{"id":2416,"date":"2009-07-01T06:28:23","date_gmt":"2009-07-01T04:28:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/?p=2416"},"modified":"2009-06-18T15:50:49","modified_gmt":"2009-06-18T13:50:49","slug":"carla-capponi-intervista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/2009\/07\/carla-capponi-intervista\/","title":{"rendered":"Carla Capponi &#8211; intervista"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #800000;\">Carla Capponi<\/span>, gappista e medaglia d&#8217;oro al valor militare, fu una delle protagoniste della Resistenza romana, poi parlamentare del PCI e persona sempre attiva nella difesa dei pi\u00f9 deboli. Ne ho parlato <a href=\"http:\/\/www.trivigante.it\/public\/tregenda\/?p=243\" target=\"_blank\">qui<\/a>, a proposito di una vergognosa iniziativa che la coinvolgeva.<br \/>\nNota per aver partecipato all&#8217;attacco di <span style=\"color: #800000;\">via Rasella<\/span>, fu intervistata da <a href=\"http:\/\/www.larchivio.com\/\" target=\"_blank\">Enzo Cicchino<\/a> nel 1994 a proposito di via Rasella e dell&#8217;eccidio delle <span style=\"color: #800000;\">Fosse Ardeatine<\/span>, in qualit\u00e0 di testimone attiva. Per chi fosse interessato, a seguire il testo dell&#8217;intervista.<!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #800000;\"><em>Signora Capponi cominciamo col rievocare quel giorno famoso&#8230;<\/em><\/span><br \/>\nIo sono Carla Capponi. Sono una delle partigiane che ha fatto parte dell&#8217;attacco di via Rasella. La mattina del 23 marzo 1944 ci siamo alzati da quel giaciglio dove dormivamo, in una cantina a via Marco Aurelio&#8230; ed avevamo dormito pochissimo. Tutta la notte a lavorare intorno a questo carretto della nettezza urbana all&#8217;interno del quale avevamo collocato una serie di spezzoni e la bomba.<em><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Quanto all&#8217;ordigno&#8230;. furono in molti a contribuire alla sua costruzione?<\/span><\/em><br \/>\nLa bomba di Via Rasella aveva una sua storia. Il detonatore, con tutto il materiale esplosivo era stato fornito dal centro militare, la Romana Gas aveva preparato la cassetta in metallo nella quale abbiamo messo il tritolo. L&#8217;artificiere era il fisico Cortini con sua moglie, Laura Garrone. Noi li abbiamo aiutati. C&#8217;era Bentivegna, io, Mario Fiorentini, Lucia Ottobrini; ci siamo dati da fare perch\u00e9 il tempo stringeva. Tra l&#8217;altro ci siam dovuti procurare il carrettino nel quale mettere tutto il materiale. Questo fu rubato al deposito netturbini del Colosseo e portato a via Marco Aurelio. L\u00ec, lo abbiamo riempito, lavorando per tutta la sera, fino alla notte. Ma la nostra attivit\u00e0 non si \u00e8 limitata solo a questo. Avevamo dovuto studiare anche una strategia di azione e logistica, perch\u00e9 a via Rasella avevamo organizzati due attacchi contemporaneamente: uno con il carrettino pieno di esplosivo 18 chili di tritolo. L&#8217;altro con 4 bombe Brixia da mortaio che avevamo trasformato noi stessi, in maniera molto artigiana, in bombe a mano.<br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"><em>Chi vi aveva addestrato a queste tecniche da artificieri?<\/em><\/span><br \/>\nAd aiutarci a capire come trasformarle era stato un guastatore dell&#8217;esercito italiano, gappista anche lui, si chiamava Mangiavacchi. Mi ha insegnato personalmente, nella cantina di un palazzone nel quartiere Prati, come si smontavano le bombe Brixia. Le Brixia hanno un punto centrale che si svita, poi bisogna rovesciarle, togliere il detonatore, poi, tolto questo, si pu\u00f2 innestare una miccia metallica a strofinamento. Va quindi cambiato tutto il congegno, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 un&#8217;elica di volata che va tolta, ecc.<br \/>\nAvevamo imparato quindi a fare anche gli artificieri; avevamo preparato queste quattro bombe. A partecipare all&#8217;azione all&#8217;azione vera e propria sono stati 15 gappisti. La mattina quando tutto \u00e8 stato pronto, siamo andati a mangiare. In genere non avevamo questo lusso del mangiare nelle trattorie, per\u00f2 quel giorno l&#8217;organizzazione partigiana, per rilassarci, ci aveva detto: &#8220;Andate a mangiare alla pizzeria che sta a piazza SS. Apostoli, birreria Dreher, cos\u00ec fate un momento di break dopo la tensione, poi vi preparate all&#8217;azione&#8221;. Cos\u00ec infatti siamo andati a mangiare tutti l\u00ec, come fossimo&#8230; eravamo tutti studenti, a gruppi. Dopo aver mangiato ci siamo separati. Io avevo la mia pistola e dovevo fare da copertura a Bentivegna. Bentivegna invece va a via Marco Aurelio, preleva il carrettino, si veste da spazzino. Per giungere a Via Rasella fa un lungo percorso, purtroppo faticosissimo perch\u00e9 praticamente dal Colosseo deve risalire Corso Vittorio fino al Quirinale, e poi discendere per via Quattro Fontane fino a via Rasella ed il percorso \u00e8 lungo; duro per il peso enorme da trasportare, quindi doveva affrontare una serie di problemi. Per\u00f2 aveva come guardiaspalla Guglielmo Blasi che era un operaio, gappista insieme a noi ma che pi\u00f9 tardi ci ha tradito, facendo arrestare molti compagni.