{"id":5106,"date":"2017-05-08T06:34:26","date_gmt":"2017-05-08T04:34:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trivigante.it\/cose\/?p=5106"},"modified":"2024-02-09T20:49:14","modified_gmt":"2024-02-09T19:49:14","slug":"notizie-sullo-stato-dellinformazione-nelleta-della-pietra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/?p=5106","title":{"rendered":"notizie sullo stato dell&#8217;informazione nell&#8217;et\u00e0 della pietra"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-970 alignleft\" src=\"http:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/virgolette-aperte.png\" alt=\"\" width=\"50\" height=\"46\" srcset=\"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/virgolette-aperte.png 342w, https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/virgolette-aperte-300x275.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 50px) 100vw, 50px\" \/>L&#8217;odierna umanit\u00e0 si fa dell&#8217;epoca in cui io sono vissuto un quadro sbagliato quanto singolare. Si \u00e8 convinti che l&#8217;et\u00e0 della pietra sia stata un&#8217;epoca primitiva, e si dimentica che sono state fatte allora quelle invenzioni e quelle fondamentali scoperte accettate oggi come ovvie. S\u00ec, i disegni sulle pareti delle nostre caverne sono stati in grado di suscitare qualche interesse, ma alla nostra pi\u00f9 eminente istituzione culturale, il giornalismo, non s&#8217;\u00e8 fatto finora alcun caso.<br \/>\nNella mia qualit\u00e0 di redattore, per centinaia d&#8217;anni, dell&#8217;\u00abOsservatore Liassico\u00bb &#8211; spesso confuso col \u00abNuovo Giornale Triassico\u00bb, organo di bandiera dei conservatori &#8211; vorrei rettificare in brevi tratti gli equivoci pi\u00f9 grossolani, e gettare un po&#8217; di luce sull&#8217;ignoranza buia che avvolge la nostra epoca.<br \/>\nIl giornale \u00e8 una delle prime invenzioni dell&#8217;umanit\u00e0, ed \u00e8 giusta l&#8217;opinione di chi considera il giornale la seconda di tutte le invenzioni. Risult\u00f2 necessaria nel momento in cui l&#8217;uomo constat\u00f2 d&#8217;avere la dote dell&#8217;inventore, scoperta resa possibile, naturalmente, solo dopo la prima invenzione: quella di procedere eretto sul terreno pianeggiante usando i piedi, anzich\u00e9 arrampicandosi in giro sugli alberi. All&#8217;inventore fu istantaneamente chiaro che tutte le invenzioni derivanti da questa facolt\u00e0 sarebbero potute diventare patrimonio fondamentale per tutta l&#8217;umanit\u00e0 solo se fosse stato anche possibile portarle a conoscenza di tutti mediante i giornali.<br \/>\nI primi giornali apparvero ancora scalfiti su corteccia d&#8217;albero, ma gi\u00e0 nel periodo permiano si adott\u00f2 l&#8217;incisione su pietra. L&#8217;apparire, allora, dei sauri giganti rese indispensabile l&#8217;impiego di questo materiale pi\u00f9 solido, come del resto proprio allora e per la stessa ragione cominciammo a lasciare gli alberi e ad abitare nelle caverne. Da quel momento in poi la pietra rimase il materiale preferito; da noi nel liassico, agli inizi, fu naturalmente la pietra calcarea, solo pi\u00f9 tardi, quando spuntarono le Alpi, utilizzammo in prevalenza il granito: anch&#8217;io, durante l&#8217;ultimo quarto della mia carriera giornalistica, ho potuto far uso di questa roccia ideale.<!--more-->L&#8217;\u00abOsservatore Liassico\u00bb fu l&#8217;unico periodico del mesozoico ad apparire con cadenza annuale, il \u00abPeriodo Cretacico\u00bb, organo del partito progressista, tent\u00f2 anch&#8217;esso di farlo, ma fall\u00ec, per poi tornare e uscire, in epoca successiva, con la testata \u00abFuturo\u00bb, ogni dieci anni, alla stregua degli altri giornali. Il \u00abGiornale Carbonale\u00bb, la pi\u00f9 antica delle nostre pubblicazioni, usciva ogni cent&#8217;anni.<br \/>\nLa confezione d&#8217;un giornale era un&#8217;impresa faticosa e ciclopica, che richiedeva contemporaneamente il vigore di un orso, l&#8217;indefettibile sopportazione di disumani disagi, incorruttibile facolt\u00e0 di giudizio e buon stile letterario. Era un&#8217;impresa pericolosa, in cui s&#8217;aveva di continuo la morte davanti agli occhi, e pi\u00f9 d&#8217;un mio collega fu sepolto per sempre sotto un foglio di giornale cadutogli addosso forse solo perch\u00e9 aveva voluto aggiungervi il prezzo dell&#8217;abbonamento.