{"id":3368,"date":"2009-10-14T09:38:10","date_gmt":"2009-10-14T07:38:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/?p=3368"},"modified":"2009-10-14T09:45:23","modified_gmt":"2009-10-14T07:45:23","slug":"la-riservatezza-delluretra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/2009\/10\/la-riservatezza-delluretra\/","title":{"rendered":"la riservatezza dell&#8217;uretra"},"content":{"rendered":"<p>Sala di attesa in un ambulatorio privato di Milano, il palazzo umbertino \u00e8 a dir poco sontuoso, in nobile via, le pareti color arancio-pastello rifatte di fresco, musica pop in filodiffusione, sei persone in attesa. Sul tavolino delle letture alcuni numeri di &#8220;<a href=\"http:\/\/jack.tiscali.it\/\" target=\"_blank\">Jack<\/a>&#8221; che, per capirsi, \u00e8 una rivista che si occupa di tecnologia: infatti in copertina la topolona ignuda \u00e8 quasi sempre coperta o da un telefonino o da una penna usb.<br \/>\nLa sala di attesa prelude allo studio di un eminente urologo, dottor professor primario eccellenza santit\u00e0, che ha un tabellino di marcia da diciotto euri al minuto. A prescindere dagli appassionati delle visite rettali, categoria a s\u00e9 che di solito trova modi pi\u00f9 economici per soddisfare i propri desideri, le persone che attendono una visita dall&#8217;urologo &#8211; solitamente &#8211; presentano una qualche patologia di tipo uro-genitale, quale che sia. Come coloro che attendono dal meccanico, generalmente, lo fanno perch\u00e9 hanno la macchina rotta.<!--more--><br \/>\nLa signorina all&#8217;entrata che si occupa degli appuntamenti e del ricevimento \u00e8 invece un uomo, presuppongo perch\u00e9 pi\u00f9 consono a trattare questioni urologiche, ovvero in questo caso prettamente maschili. Il lato estetico ne risente, va da s\u00e9, ma ne guadagna la tranquillit\u00e0 dei pazienti timidi, immagino. L&#8217;uomo in questione, dopo aver espletato le pratiche di ricevimento, consegna a ogni paziente un cartoncino plastificato con un numero, dicendo: <em>&#8220;lei da ora \u00e8 il paziente numero&#8230;&#8221;<\/em> e segue il numero. La chiamata, di conseguenza, avviene per numero e non per nome.<br \/>\n<em>&#8220;E&#8217; per la praivasi&#8221;<\/em>, ci spiegano, e in effetti l&#8217;articolo 83 del DL 196\/03, ovvero il <em>&#8220;Codice in materia di protezione dei dati personali&#8221;<\/em>, recita che il personale sanitario deve mettere in atto <em>&#8220;soluzioni volte a rispettare, in relazione a prestazioni sanitarie o ad adempimenti amministrativi preceduti da un periodo di attesa all&#8217;interno di strutture, un ordine di precedenza e di chiamata degli interessati prescindendo dalla loro individuazione nominativa&#8221;<\/em>. Numeri, appunto. Ma potrebbero essere maschere da Paperino e Pippo (&#8220;<em>lei da ora \u00e8 Paperoga<\/em>&#8220;), soprannomi scelti da ogni singolo paziente (<em>&#8220;venga il sub-comandante Mario&#8221;<\/em>), nomi mutuati da altri contesti (<em>&#8220;tocca a mister Black&#8221;<\/em>), <em>nicknames <\/em>inventati al momento (<em>&#8220;signor Turbominchia?&#8221;<\/em>), simboletti come all&#8217;asilo (<em>&#8220;\u00e8 il turno della mongolfiera&#8221;<\/em>) e cos\u00ec via. Il tutto perch\u00e9 bisogna proteggere la riservatezza del paziente. Bene.<br \/>\nMa in una sala d&#8217;aspetto di un ambulatorio, come dal macellaio o alla fermata dell&#8217;autobus, le persone sono l\u00ec per un motivo piuttosto evidente, per cui cosa si mira a proteggere? L&#8217;associazione tra faccia e nome, evidentemente, e tra nome e patologia. Ma, a meno che il medico non entri in sala gridando: <em>&#8220;Venga, signor XY, che risolviamo subito quel suo problema del criceto incastrato nel sedere&#8221;<\/em>, i dettagli singoli non vengono rivelati, con buona pace della riservatezza. Inoltre, e questo va detto, i cognomi sono molto belli perch\u00e9 identificano una famiglia generica di appartenenza, parentale e non, senza nulla dire sul singolo individuo, ne consegue che sono utilizzati anche e proprio per necessit\u00e0 di questo tipo. Magari qualcuno li inventa l\u00ec per l\u00ec, quando serve, come l&#8217;onnipresente signor Smith in albergo con l&#8217;amante focosa, ma sempre di cognome si tratta.<br \/>\nE se anche fosse? E se i signori in attesa sapessero che io, signor XY, mi chiamo proprio cos\u00ec e sono l\u00ec per una questione uro-genitale? Cosa c&#8217;\u00e8 di nuovo? Qual \u00e8 la differenza? Cosa si \u00e8 scoperto di drammatico che potrebbe compromettere la mia stessa tranquillit\u00e0 personale? Cosa si \u00e8 scoperto che non si sapesse gi\u00e0? Le risposte sono scontate, ovvio, ma non lo sono le premesse: ci\u00f2 che era nato per tutelare la sfera privata dell&#8217;individuo \u00e8 diventato poi, di interpretazione estensiva in interpretazione estensiva, un enorme contenitore a scudo dei dati personali. Il problema nasce quando anche il <span style=\"color: #800000;\">nome <\/span>\u00e8 considerato un <span style=\"color: #800000;\">dato personale<\/span> quando invece \u00e8 per antonomasia il <span style=\"color: #800000;\">dato pubblico<\/span> per eccellenza: ci\u00f2 che doveva tutelare dall&#8217;utilizzo improprio (o illecito) dei dati personali ha portato invece all&#8217;occultamento dei dati stessi. Personalmente, io ritengo pi\u00f9 personale la mia faccia che il mio nome-e-cognome, mi preoccupa di pi\u00f9 dove possa finire la mia faccia piuttosto che il mio nome (peraltro comune a tantissimi), ma sono ben contento di essere riconoscibile in ambiti pubblici e, anzi, dato che vivo in un contesto di persone, sono lieto che, magari, qualcuno all&#8217;occasione tenga traccia di un mio passaggio. Perch\u00e9 sono e resto convinto di vivere in un mondo di persone, e non in un mondo di stronzi dediti al taccheggio.<br \/>\nE qui concludo la sbrodolata di psicologia da pianerottolo con l&#8217;aneddoto conclusivo: al termine della visita, la signorina-uomo apostrofa quasi regolarmente ogni paziente: <em>&#8220;Signor XY, mi ha riconsegnato il numero?&#8221;<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sala di attesa in un ambulatorio privato di Milano, il palazzo umbertino \u00e8 a dir poco sontuoso, in nobile via, le pareti color arancio-pastello rifatte di fresco, musica pop in filodiffusione, sei persone in attesa. 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