<br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"><em>Veniamo alla dinamica dell&#8217;azione&#8230;<\/em><\/span><br \/>\nL&#8217;appuntamento con tutti gli altri era a largo del Tritone. In quel periodo, il traforo che collega Via Nazionale con Piazza di Spagna era stato chiuso parzialmente; dentro c&#8217;erano tutti gli sfollati dei bombardamenti di Cassino, che vi avevano fatto una specie di ricovero. Quindi il traforo era un punto interessante anche per noi partigiani, perch\u00e9 da l\u00ec si poteva entrare e uscire su via Nazionale, cosa a cui i tedeschi probabilmente non pensavano, perci\u00f2 era una ottima via di fuga. A largo del Tritone, il mio compito era di aspettare il momento dell&#8217;attacco con l&#8217;impermeabile in mano, ed il punto adatto era davanti alla sede del Messaggero; invece gli altri compagni, per esempio Pasquale Balsamo, avevano ognuno un compito. Per esempio, Balsamo avrebbe dovuto venirmi vicino e dire quando io dovevo lasciare il Tritone e raggiungere via Rasella per porgere l&#8217;impermeabile a Bentivegna dopo lo scoppio della bomba.<br \/>\nPer essere pi\u00f9 precisa, Pasquale Balsamo aveva il compito &#8211; lui stava all&#8217;angolo con via Tomacelli &#8211; di venire da me appena avvistava i tedeschi che salivano verso il Tritone da piazza di Spagna, di avvertirmi che praticamente stavano arrivando. A questo punto io avrei dovuto risalire via Rasella, ed era il primo segnale che dovevamo dare a Bentivegna, che era gi\u00e0 fermo vicino a palazzo Tittoni, dinanzi a quel portone grandissimo. Lo avevamo scelto per il fatto che c&#8217;era poca gente, non era pieno di macchine come lo \u00e8 oggi; all&#8217;epoca della guerra veramente le strade di Roma erano semideserte, di macchine poi non se ne parlava, non c&#8217;era la benzina, non c&#8217;era niente.<br \/>\nQuando a un certo punto mi ha dato il segnale ho capito subito che mi dovevo muovere.<br \/>\nIntanto, prima che giungesse il segnale di Balsamo, mi hanno fermato dei poliziotti che facevano la guardia al Messaggero, perch\u00e9 a dirigere il Messaggero c&#8217;era Spampanato (che poi nel dopoguerra divenne deputato del Movimento Sociale). Inoltre Spampanato aveva anche una sua guardia del corpo che stava fuori della sede. Mi hanno fermata e mi hanno chiesto i documenti. Io sono rimasta male perch\u00e9 documenti non ne avevo pi\u00f9 da molto tempo, e quindi mi sono praticamente trovata a dover giocar d&#8217;astuzia. Allora ho fatto finta di essere, un po&#8217; cos\u00ec, una ragazza spiritosa, e ho detto: &#8220;Mio Dio, i documenti perch\u00e9 sto a leggere il giornale!&#8221;. E quel giorno le notizie destavano pure curiosit\u00e0, c&#8217;era a Napoli l&#8217;eruzione del Vesuvio&#8230;<br \/>\nInsomma, quelli insistevano, allora ho cercato di prenderli un po&#8217;&#8230; cos\u00ec, facendo le moine&#8230; Loro hanno visto che ero una ragazza, ho detto che aspettavo il mio fidanzato, se davo fastidio me ne andavo&#8230; e loro hanno detto: &#8220;Vabb\u00e9, non importa. Faccia quello che vuole, basta che stia un po&#8217; pi\u00f9 lontana dal portone&#8221;. E io mi sono allontanata.<br \/>\nA questo punto per\u00f2 Balsamo, che aveva visto che loro mi avevano rivolto la parola, nel timore che mi potessero arrestare, si era avvicinato con la sua pistola, c&#8217;\u00e8 stato un equivoco grave perch\u00e9 lui ha pensato che mi volessero arrestare, mandando cos\u00ec praticamente a monte tutta l&#8217;azione; invece i poliziotti volevano solo fare i galletti spiritosi, come in genere fanno i romani con le ragazze. Tuttavia questi hanno fatto in modo che io partissi subito e mi avviassi per via Rasella prima del segnale vero. Sono passata davanti a Palazzo Tittoni, dove Bentivegna ritenendo il mio arrivo fosse come concordato si \u00e8 preparata la pipa per accendere la miccia, ma poi non giungendo l&#8217;altro segnale di conferma, l&#8217;ha dovuta rispegnere.<br \/>\nQuesto secondo segnale glielo doveva dare Calamandrei, che stava all&#8217;angolo in basso di Via Rasella&#8230; togliendosi il cappello. E invece i tedeschi non arrivavano, non arrivavano, quel giorno hanno fatto un ritardo grandissimo: invece che alle due sono giunti alle tre e 40 circa, c&#8217;\u00e8 stato un ritardo enorme. Eravamo stressati tutti, la tensione era altissima, io sono andata davanti al cancello di palazzo Barberini, praticamente&#8230; mi sono fermata l\u00ec perch\u00e9 non sapevo che fare. Ho aspettato che qualcuno mi facesse un altro segnale perch\u00e9 avevo capito che c&#8217;era stato un equivoco, e quindi mi sono messa a aspettare ordini praticamente.<br \/>\nPoi mi sono rispostata di nuovo e in quel mentre, riecco i poliziotti di prima che, non fidandosi e insospettiti perch\u00e9 avevano visto che io avevo un trench in mano, mi si sono avvicinati di nuovo: &#8220;Ah, allora lei viene qui?&#8221;, &#8220;S\u00ec perch\u00e9 il mio fidanzato \u00e8 praticamente dell&#8217;Unione Militare; l\u00ec c&#8217;\u00e8 il reparto&#8230; &#8221; mi sono giustificata, aggiungendo che stavo l\u00ec perch\u00e9 lui avrebbe ritardato, doveva uscire alle quattro, cercavo di prender tempo.