<br \/>\nMa lo spirito umano vince ogni difficolt\u00e0. Nel mesozoico in particolare la scrittura dei giornali fu resa pi\u00f9 agevole da grandi invenzioni e scoperte. Al mio periodo risale soprattutto la scoperta della forza di gravit\u00e0. Ricordo ancora bene i miei primi anni di giornalismo al \u00abMessaggero del Mare Giurassico\u00bb, pi\u00f9 tardi scomparso assieme allo stesso mare giurassico. Era l&#8217;epoca in cui portavamo ancora l&#8217;acqua a valle con le mani, e abbattevamo gli alberi tagliandoli dall&#8217;alto in basso, un pezzo di tronco per volta, che poi occorreva calare gi\u00f9 con faticose acrobazie. A questo punto la forza di gravita irruppe nel liassico, benefica dispensatrice di favori e di sollievo. Nel settore del giornalismo imparammo a staccare la pietra da ripidi versanti montuosi e a farla poi cadere gi\u00f9. Le edizioni straordinarie &#8211; quella in occasione della formazione delle Alpi, per esempio &#8211; furono scritte su pietre tonde poi rotolate in pianura, un metodo che semplific\u00f2 in modo essenziale la spedizione del giornale, cui allora doveva provvedere la casa editrice stessa. (La posta fu inventata nel periodo terziario, quindi all&#8217;inizio del cenozoico.)<br \/>\nI nostri primi giornali erano ovviamente pieni di notizie sulle grandi invenzioni e scoperte che facevamo, e vorrei qui menzionare solo l&#8217;utilizzazione del fuoco e certe invenzioni militari di portata storica come la clava e la sassata (che resero la guerra cos\u00ec crudele da farla diventare impossibile), ma col tempo il carattere del giornale mut\u00f2. Se fin qui s&#8217;era volto esclusivamente alla pacifica e armoniosa evoluzione della razza umana, col liassico soprattutto ebbe inizio un&#8217;epoca radicalmente nuova.<br \/>\nI pacifici insediamenti sugli alberi, quell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro di cui cantavano i nostri poeti, era passata da tempo, \u00e8 vero; per\u00f2 non s&#8217;era abbandonata la speranza di poterci tornare. Le caverne apparvero all&#8217;uomo del periodo permiano come un esilio solo provvisoriamente necessario; non potendo prevedere che i sauri &#8211; che cominciavano appena a comparire, isolati, e per sottrarsi ai quali s&#8217;era rifugiato nelle caverne &#8211; avrebbero messo in questione la sopravvivenza dell&#8217;umanit\u00e0, li considerava poco pi\u00f9 di uno scherzo balzano e un po&#8217; pericoloso della natura. Il liassico ci schiar\u00ec le idee. Dovemmo abbandonare definitivamente la speranza di poterci di nuovo arrampicare sugli alberi, soltanto alcuni circoli utopistici come i vetero-conservatori la sfruttarono ancora per una illusoria propaganda a favore del loro partito. I sauri erano superiori a noi uomini: cento volte per dimensioni e mille volte per numero. Si sviluppavano in forme sempre nuove, pi\u00f9 spaventose e fantastiche. Appestavano l&#8217;aria, calpestavano la terra e sporcavano l&#8217;acqua. I loro colli, che si allungavano in continuazione, resero necessarie caverne sempre pi\u00f9 profonde e complicate. Ma nel liassico non c&#8217;erano solo i sauri a minacciarci. Agli orrori d&#8217;ambito zoologico s&#8217;unirono gli orrori della natura. La terra stessa mut\u00f2 d&#8217;aspetto. Non per nulla aveva prodotto quegli animali mostruosi. Spuntarono, con fracasso, le Alpi, accompagnate da terremoti. L&#8217;umanit\u00e0 nelle sue caverne sent\u00ec le montagne oscillare su di s\u00e9, eppure non os\u00f2 abbandonare l&#8217;oscurit\u00e0 che la proteggeva.<br \/>\nIn quell&#8217;epoca i giornali si posero in modo totale e assoluto al servizio della razza umana. Non si trattava pi\u00f9 di garantire il progresso, ora si trattava di salvare la pelle.<br \/>\nIl liassico \u00e8 il grande, eroico periodo del giornale dell&#8217;et\u00e0 della pietra. Sempre pi\u00f9 spesso rotolavano a valle le edizioni straordinarie e i numeri speciali, oppure erano i redattori stessi a sospingerli nelle lunghe notti d&#8217;inverno, passando accanto ai sauri addormentati, su un terreno sempre tremolante, fino alle caverne dei loro simili. Si divulgavano notizie sulla dislocazione delle mandrie dei sauri, si pubblicavano disegni e descrizioni delle loro nuove forme, si facevano previsioni sui terremoti imminenti. S&#8217;aggiungano poi i bollettini bellici sui combattimenti fra singoli sauri e trib\u00f9 d&#8217;uomini, corredati di esaurienti considerazioni critiche sulle varie battaglie. Cos\u00ec, in quei tempi d&#8217;orrore, il giornale fu spesso l&#8217;unica fiaccola di libert\u00e0.