{"id":34836,"date":"2025-11-21T14:16:00","date_gmt":"2025-11-21T13:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/?p=34836"},"modified":"2025-11-22T14:29:28","modified_gmt":"2025-11-22T13:29:28","slug":"la-locomotiva-umana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/?p=34836","title":{"rendered":"la locomotiva umana"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emil Zatopek, mezzofondista e maratoneta cecoslovacco, detto appunto per la sua abilit\u00e0 ineguagliata nella corsa e perch\u00e9 sbuffava, era noto anche per una certa qual poca grazia nel correre. Non tutto, le gambe andavano bene, era il torso che sbandierava qua e l\u00e0, le braccia in giro, la testa dondolante e un&#8217;espressione in agonia perenne.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"980\" height=\"718\" src=\"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1763733671-GettyImages-639618511.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34837\" srcset=\"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1763733671-GettyImages-639618511.jpg 980w, https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1763733671-GettyImages-639618511-615x451.jpg 615w, https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1763733671-GettyImages-639618511-768x563.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Czech athlete Emil Zatopek (L) during the Humanite cross country run. He won the event.   (Photo by Universal\/Corbis\/VCG via Getty Images)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ognuno corre come vuole e se uno, poi, come lui vince quasi qualsiasi gara a volte doppiando il secondo, ha evidentemente ragione di fare quel che lo faccia sentire meglio. Alle olimpiadi del 1952 a Helsinki vinse 5mila, 10mila metri e maratona mentre la moglie Dana vinceva l&#8217;oro nel giavellotto femminile, per dire. Lui disse di averla ispirata, lei rispose: \u00abDavvero? Prova a ispirare qualche altra ragazza e guarda un po\u2019 se riesce a tirare un giavellotto a cinquanta metri\u00bb. Niente male.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Comunque, il motivo per cui sto scrivendo qui di Zatopek, il calzolaio socialista poi regalato alla corsa, \u00e8 per le descrizioni che i giornalisti sportivi e commentatori ne diedero, vedendolo correre. Jean Echenoz scrisse: \u00abprocede in maniera pesante, scomposta, sofferta, a scatti. Non nasconde la violenza di uno sforzo che gli si legge sul viso contratto, irrigidito, stravolto, continuamente distorto da un rictus penoso a vedersi. I lineamenti sono alterati, come dilaniati da una spaventosa sofferenza, a tratti ha la lingua fuori, come avesse uno scorpione in ogni scarpa\u00bb. Per Gianni Brera faceva \u00able smorfie pi\u00f9 angosciose e rattristanti\u00bb e \u00abpare vecchio slombato e pronto a crepare sul margine del prato come un ronzino esausto\u00bb. Pierre Magnan scrisse che era \u00abl\u2019uomo che correva come tutti noi\u00bb, che non \u00e8 esattamente un complimento. Per molti altri, era l&#8217;uomo che correva peggio di noi, alcuni commenti sparsi <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/news\/2000\/nov\/23\/guardianobituaries\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">che ho trovato qui<\/a> scrissero: correva come \u00abche \u00e8 stato appena accoltellato al cuore\u00bb, <em>ahah<\/em>, come uno \u00abche sta lottando contro un polpo su un nastro trasportatore\u00bb, come uno con \u00abun cappio attorno al collo\u00bb, che si dimena per liberarsene. Come \u00abun pugile che combatte contro la sua ombra\u00bb, come \u00abuno che stia per fare il proprio ultimo passo\u00bb. Ahah, polpi, scorpioni e ronzini. Il <em>New York Times<\/em> in occasione della sua morte scrisse che era stato \u00abforse il miglior corridore da lunghe distanze di sempre, di sicuro il pi\u00f9 sgraziato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Zatopek, dalla sua, ribatteva che \u00abl\u2019atletica non \u00e8 il pattinaggio sul ghiaccio: non serve sorridere e fare delle belle facce per i giudici\u00bb; una volta smesso di correre si avvicin\u00f2 a Dubcek e alle sue posizioni pi\u00f9 libertarie che portarono alla Primavera di Praga. Con l&#8217;arrivo dei sovietici fu esiliato, punito e messo poi a fare lo spazzino. Si racconta che le persone per strada si fermassero ad aiutarlo a raccogliere la spazzatura, il grande Zatopek, la locomotiva umana. Fu riabilitato, ebbe qualche incarico di prestigio, <a href=\"https:\/\/youtu.be\/tE6wX5V_MGQ?si=a9lJ7mA1ejbssGs5\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">fece una pubblicit\u00e0 dai toni insensati per Adidas<\/a>. E la migliore risposta alle osservazioni dei commentatori la diede lui, riconoscendo quanto dicevano pur mantenendo il proprio orgoglio: \u00abNon avevo abbastanza talento per correre e sorridere allo stesso tempo\u00bb. Che poi non era poi nemmeno cos\u00ec vero. Il grande Zatopek.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Emil Zatopek, mezzofondista e maratoneta cecoslovacco, detto appunto per la sua abilit\u00e0 ineguagliata nella corsa e perch\u00e9 sbuffava, era noto anche per una certa qual poca grazia nel correre. Non tutto, le gambe andavano bene, era il torso che sbandierava qua e l\u00e0, le braccia in giro, la testa dondolante e un&#8217;espressione in agonia perenne. 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