<span style=\"color: #800000;\"><em><br \/>\nCi sono stati attimi terribili prima dello scoppio durante i quali ha cercato di salvare qualcuno dal rischio dell&#8217;esplosione?<\/em><\/span><br \/>\nIn quel momento ho visto venir gi\u00f9 da via Quattro Fontane un&#8217;amica di mia madre, una vecchia signora. Allora io naturalmente ho approfittato subito per sganciare i poliziotti. Mi sono avvicinata, ho subito attaccato discorso, ho detto: &#8220;Come mai? Come stai?&#8221; come si fa normalmente, poi ci siamo messe a parlare. Per\u00f2 io tenevo d&#8217;occhio via Rasella. A un certo punto ho detto: &#8220;Senta, signora, \u00e8 meglio che se ne va di qui perch\u00e9 oggi \u00e8 una brutta giornata, \u00e8 il 23 marzo. Coi tedeschi, con la situazione che c&#8217;\u00e8 possono accadere tante cose a Roma&#8221; insomma, ho cercato di mandarla via. A questo punto la signora mi guarda un po&#8217; spaventata, e siccome mi vede malvestita, coi calzettoni, insomma malridotta; lei mi conosceva in un&#8217;altra maniera, pi\u00f9 elegante, ha pensato che qualche cosa strana doveva esserci per davvero. Infatti se n&#8217;\u00e8 andata, poveretta, tutta spaventata, ed io mi sono invece spostata su via Rasella, sul primo portoncino e l\u00ec ho atteso.<br \/>\nDopo finalmente sono comparsi in fondo alla strada quelli del Bozen, li ho visti arrivare. Loro, come entrarono nella strada di via Rasella, iniziarono la salita cantando una marcia. Rompevano il passo, e per darsi un ritmo cominciarono a cantare una canzone tedesca di quelle solite, naziste.<br \/>\nA questo punto, mentre i tedeschi salgono, Calamandrei fa il segnale a Bentivegna. Nel momento cruciale io non ho pi\u00f9 visto Bentivegna perch\u00e9 tra me e Bentivegna c&#8217;era la testa della colonna. Poi lo vedo ricomparire che sopravanza la testa della colonna e mi raggiunge.<br \/>\nMentre gli sto facendo infilare il trench, avviene l&#8217;esplosione.<br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"><em>Come \u00e8 stato l&#8217;effetto e cosa \u00e8 accaduto subito dopo?<\/em><\/span><br \/>\nPer la forza dell&#8217;esplosione noi due siamo quasi spinti in avanti, un autobus che passava a via Quattro Fontane, scendendo in gi\u00f9 verso piazza Barberini, viene spostato tutto sul marciapiede di palazzo Barberini. E l\u00ec c&#8217;\u00e8 un momento drammatico perch\u00e9 dei bambini scappano dal giardinetto dove giocavano da dentro palazzo Barberini. I poliziotti hanno capito finalmente che si trattava di qualcosa&#8230; mi vengono incontro cercando&#8230; Allora io tiro fuori la rivoltella, li minaccio, e loro scappano in gi\u00f9 verso piazza Barberini.<br \/>\nNoi risaliamo via Quattro Fontane, corriamo verso via XX Settembre, l\u00ec vediamo uscire dal Ministero della Difesa un gruppo di militari che vengono contro di noi. Questi militari quasi ci avevano raggiunto ma noi siamo riusciti a superare la piazza delle Quattro Fontane e scendere sulla via Nazionale. Giunti sulla via Nazionale gi\u00e0 eravamo fuori tiro dei tedeschi perch\u00e9 i tedeschi da via Rasella sparavano a tutto spiano, noi sentivamo passare i proiettili. Fino a qualche tempo fa sulle facciate dei palazzi di Via Rasella c&#8217;erano ancora i segni dei proiettili.<br \/>\nQuindi abbiamo percorso via Nazionale. La mia famiglia abitava in piazza Foro Traiano. Siccome Bentivegna non si sentiva bene, aveva avuto una tensione tale che gli era venuto un collasso cardiaco. Malgrado casa mia fosse stata gi\u00e0 visitata dai tedeschi, ho detto: proviamo a andare l\u00ec&#8230; Il portiere era un antifascista, Michele era un vecchio portiere di Roccagiovine, ed entriamo dentro il portone. Faccio salire Rosario in casa\u00a0 con molte difficolt\u00e0, &#8211; noi abitavamo al quarto piano- gi\u00e0 altre volte aveva avuto degli svenimenti &#8211; mia madre c&#8217;era, per fortuna e gli offre un po&#8217; di cognac. Lui si riprende un po&#8217;, e resta cos\u00ec&#8230; certo, il cuore aveva avuto evidentemente una grossa scossa. Dopo questo momento di break, ripartiamo subito perch\u00e9 non volevo n\u00e9 compromettere mia madre n\u00e9 il palazzo e le persone che ci abitavano.<br \/>\nSi leva di dosso tutte le robe da spazzino, la tuta, eppoi anche il trench, facciamo un pacco, lui sotto era vestito normalmente come un giovane di quell&#8217;epoca, e naturalmente usciamo dal palazzo. Camminiamo per via dei Fori Imperiali , via Cavour, risaliamo le scale della saletta dei Borgia, dove c&#8217;\u00e8 un sottopassaggio, e l\u00ec in quel sottopassaggio lasciamo il pacco del vestiario. Poi scappiamo sopra, facciamo Colle Oppio e andiamo a piazza Vittorio, dove c&#8217;era l&#8217;appuntamento finale di tutti i GAP. L\u00ec per fortuna c&#8217;erano tutti e ciascuno ha raccontato la sua parte. Ci dicono che delle quattro bombe Brixia ne erano esplose solo tre, una era stata fatta male, evidentemente, o era stata accesa male. A terra avevano visto molti morti ma non sapevano il numero.