniera perfettamente funzionante?\u201d. Ora il carbone arriva in Romania dalla Russia, dall\u2019Ucraina e dal Sudafrica.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte dei Carpazi la storia \u00e8 simile. Nei pressi del porto di Galati, sul Danubio, si trova ancora quella che una volta era una grandiosa acciaieria. Nel 1989, la Sidex era la pi\u00f9 grande d\u2019Europa, con la pi\u00f9 vasta produzione di acciaio speciale del continente. Gli impianti ora appartengono a Laskhmi Mittal, il pi\u00f9 grande magnate dell\u2019acciaio del mondo, e l\u2019uomo pi\u00f9 ricco della Gran Bretagna. Secondo i dirigenti di Solidarity, un nuovo sindacato indipendente dei minatori, Mittal \u201csta amputando la fabbrica, arto dopo arto\u201d. Proprio a causa di questi \u201cridimensionamenti\u201d a giugno scorso gli uffici di Mittal a Lussemburgo sono stati assediati dagli operai in rivolta.<\/p>\n<p>\u201cNel suo momento di masssima espansione, la Sidex ha dato lavoro a 40mila persone\u201d, afferma Ilinca Bianocu, la presidentessa di Solidarity. \u201cQuando Mittal l\u2019ha comprata, ce n\u2019erano 27mila. Ora siamo a 12.500. Il governo l\u2019ha venduta per una miseria e oggi i nuovi proprietari dicono che non \u00e8 pi\u00f9 competitiva, per cui non ci investiranno\u201d, spiega Bianocu. \u201cE non riesco a capire perch\u00e9: la domanda di acciaio cresce, il suo prezzo pure, ma qui non c\u2019\u00e8 lavoro. Non c\u2019\u00e8 alcuna buona ragione per smantellare questa punta di diamante della Romania. A meno che non vogliano trasferire l\u2019intera industria in India o in Cina\u201d.<\/p>\n<p>Di ritorno a Bucarest, sono di nuovo in compagnia di Cordruta Cruceanu, che dopo avermi mostrato le gallerie del museo completamente restaurate, mi porta in un caff\u00e9 risalente al periodo tra le due guerre, quando la citt\u00e0 viveva un fortunato periodo di affinit\u00e0 cultuale con Parigi. \u201cSono riusciti a ristrutturare questi vecchi caff\u00e9 in modo incantevole\u201d, osserva lei, ricordando quando passeggiava tra le rovine di questo quartiere, oggi alla moda.<\/p>\n<p>Oggi, tuttavia, \u201clavoro diversamente\u201d, racconta. \u201cCerco di criticare e contestare i valori di questo paese che, francamente, mi sembrano alla deriva. Sono impegnata con un progetto a Sofia, con il quale allontano i bambini dagli schermi dei computer e li porto in ctt\u00e0, per vedere come si relazionano allo spazio urbano, se gli arriva il senso di quella che nel Rinascimento era la \u2018piazza\u2019, la vita cittadina, nella sua dimensione materiale, artistica e sociale\u201d.<\/p>\n<p>Secondo Cruceanu \u201cripensandoci oggi, la Romania era pi\u00f9 vulnerabile di qualsiasi altro paese dell\u2019area comunista al mito del paradiso materialista, alla cultura dei centri commerciali e alla valutazione del successo in base ai beni che possiedi. \u00c8 stato un passaggio impressionante, forse perch\u00e9 \u00e8 avvenuto all\u2019improvviso e ha coinvolto anche le classi pi\u00f9 colte. E questo ha rovinato la Romania e tutto l\u2019occidente, lo vediamo ora dalla crisi: l\u2019occidente ha finito col credere alle sue stesse illusioni, alle false promesse in cui noi, nel 1989, riponevamo le nostre speranze. Sembra una vita fa, eppure era solo ieri\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Romania, 1989: fu rivoluzione? Fu colpo di stato? Fu una grandiosa messa in scena? Fu di certo uno degli avvenimenti pi\u00f9 misteriosi di quell&#8217;anno sconvolgente. Ed Vulliamy \u00e8 un giornalista del Guardian e ha scritto un ottimo articolo su quei giorni di fine 1989, tra Timisoara e Bucarest. 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