<br \/>\nTuttavia soltanto il periodo cretacico, accolto entusiasticamente con speranze esagerate, port\u00f2 alla svolta decisiva. I sauri abbandonarono le sponde del mare giurassico che tendeva progressivamente a prosciugarsi, e le Alpi avevano finalmente portato a termine la loro formazione, sia pure con alcuni millenni di ritardo. E contemporaneamente l&#8217;\u00abOsservatore Liassico\u00bb intraprese la sua ultima, purtroppo vana, campagna.<br \/>\nE&#8217; inconfutabile che il periodo cretacico sia stato una delle epoche pi\u00f9 felici della storia umana, anche se personalmente non credo di poterlo neppure minimamente paragonare per grandezza e importanza a quello liassico. Gli uomini ripresero a muoversi liberi e disarmati sulla terra, pur non rinunciando, per tradizione, alle caverne. Fiorirono le arti. Fu scoperta la culinaria. Le severe forme della pittura liassica cedettero a quelle impressionistiche della cultura cretacica. I costumi parchi e severi dell&#8217;era dei sauri, che miravano soltanto alla mera conservazione dell&#8217;umanit\u00e0, si ammorbidirono, vennero in voga il gioco e la danza, specie dal giorno in cui s&#8217;invent\u00f2 la tecnica del battere le mani.<br \/>\nPer quanto approvassimo tutte queste cose anche sull&#8217;\u00abOsservatore Liassico\u00bb, non ci sfuggiva tuttavia che era cominciata per il mondo un&#8217;epoca di pi\u00f9 accentuato lassismo, che doveva ineluttabilmente trasformarsi, col tempo, in un pericolo assai peggiore dei sauri. Fummo presi da preoccupazioni crescenti. L&#8217;antico, tradizionale carattere del giornale cambi\u00f2, e si fece conservatore.<br \/>\nFurono soprattutto l&#8217;invenzione del gessetto e del suo impiego nell&#8217;arte dello scrivere ad accentuare le nostre apprensioni. Sempre pi\u00f9 giornali furono scritti col gesso e si volsero cos\u00ec alle fugaci novit\u00e0 del giorno. La grafomania s&#8217;impossess\u00f2 dell&#8217;umanit\u00e0. Lo stile puro, laconico della classicit\u00e0 liassica fu dimenticato. Si vide chiaramente che, col superato pericolo, s&#8217;era spenta anche la vigoria dell&#8217;uomo.<br \/>\nL&#8217;\u00abOsservatore Liassico\u00bb perse la sua battaglia. Cess\u00f2 le pubblicazioni alla fine del mesozoico. E questa \u00e8 stata l&#8217;esperienza pi\u00f9 dolorosa della mia vecchiaia. Mi \u00e8 ancora viva nella memoria quella buia notte di Capodanno dell&#8217;anno un milione avanti Cristo quando ebbe inizio il cenozoico. I miei presentimenti trovavano conferma. Vedevo gi\u00e0 passare i primi mammut giganti, miserabili nani al confronto dei sauri, incapaci di mettere davvero a repentaglio l&#8217;umanit\u00e0 e di renderla in tal modo pi\u00f9 forte. L&#8217;invenzione della posta non mi disorient\u00f2. L&#8217;invenzione dello scudo di pietra mi diede ragione, le speranze che avevamo riposto nella clava e nelle sassaiole si dissolsero, la guerra era ridiventata teoricamente possibile e ben presto fu rimessa in pratica. E la causa della guerra fu l&#8217;invenzione dello Stato, che avvenne nel medio terziario.<br \/>\nLa guerra non fu tuttavia la sola conseguenza di quella fatale e infelice invenzione, ad essa va ricondotta anche l&#8217;estinzione dei giornali. I quali giornali potevano vivere solo in quanto istituzioni internazionali al servizio di tutta l&#8217;umanit\u00e0; lo Stato li degrad\u00f2 a fogli locali, per i cui minimi compiti risultarono troppo pesa<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-971 alignright\" src=\"http:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/virgolette-chiuse.png\" alt=\"\" width=\"50\" height=\"46\" srcset=\"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/virgolette-chiuse.png 342w, https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/virgolette-chiuse-300x275.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 50px) 100vw, 50px\" \/>nti. Un giornale dopo l&#8217;altro cess\u00f2 le pubblicazioni, e l&#8217;ultimo giornale dell&#8217;et\u00e0 della pietra, l&#8217;\u00abOrgano per la creta e l&#8217;argilla\u00bb, aveva gi\u00e0 cessato d&#8217;esistere ai tempi del pliocene.<\/p>\n<p>1949, un racconto matto di Friedrich D\u00fcrrenmatt.<br \/>\nDa <em>Racconti<\/em>, Feltrinelli, Milano, 1988.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;odierna umanit\u00e0 si fa dell&#8217;epoca in cui io sono vissuto un quadro sbagliato quanto singolare. Si \u00e8 convinti che l&#8217;et\u00e0 della pietra sia stata un&#8217;epoca primitiva, e si dimentica che sono state fatte allora quelle invenzioni e quelle fondamentali scoperte accettate oggi come ovvie. 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