<br \/>\nOgnuno di noi aveva gi\u00e0 stabilito dove si sarebbe rifugiato, noi avevamo scelto di rifugiarci in una casa di ebrei che erano sfollati, ma di nascosto erano tornati nella propria casa. Erano miei amici. Abbiamo trascorso la notte insieme a loro. Bentivegna giocava a scacchi e io mi ricordo che mi misi l\u00ec a scrivere una poesia per scaricarmi l&#8217;angoscia e il dramma di quella storia. Invece Cortini e la moglie fecero una dormita, tranquillissimi.<br \/>\nAlla mattina ci siamo alzati e subito abbiamo comprato i giornali. Abbiamo pensato: ci sar\u00e0 subito la notizia che \u00e8 avvenuta la bomba a via Rasella: niente, non si \u00e8 trovata una riga scritta in nessun posto. Noi allarmati, diciamo: come mai questi non hanno scritto niente? Allora siamo andati all&#8217;appuntamento con il compagno Calamandrei e Salinari e l\u00ec abbiamo commentato questa cosa. Tutti eravamo molto sbalorditi di non aver notizie. Comunque durante il giorno abbiamo avuto una riunione, abbiamo fatto il bilancio dei programmi successivi. Noi operavamo a Centocelle, Torpignattara, Quadraro, Quarticciolo con attacchi notturni contro le colonne tedesche dirette verso Anzio dove erano sbarcati gli americani.<br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"><em>Sapeste subito della tragedia delle Ardeatine?<\/em><\/span><br \/>\nRipeto, il 24 marzo non troviamo sui giornali alcun accenno all&#8217;attacco di via Rasella, eppure era stata una cosa che aveva bloccato tutto il centro storico, quindi abbiamo pensato che doveva venirne per forza fuori un comunicato. La radio non ne parlava, silenzio assoluto. Si possono controllare i giornali dell&#8217;epoca, sia il Giornale d&#8217;Italia che il Messaggero: non portano nessuna notizia. Il 25 mattina compriamo i giornali e troviamo il comunicato Stefani che per\u00f2 trascriveva un comunicato del comando tedesco: &#8220;Comunisti badogliani hanno attaccato a via Rasella un gruppo di militari tedeschi; 32 sono morti e per ogni tedesco ucciso 10 italiani pagheranno con la loro vita. La sentenza \u00e8 gi\u00e0 stata eseguita&#8221;. Questa la tragica conclusione, che poi non \u00e8 finita qui, la vicenda \u00e8 continuata.<br \/>\nA parte tutto quello che \u00e8 stato per noi il turbamento, l&#8217;angoscia, anche molti dubbi che ci son venuti perch\u00e9, certo, la rappresaglia i tedeschi non a caso la facevano; la facevano per colpire al cuore la Resistenza, perch\u00e9 poi gli uomini che sono morti alle Ardeatine erano molti nostri compagni. Romualdo Chiesa era degli stessi gruppi partigiani dai quali venivo io, eravamo stati amici; Gioacchino Gismondo era stato un mio professore. C&#8217;erano decine di persone che erano legate a noi anche durante la lotta.<br \/>\nPer esempio, Marchesi, che era un oste di via del Vantaggio, era stato preso, portato a via Tasso, torturato, per le torture aveva perso un occhio e l&#8217;hanno portato quasi cieco alle Fosse Ardeatine; Marchesi fu medaglia d&#8217;oro al valor militare. Ebbene, lui era un nostro carissimo amico. Quando eravamo affamati&#8230; capitavamo nella sua trattoria&#8230; ci metteva da parte da mangiare, ci faceva sempre trovare qualcosa per sfamarci&#8230; Perch\u00e9 non avevamo le carte annonarie, non avevamo nessun documento, eravamo braccati, stavamo nascosti in una cantina di Duilio, poi a Centocelle.<br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"><em>Ma era proprio necessario mettere questa bomba?<\/em><\/span><br \/>\nPoco dopo cominci\u00f2 una polemica sulla questione, l&#8217;utilit\u00e0&#8230; Mentre gli Alleati se n&#8217;erano compiaciuti, sui giornali inglesi, americani, eccetera questa cosa aveva avuto una grande risonanza, qui in Italia tra le forze del CLN&#8230; ci fu una discussione, tuttavia poi usc\u00ec con un comunicato che confermava la paternit\u00e0 dell&#8217;attacco e se ne assumeva la responsabilit\u00e0. Trovavano spazio in qualche modo le forze, diciamo, pi\u00f9 attesiste, quelle dell&#8217;Ora X, quelle che erano contro il fatto che si combattessero i tedeschi nella citt\u00e0. Fin dal primo momento questa scelta ci aveva diviso in due gruppi diversi: quelli che aspettavano l&#8217;Ora X per intervenire e noi che dicevamo che bisognava colpire subito, dietro l&#8217;invito americano: &#8220;Colpite il nemico ovunque e comunque!&#8221;. Avevano lanciato dei volantini su Roma, c&#8217;erano stati dei comunicati, eravamo in collegamento con il Sud, quindi noi ricevevamo ordini precisi. Le armi per operare gli attacchi ce le aveva fornite il Centro Militare di Montezemolo; Montezemolo io l&#8217;ho incontrato una sola volta, per uno scambio di munizioni e di armi che ci dovevano fornire i militari.