{"id":4748,"date":"2017-03-30T07:12:43","date_gmt":"2017-03-30T05:12:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trivigante.it\/cose\/?p=4748"},"modified":"2024-02-09T20:49:34","modified_gmt":"2024-02-09T19:49:34","slug":"4748","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/?p=4748","title":{"rendered":"la grammatica \u00e8 \u2013 spesso \u2013 un\u2019opinione"},"content":{"rendered":"<p>In Italia, fortunati noi, abbiamo avuto e abbiamo grandi linguisti e studiosi di grammatica e retorica, basterebbe citare Luca Serianni e Bice Mortara Garavelli.<br \/>\nPerch\u00e9 l&#8217;italiano \u00e8 una lingua ricca e bizzarra, piena di sfumature e sottigliezze che la rendono bellissima e vivace e, per meglio capirla (e usarla), servono gli studiosi, quelli bravi. Tra quelli bravi davvero e con meno di cinquant&#8217;anni, uno su tutti: Andrea De Benedetti. Mai pedante, spiritoso e brillante, uno che la lingua la conosce per davvero, tanto era divertente e interessante in <em>Val pi\u00f9 la pratica. Piccola grammatica immorale della lingua italiana<\/em> quanto si \u00e8 confermato in <em>La situazione \u00e8 grammatica. Perch\u00e9 facciamo errori. Perch\u00e9 \u00e8 normale farli<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4749\" src=\"http:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/170328.debenedetti.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"1562\" srcset=\"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/170328.debenedetti.jpg 1000w, https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/170328.debenedetti-192x300.jpg 192w, https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/170328.debenedetti-768x1200.jpg 768w, https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/170328.debenedetti-656x1024.jpg 656w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/p>\n<p>Tra le tante informazioni utili e curiose del libro, vorrei riportare qui &#8211; lo so che non dovrei, sarebbe anche vietato ma la voglia di condividere tanta bellezza \u00e8 troppo forte per me (chiedo quindi scusa ad ADB) &#8211; un pezzo dell&#8217;ultimo capitolo del libro, \u00ab<em>Consigli non richiesti<\/em>\u00bb: dodici suggerimenti che De Benedetti lascia in conclusione e che andrebbero, dico io, imparati a memoria.<br \/>\nEccoli qua e, visto che tanto sto trasgredendo, completer\u00f2 lo scempio, spezzandoli qua e l\u00e0 per farli diventare pi\u00f9 evidenti:<\/p>\n<blockquote>\n<h5>Diffida di quelli che scrivono mail del tipo <em>nel rispondere alla Sua richiesta del 23 ottobre xxxx, mi pregio di informarLa che l\u2019ordine da Lei effettuato Le sar\u00e0 recapitato<\/em>&#8230; perch\u00e9 chi si rivolge al prossimo ergendogli un piedistallo di lettere cubitali non lo fa quasi mai per educazione ma perch\u00e9 \u00e8 un servo.<\/h5>\n<\/blockquote>\n<blockquote>\n<h5>Diffida in generale di chi usa le lettere grandi per farsi sentire, di chi gonfia i font del computer col Viagra delle maiuscole per compensare un\u2019evidente impotenza dialettica, di chi, incapace di far valere le proprie ragioni in una discussione <em>vis-\u00e0-vis<\/em>, strilla giudizi e sentenze barricandosi dietro cataste di lettere enormi e spigolose.<\/h5>\n<\/blockquote>\n<blockquote>\n<h5>Compiangi chi si presenta o si firma Tarantini Roberto o Cazzaniga Jessica, perch\u00e9 senza saperlo sta rinunciando a un pezzo della sua identit\u00e0, degradandosi a voce di elenco telefonico, a numero di registro di classe, a ennesimo socio di quel club dei vinti, anonimi e sottomessi di cui il Fantozzi rag. Ugo \u00e8 ancora oggi l\u2019insuperato prototipo.<\/h5>\n<\/blockquote>\n<blockquote>\n<h5>Sospetta di chi seleziona parole gi\u00e0 accoppiate, di chi costruisce le frasi col libretto di montaggio sempre sotto il naso, di chi non riesce neppure a concepire una <em>tegola<\/em> che non sia <em>brutta<\/em>, un <em>valore<\/em> che non sia <em>aggiunto<\/em>, un <em>delitto<\/em> che non sia <em>efferato<\/em>, un <em>suono<\/em> (anzi <em>suon<\/em>) che non sia quello di <em>gol<\/em>, un\u2019<em>iniezione<\/em> che non sia di <em>fiducia<\/em>, una <em>tragedia<\/em> che non sia della <em>follia<\/em>, e non immagina quanto possa essere bello e gratificante far da sensale a nomi e aggettivi che, se solo qualcuno si prendesse la briga di mettere in contatto e far conoscere, scoprirebbero di stare insieme molto meglio di quei matrimoni di parole talmente logori da rischiare di culminare, appunto, in \u00abefferati delitti\u00bb o in una \u00abtragedia della follia\u00bb.