<br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"><em>Per anni si \u00e8 discusso sulla famosa storia del presentarsi ai tedeschi al fine di evitare la rappresaglia&#8230;<\/em><\/span><br \/>\nSubito dopo la Liberazione, venne fuori questa discussione: &#8230;se ci fossimo presentati i tedeschi non avrebbero fatto la rappresaglia. Questa voce non si sa chi l&#8217;ha messa in giro, se nata dagli stessi fascisti durante i mesi che seguirono, per incitare contro la Resistenza le famiglie delle vittime. Pensate che queste furono avvisate della morte dei loro cari molto tardi&#8230; perch\u00e9 anche quelli che erano rimasti in carcere non sapevano nulla di quanto era accaduto&#8230; Itedeschi avevano rifiutato a tutti la consegna dei pacchi, l&#8217;avevano sospesa, sia a Regina Coeli che alla pensione Iaccarino, a via Tasso e alla pensione Oltremare, che erano i posti di tortura e di carcere in mano ai tedeschi e ai fascisti.<br \/>\nQuindi le donne non potevano portare pi\u00f9 niente, nessuno sapeva se il marito, o il fratello, il padre, o un suo parente era finito alle Fosse Ardeatine. Poi cominci\u00f2 ad arrivare a Massimo Gizio il primo avviso, ed \u00e8 nel 31 di marzo, che diceva: &#8216;pu\u00f2 ritirare gli indumenti del suo congiunto in via tal dei tali al numero tale&#8217;; in tedesco! Cos\u00ec che nessuno riusciva a capirci una parola. E poi si aggiungeva: il signor tal dei tali \u00e8 morto &#8211; senza dirne le ragioni &#8211; il giorno 24 marzo 1944. Fino a tutto maggio fu uno stillicidio, 10, 15 messaggi al giorno, li hanno spedito a tutte le famiglie, un po&#8217; alla volta&#8230; Una tortura \u00e8 stata anche quella di mandarle in tedesco, C&#8217;\u00e8 stata una crudelt\u00e0 nel voler prolungare questa angosciosa attesa del non sapere.<br \/>\nOra, su questa polemica, &#8220;presentarsi&#8221;, si \u00e8 fatto un gran parlare ma Kappler, al processo, ha chiarito tutto perch\u00e9 lui ha detto: Ma io non ero cos\u00ec pazzo da avvertire la cittadinanza romana che avevo intenzione di uccidere 10 persone per ogni tedesco, cio\u00e8 320&#8230; ma furono 335 alle Fosse Ardeatine. Perch\u00e9? Perch\u00e9 questo silenzio!? Perch\u00e9 a Roma c&#8217;erano 4000 arrestati, fra tutti. Ed ogni famiglia poteva pensare che sarebbe morto il suo congiunto, quindi pensate: 4000 famiglie che avrebbero circondato le carceri e i posti di detenzione. Non solo: ma intorno a loro c&#8217;era tutta la Resistenza romana, quella militare, il CLN, ecc., che sarebbe scesa in piazza.<br \/>\nIn pi\u00f9, vi si sarebbero aggiunti anche i cittadini onesti, quelli che ci aiutavano &#8211; perch\u00e9 la Resistenza, questo lo voglio chiarire una volta per sempre, non \u00e8 solo quella che combatte: la Resistenza \u00e8 stata tutta, nel cittadino che ti ospita pur sapendo che hai le armi, quello che ti fa i collegamenti, quello che ti porta le notizie, quello che fa la staffetta, cio\u00e8 non combatte ma collega. E se quell&#8217;esercito cosiddetto irregolare -che \u00e8 la Resistenza- non ha il sostegno di questa base, non pu\u00f2 esistere, non esiste. \u00c8 come l&#8217;esercito regolare: per ogni soldato in linea che combatte, c&#8217;\u00e8 un rapporto di 1 a 8 di servizi dietro.<br \/>\nIo mi ricordo una cosa incredibile. Io ho un foglio, mio padre ha fatto la guerra &#8217;14-&#8217;18, era ingegnere e ha costruito le fortificazioni del Perfor\u00e0: gli hanno consegnato 2000 operai e 400 donne. Io non sapevo che nella guerra del &#8217;14-&#8217;18 anche le donne fossero state mandate al fronte, nei posti di combattimento. (Bisognerebbe fare un&#8217;indagine, sarebbe interessante conoscere quante sono morte di queste donne che sono state messe al fronte cos\u00ec, che erano contadine forse del Friuli, forse locali).<br \/>\nOra, la polemica \u00e8 durata a lungo, dopo il processo Kappler si stava gi\u00e0 attenuando, perch\u00e9 lo stesso colonnello nazista aveva dichiarato che non era stato previsto che gli autori si presentassero. Tuutavia, con quell&#8217;insistenza (che \u00e8 tipica di chi sa che mente e che la menzogna a furia di battere pu\u00f2 passare per verit\u00e0) i fascisti, riaffrancati dall&#8217;amnistia del &#8217;47 di Togliatti, rientrati al Parlamento avevano fatto in modo che se ne parlasse pur senza alcuna consistenza storica.<br \/>\nBisogna ricordare che questi onorevoli erano i peggiori figuri della Repubblica Sociale, tutti condannati a morte. In mezzo a loro c&#8217;erano una serie di personaggi che avevano colpe gravissime; io non voglio fare i nomi, ma hanno fatto i parlamentari degli uomini che erano stati gli aguzzini, impiccatori di partigiani, persecutori&#8230; meno Borghese, che aveva fatto la X MAS ed era stato degradato e espulso dall&#8217;esercito, ma lui non \u00e8 mai stato parlamentare. Lo sono stati invece Ezio Maria Grai: Filippo Anfuso, che era stato ambasciatore in Germania, aveva visitato i campi di concentramento dei nostri militari che erano stati internati in Germania. Questa dell&#8217;esercito italiano \u00e8 stata una tragedia nella tragedia. Di un milione che si rifiutarono di combattere con i tedeschi, una parte sono stati deportati qui nella stessa Italia. Dei 640.000 portati nei campi di concentramento in Germania: ne sono morti pi\u00f9 di 40.000, pensate!<span style=\"color: #800000;\"><em><br \/>\nPer quello che lei ricorda, come erano organizzati i G.A.P.?<\/em><\/span><br \/>\nL&#8217;organizzazione dei GAP era cos\u00ec fatta: Roma era stata divisa in 8 zone; ogni zona aveva i suoi GAP di zona, poi c&#8217;erano i GAP centrali. Il tutto era sotto il comando militare del CLN, che era diviso nella parte politica e nella parte militare. Nella parte militare c&#8217;erano praticamente tre dirigenti di vari partiti, e poi nella parte politica c&#8217;era tutto il resto della massa dei politici. La parte militare e la parte politica comunicavano tra di loro naturalmente. La parte combattente era anche la parte organizzativa perch\u00e9 i combattimenti vanno organizzati, gli scontri vanno organizzati, va fatto un piano, vanno coordinati i servizi, anche i servizi logistici e di spionaggio.<br \/>\nIl mio inizio \u00e8 stato con i GAP, presso l&#8217;Ufficio Informazioni della Centrale Partigiana, che era diretta da Luciano Luzzana. Nello stesso ufficio c&#8217;era un&#8217;altra Carla, Carla Angelini: medaglia d&#8217;argento partigiana, che \u00e8 stata poi arrestata ed ha fatto sei mesi di carcere duro a via Tasso. Ha sofferto molto, perch\u00e9 questo centro cadde; fu arrestato Luzzana, mor\u00ec sotto le botte; era un centro che teneva i collegamenti con tutte le organizzazioni militari degli altri partiti. Era molto rischioso perch\u00e9 qui a Roma erano sorte anche false organizzazioni militari patriottiche, le organizzavano gli stessi fascisti per prendere i contatti con noi e farci arrestare. Questa era una vecchia tattica che avevano usato anche con i partigiani jugoslavi e in Russia, a supporto dell&#8217;ARMIR; costituivano questi falsi gruppi di combattenti, smascheravano i partigiani veri e li facevano catturare. Questa tecnica fu adoprata soprattutto in Jugoslavia, perch\u00e9 l\u00ec c&#8217;\u00e8 stato un forte movimento di fascisti jugoslavi: i cetnici, gli ustascia, ecc. Questi ultimi si sono prestati a fare da falsi partigiani.<br \/>\nAnche noi qui abbiamo avuto questo fenomeni ma molto rari, devo dire, perch\u00e9 l&#8217;Esercito \u00e8 stato meraviglioso. Ha avuto atti straordinari di coraggio, personaggi eccezionali finiti sotto tortura. Il generale Simoni, il colonnello Montezemolo, personalit\u00e0 di un valore altissimo che hanno riscattato l&#8217;Esercito Italiano dalla vergogna di essere stato Esercito fascista.<br \/>\nOra, i GAP avevano questa configurazione: quelli di zona, collegati al Centro Militare, e che passavano attraverso Cigalini che era il capozona di tutte le zone di Roma. Noi, dei GAP centrali, eravamo al diretto ordine del comando del CLN, quindi noi eravamo i GAP del CLN. Le nostre azioni noi le studiavamo, le comunicavamo attraverso Salinari, prima di lui a Trombadori ma questi fu arrestato dopo che cadde la santabarbara di via Giulia, con Giorgio Lab\u00f2 e Gianfranco Mattei. Mattei s&#8217;impicco in carcere per non parlare. Abbiamo avuto tante perdite. Qualcuno -dopo via Rasella- si lamentava che non c&#8217;erano state pi\u00f9 tante azioni come c&#8217;erano state prima, ma il fatto era che noi siamo stati decimati, abbiamo perso il 70% dei nostri combattenti, fummo in pochi i sopravvissuti di questo nucleo.<br \/>\nCerto, i GAP ricevevano ordini direttamente dal CLN, per cui via Rasella fu eseguita dietro suo ordine.<span style=\"color: #800000;\"><em><br \/>\nE il CLN da chi prendeva ordini?<\/em><\/span><br \/>\nIl CLN era lui il capo della Resistenza a Roma. Poi c&#8217;era quello nazionale ma ancora non si era collegato con il Nord. Era nazionale gi\u00e0 a Roma, poi quando Roma praticamente cadde, Amendola, Pertini, Bauer, che erano qui, appunto, a Roma, si sono trasferiti al Nord e l\u00ec hanno continuato la lotta e hanno fatto parte del CLN nazionale che governava tutto il Nord fino alla Toscana, che non era stata ancora liberata, fin poi alla Linea Gotica.<br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"><em>In che modo gli Alleati intervenivano sul CLN romano?<\/em><\/span><br \/>\nAh b\u00e8, il rapporto con gli americani, con gli inglesi, con le truppe Alleate &#8211; con i quali eravamo ormai alleati &#8211; era continuo attraverso nostre staffette o anche i nostri informatori. Per esempio, Giaime Pintor \u00e8 morto per passare le linee e portare gli ordini al Sud: \u00e8 saltato su una mina in uno dei paesini dell&#8217;Appennino. P esempio, la Lussu si \u00e8 recata a piedi attraverso tutte le montagne qui fino in Calabria&#8230; fino in Puglia&#8230; fino a Napoli dove c&#8217;era il comando, dove s&#8217;era stabilito il re, il comando ed il Governo. E l\u00ec lei si \u00e8 incontrata con suo fratello che stava organizzando l&#8217;esercito italiano del CVL, diciamo, del Corpo Volontari per la Libert\u00e0, quelli che poi avrebbero risalito la penisola per liberare l&#8217;Italia insieme con gli Alleati. Hanno combattuto a Montelungo.<br \/>\nPoi un&#8217;altra nostra compagna: Vera Vassalli, medaglia d&#8217;oro partigiana, anche lei ha fatto le missioni con la radio ricetrasmittente; ma lei non era di Roma, era toscana, ha operato in Versilia; ma a Roma avevamo le ricetrasmittenti anche noi per comunicare, le spostavamo continuamente.