<\/h5>\n<\/blockquote>\n<blockquote>\n<h5>Guardati da quelli che mettono ogni cosa tra virgolette \u2013 le parole che scrivono e quelle che dicono \u2013 magari accompagnando il tutto col gesto molto americano di indice e medio che si abbassano insieme o avvisando in anticipo che quanto stanno per dire \u00e8 da intendere, appunto, \u00abtra virgolette\u00bb. Guardatene, perch\u00e9 non sanno quello che dicono, oppure non sanno dirlo, oppure ancora lo sanno benissimo ma non vogliono assumersene alcuna responsabilit\u00e0, come se le virgolette, pi\u00fa che a segnalare usi figurati di un termine, servissero prima di tutto a prendere le distanze dalla propria coscienza.<\/h5>\n<\/blockquote>\n<blockquote>\n<h5>Fai attenzione, specie quando scrivi, a non usare i tempi verbali in maniera promiscua, a non abbandonare il presente se hai cominciato a raccontare una storia al presente, a non tradire il passato remoto se all\u2019inizio della narrazione hai scelto il passato remoto. Il fatto che l\u2019italiano disponga di una vasta gamma di tempi verbali per le narrazioni non significa che li si possa usare indifferentemente: ciascuno ha una sua funzione specifica (il passato prossimo riduce le distanze, il passato remoto le dilata, il presente storico ha un effetto di presa diretta, il trapassato prossimo e il trapassato remoto danno profondit\u00e0 al racconto permettendo di sovrapporre diversi piani temporali), ma se si tratta semplicemente di riportare eventi in successione basta scegliere quello che ci sembra pi\u00fa adatto al tipo di racconto.<\/h5>\n<\/blockquote>\n<blockquote>\n<h5>Controlla sempre su un dizionario come si scrivono \u2013 e cosa significano \u2013 le parole che non usi abitualmente, perch\u00e9 potrebbe darsi che tu le scriva o le usi nel modo sbagliato: la storia recente della lingua italiana \u00e8 piena di voci che hanno cambiato radicalmente volto (da <em>irruente<\/em> a <em>irruento<\/em>, da <em>reboante<\/em> a <em>roboante<\/em>, da <em>succubo<\/em> a <em>succube<\/em>) o ruolo (<em>defatigante<\/em> da \u00abfaticoso\u00bb a \u00abrilassante\u00bb, <em>affatto<\/em> da \u00abdel tutto\u00bb a \u00abper niente\u00bb, <em>paventare<\/em> da \u00abtemere\u00bb a \u00abproporre\u00bb) senza far troppo rumore, ma se sei il pioniere della novit\u00e0 e non sei uno che fa tendenza, rischi di finire sbertucciato su Facebook o Instagram come quelli che scrivono <em>entusiasto<\/em>, <em>apprendisto<\/em>, <em>pultroppo<\/em>, <em>albitro<\/em> o <em>propio<\/em>.<\/h5>\n<\/blockquote>\n<blockquote>\n<h5>Qualche volta prova poi a consultare una grammatica, che resta il miglior gps per orientarsi nella propria lingua. E ogni tanto ricordati di scaricare gli aggiornamenti, perch\u00e9 da una volta all\u2019altra potresti scoprire che sono state aperte nuove strade che non conoscevi.<\/h5>\n<\/blockquote>\n<blockquote>\n<h5>Non fidarti dei correttori automatici, che sarebbero anche utili per rimediare agli sbagli, se non avessero la tendenza a sostituirli con degli errori.<\/h5>\n<\/blockquote>\n<blockquote>\n<h5>Sorridi di quelli che dicono \u00abun attimino di pazienza\u00bb, \u00abun attimino di attenzione\u00bb, \u00absei un attimino nervoso\u00bb, perch\u00e9, a parte il fatto che l\u2019<em>attimo<\/em> servirebbe a quantificare il tempo e non le cose, <em>un attimo<\/em> rappresenta gi\u00e0 un\u2019unit\u00e0 di misura abbastanza piccola perch\u00e9 la si debba ulteriormente frazionare in <em>attimini<\/em>.<\/h5>\n<\/blockquote>\n<blockquote>\n<h5>In generale, evita le semplificazioni, le scorciatoie. Commettere errori non \u00e8 una colpa, ma lo diventa se non fai nulla per evitarli, se rinunci in partenza a vigilare su quello che dici e come lo dici, se l\u2019errore non \u00e8 un atto in qualche modo creativo ma \u00e8 il frutto guasto di pigrizia e conformismo.<\/h5>\n<\/blockquote>\n<p>E, infine:<\/p>\n<blockquote>\n<h5>Ricorda, infine, che l\u2019italiano \u00e8 un bene comune, come l\u2019acqua, l\u2019aria, la terra, il verde. Il suo uso \u00e8 libero e gratuito ma comporta delle responsabilit\u00e0. Non seminare cacche e immondizie in giro resta il modo migliore per evitare, un giorno, di calpestare quelle altrui.<\/h5>\n<\/blockquote>\n<p>Grazie, De Benedetti. Illuminante, anche stavolta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Italia, fortunati noi, abbiamo avuto e abbiamo grandi linguisti e studiosi di grammatica e retorica, basterebbe citare Luca Serianni e Bice Mortara Garavelli. 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