<em><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Voi conoscevate che tipo di corpo speciale era quello che attaccavate in via Rasella?<\/span><\/em><br \/>\nIl battaglione Bozen che passava per via Rasella che noi abbiamo attaccato, l&#8217;abbiamo attaccato perch\u00e9 era polizia antipartigiana, chiamata proprio dalla zona del Trentino in appoggio alle SS: erano SS di Bolzano, gruppi speciali. Li portavano a addestrare al Flaminio, ma non sapevamo dove senn\u00f2 l&#8217;avremmo attaccati l\u00e0. Li vedevamo fare tutto questo percorso, facevano piazza del Popolo, poi il Corso, poi deviavano per via del Babbuino, piazza di Spagna, via Tomacelli, arrivavano al largo del Tritone, l\u00ec prendevano la scorciatoia, via Rasella, che era una strada silenziosa, con poche botteghe artigiane, le macchine non c&#8217;erano, naturalmente; poi Quattro Fontane, via XX Settembre e andavano a Castro Pretorio, dove c&#8217;erano tutti accampamenti tedeschi.<br \/>\nQuesto battaglione era stato fatto venire proprio come truppa antiguerriglia che sarebbe stata utilizzata in seguito.<span style=\"color: #800000;\"><em><br \/>\nChi ha eseguito materialmente la Rappresaglia delle Ardeatine?<\/em><\/span><br \/>\nC&#8217;\u00e8 un particolare importante, Kappler offr\u00ec al comandante del Bozen, questa polizia speciale di SS bolzanesi, la soddisfazione di vendicarsi dell&#8217;attacco subito, eseguendo loro stessi la rappresaglia; invece Dobrik il comandante si \u00e8 rifiutato. Quelli del Bozen si sono rifiutati, devo dire questo, ad onor del vero; \u00e8 stato un gesto anche coraggioso, se vogliamo, da parte di queste truppe speciali che erano sopravvissute all&#8217;attacco.<br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"><em>Come \u00e8 stata la vostra reazione emotiva?<\/em><\/span><br \/>\nDevo dire che questo attacco di via Rasella, a differenza di tutti gli altri che avevamo compiuto a Roma, pi\u00f9 di 40 azioni e attacchi contro i tedeschi, era stato quello che ci ha pi\u00f9 turbato, pi\u00f9 sconvolto, anche perch\u00e9 molti dei nostri compagni sono stati uccisi alle Fosse Ardeatine e forse si sarebbero potuti salvare se dai nazisti avessero avuto un processo regolare. Una cosa da notare \u00e8 questa: che nessuno ha avuto un processo regolare, c&#8217;eran solo pochi condannati a morte tra quelli che sono stati uccisi; che non hanno avuto nemmeno, una cosa che non costava niente ai tedeschi, il conforto religioso. Ma siccome l\u00ec \u00e8 morto anche un prete&#8230; \u00e8 stato portato alle Fosse Ardeatine, don Pappalardo, lui poveretto si \u00e8 reso conto di cosa stava avvenendo, quel poco che ha potuto fare tra quelli che gli erano vicini, li ha benedetti prima che entrassero dentro&#8230;\u00a0 I tedeschi&#8230; li hanno spinti dentro, mi posso immaginare cosa possa essere stata la scena da inferno&#8230; quelle luci, le grotte, i cadaveri uno sopra l&#8217;altro, una cosa terribile.<br \/>\nComunque noi una reazione avemmo: quella di voler continuare ad attaccare con pi\u00f9 determinazione, rispondere a questa rappresaglia con una cosa ancora pi\u00f9 grossa! Stavamo preparando un gigantesco attacco proprio alle carceri di via Tasso &#8211; sennonch\u00e9 quando era tutto pronto \u00e8 venuto un contrordine. Non abbiamo mai scoperto perch\u00e9 \u00e8 arrivato questo contrordine, se per intervento del Vaticano che in quel momento voleva che Roma restasse integra ed estranea alla lotta. Difatti l&#8217;insurrezione a Roma non c&#8217;\u00e8 mai stata, non c&#8217;\u00e8 stata perch\u00e9 il papa non ha voluto che si facesse. E gli Alleati ci hanno detto, appunto, di non attaccare i tedeschi, di lasciarli uscire dalla citt\u00e0; abbiamo solo impedito che facessero saltare i ponti, come a Firenze. Quello lo abbiamo impedito&#8230; s\u00ec, qualche scaramuccia ma loro avevano fretta di andar via e quindi&#8230; ed \u00e8 andata bene cos\u00ec.<span style=\"color: #800000;\"><em><br \/>\nSe aveste saputo che dopo l&#8217;attacco di via Rasella ci sarebbe stata&#8230;<\/em><\/span><br \/>\nLa rappresaglia&#8230;<span style=\"color: #800000;\"><em><br \/>\n&#8230;l&#8217;avreste fatto?<\/em><\/span><br \/>\nMah, molti ci hanno chiesto se avessimo saputo prima che ci sarebbe stata questa grossa rappresaglia, se noi avremmo fatto l&#8217;attacco o se ci saremmo offerti subito dopo e consegnati ai tedeschi. Questi sono due argomenti. Sul primo argomento dico che noi l&#8217;avremmo fatto lo stesso perch\u00e9 la Resistenza non pu\u00f2 prescindere dall&#8217;esistere senza pensare che poi il nemico si avvarr\u00e0 di tutti gli strumenti che ha per le ritorsioni, questo non c&#8217;\u00e8 dubbio, ma il nemico va combattuto comunque. Un nemico che ti rastrella gli uomini per le strade, 2000 te li deporta dal Quadraro, che ti fucila le persone che trova magari con un&#8217;arma; c&#8217;erano i manifesti dove c&#8217;era scritto: &#8220;Per chi non consegna le armi o i renitenti di leva &#8211; prendevano i renitenti di leva &#8211; c&#8217;era l&#8217;esecuzione immediata sul posto&#8221;.<br \/>\nDicevano: &#8220;Met\u00e0 di Roma nascondeva l&#8217;altra met\u00e0&#8221;; c&#8217;erano prigionieri americani, inglesi, neozelandesi, di tutte le parti del mondo che erano nei campi di concentramento, scappati l&#8217;8 settembre, erano nascosti a Centocelle, a Torpignattara, al Quadraro, tutte le borgate erano piene di questi prigionieri scappati. Ora, il kaputt, la pena di morte, era per ogni piccola cosa, avevano proibito tutto: c&#8217;era il coprifuoco, guai, se ti prendevano sotto il coprifuoco ti uccidevano!<br \/>\nOra, in una situazione come questa la lotta partigiana doveva essere condotta altrimenti l&#8217;Italia sarebbe stata come la Germania, non avrebbe potuto sedere al tavolo della pace. Noi abbiamo conquistato questo diritto con pi\u00f9 di 70.000 morti in Italia; abbiamo avuto 16 donne decorate con la medaglia d&#8217;oro alla memoria: Ines Versari fu appesa ai lampioni di Forl\u00ec, sulla piazza, dopo che l&#8217;avevano torturata, con un gancio da macellaio, insieme con Corbari e gli altri partigiani, e li hanno tenuti tre giorni l\u00ec appesi. Siccome era una bella ragazza, l&#8217;avevano mezza spogliata e i tedeschi si divertivano &#8211; c&#8217;\u00e8 una foto bruttissima, orribile, tragica &#8211; si divertivano a sparare sulle cosce, si vedono i buchi ma non usciva il sangue perch\u00e9 lei era gi\u00e0 morta&#8230; e si vedono sghignazzare e colpire&#8230; facevano il tiro a segno sulle cosce, sulle gambe di questa ragazza.<br \/>\nOra, di fronte a queste cose&#8230; porsi questa domanda, \u00e8 assurdo. Io mi ricordo l&#8217;8 settembre: nessuno sa che a Roma, a Porta San Paolo, non sono morti soltanto 500 militari ma sono morti 156 civili! E tra questi &#8211; ho fatto mettere io la lapide facendo una battaglia su questo &#8211; sono morte 27 donne! Io stessa ero l\u00e0, io mi sono portata a casa un carrista che era stato colpito, l&#8217;ho tirato fuori dal carro mentre avanzavano i tedeschi, me lo sono messo sulle spalle, l&#8217;ho nascosto nei cespugli, era stato colpito a un ginocchio, e me lo sono portato sulle spalle: via dei Trionfi&#8230; perch\u00e9 a Porta Capena l&#8217;avevano colpito, mentre ripiegavano. Stavano ormai tutti ripiegando, era la disfatta, era il giorno 10. E me lo sono portato a casa, l&#8217;abbiamo curato, era un sardo, si chiamava Vincenzo Carta. E questo poi, rimesso a nuovo, diciamo, \u00e8 tornato a casa sua; viveva a Viareggio, con la madre. E allora lui, poi, \u00e8 riuscito a tornare a casa. Per farmi capire che era arrivato, siccome sua madre era profumiera, mi ha mandato un profumo attraverso un carabiniere, che si chiamava Pecorino, era un capitano dei carabinieri, che \u00e8 passato per casa mia, l&#8217;ho ospitato, gli ho fatto passare le linee ed \u00e8 andato al Sud. E ho saputo dopo la Liberazione che questo carabiniere era vivo, mi ha mandato una lettera, quindi era andato felicemente al Sud.<em><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Una riflessione: da un punto di vista giuridico, Roma non era citt\u00e0 aperta, per\u00f2 comunque questo concetto \u00e8 nato, come mai?<\/span><\/em><br \/>\nRoma era citt\u00e0 aperta; era considerata citt\u00e0 aperta perch\u00e9, dopo l&#8217;8 settembre, con l&#8217;occupazione di Roma da parte dei nazisti, Calvi di Bergolo e gli altri del Centro Militare addivennero a una specie di armistizio con le truppe tedesche e stabilirono, per la salvaguardia di Roma, di dichiarare Roma citt\u00e0 aperta, e a governare questa Roma citt\u00e0 aperta fu nominato il principe Calvi di Bergolo. Sennonch\u00e9, dopo pochi giorni &#8211; ma nemmeno&#8230; non so quanti, adesso non mi ricordo bene &#8211; lo stesso Calvi di Bergolo fu arrestato e fu deportato in Germania, quindi la citt\u00e0 aperta fin\u00ec. Ma c&#8217;era stato un patto, che i tedeschi non hanno rispettato, naturalmente. Ora, il papa aveva insistito tanto su questo, anzi, il Vaticano si era fatto promotore di questa cosa e aveva sempre ribadito che Roma non doveva essere una citt\u00e0 dove dovevano passare le truppe, doveva essere una citt\u00e0 santa, e invece non \u00e8 stato rispettato per niente: Roma anzi \u00e8 diventata: il centro del comando&#8230; C&#8217;era Kesserling che aveva il suo comando sul Soratte, per\u00f2 qui c&#8217;erano tutti i comandi militari, Meltzer, Dolmann, tutti erano qui; c&#8217;erano gli alberghi occupati: l&#8217;Excelsior, il Flora, tutti gli alberghi di via Veneto, quelli pi\u00f9 importanti, il Bernini-Bristol di piazza Barberini. L\u00ec c&#8217;erano i comandi. Per esempio, un comando tedesco &#8211; l&#8217;abbiamo fatto saltare, noi &#8211; era alla Pensione S. Caterina a via Po, all&#8217;angolo di via Po.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carla Capponi, gappista e medaglia d&#8217;oro al valor militare, fu una delle protagoniste della Resistenza romana, poi parlamentare del PCI e persona sempre attiva nella difesa dei pi\u00f9 deboli. Ne ho parlato qui, a proposito di una vergognosa iniziativa che la coinvolgeva. 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