{"id":22839,"date":"2022-06-06T11:57:00","date_gmt":"2022-06-06T09:57:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trivigante.it\/cose\/?p=22839"},"modified":"2024-02-09T20:42:44","modified_gmt":"2024-02-09T19:42:44","slug":"la-linea-di-demarcazione-tra-peter-moore-e-me","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/?p=22839","title":{"rendered":"quella linea di demarcazione tra Peter Moore e me"},"content":{"rendered":"\n<p>Alla fine di aprile \u00e8 mancato Peter Moore, a lungo direttore creativo di Nike, negli anni Ottanta, e di Adidas negli anni Novanta, entrambi decenni in cui le due aziende si sono lanciate, o rilanciate, notevolmente. Non per caso.<br>Moore era grafico, influenzato da Jasper Johns e Rauschenberg fin dagli inizi, disegn\u00f2 le prime Air Jordan e il logo Wings, entrambe di clamoroso successo ma non le sue cose migliori, a parer mio. Fece poi un sacco di cose, ricordo un poster molto divertente in cui Moses Malone, Moses appunto, nella biblica valle dei palloni da basket guidava il suo popolo, bei tempi in cui ci si prendeva anche un po&#8217; in giro. Prese McEnroe e rifiut\u00f2 Lendl, \u00abhe\u2019s a fucking communist\u00bb, <em>eheh<\/em>, proprio no, non \u00e8 che uno pu\u00f2 capirle tutte, anche se disegna da dio. Ma la disfida sul campo fu anche questione di marchi, Lendl se lo prese l&#8217;Adidas.<br>Anche Moore pass\u00f2 alla concorrenza, anzi agli arcinemici, nel 1989 e contribu\u00ec in modo determinante al rilancio dell&#8217;azienda, ridisegnandone tra l&#8217;altro il logo, creando il <em>Mountain <\/em>che ancora ben resiste.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"910\" height=\"910\" src=\"http:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/220607.adidas.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22840\" srcset=\"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/220607.adidas.jpg 910w, https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/220607.adidas-615x615.jpg 615w, https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/220607.adidas-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/220607.adidas-768x768.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 910px) 100vw, 910px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Chi si diletti o abbia a che fare con le questioni di grafica, ben sa quanto i dettagli facciano la differenza, quanto optare per una soluzione o un&#8217;altra renda un progetto valido e duraturo o, al contrario, una boiata pazzesca. Per fare un esempio pratico, io il logo Adidas Mountain di Moore, per mio modo ed esperienza, l&#8217;avrei chiuso nella parte superiore in modo diverso, ovvero portandolo alla forma triangolare e inclinando le rette superiori seguendo una linea non tracciata, quella in rosso.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/220607.adidas.confronto-600x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-22846\" srcset=\"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/220607.adidas.confronto-600x1024.png 600w, https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/220607.adidas.confronto.png 615w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Ed ecco la differenza tra un logo magnifico, il suo, e una schifezza colossale, la mia. Un dettaglio, piccolo ed enorme, che traccia la distanza tra lui e me. O, peggio, li avrei fatti tutti della stessa altezza, inguardabili. Maledetto Moore, hai vinto anche stavolta.<br>Fece molte altre cose, come i grandi grafici si disegnava i biglietti d&#8217;auguri per natale, dipingeva, \u00abThere\u2019s a big difference between graphic design and painting. As a graphic designer, you solve your client\u2019s problems. As a painter, communication is personal. The problems to solve are your own\u00bb, chiaro. Il tocco era inconfondibile anche all&#8217;interno di un contesto molto pi\u00f9 vivace di quello di oggi, le campagne Nike della fine degli anni Settanta, la geniale \u00abThere\u2019s no finish line\u00bb, erano poetiche ed evocative, ecco quella di Moore che molto si avvicina alla fotografia d&#8217;arte, pi\u00f9 che alla comunicazione pubblicitaria.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/220607.theresnofinishline.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22852\" width=\"615\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Eh, niente, quella cosa l\u00e0 \u00e8 purtroppo passata, un clima che se n&#8217;\u00e8 andato. Oggi se il committente fa i mattoni, vuole i mattoni, niente da fare. Le idee poetiche e ispirate non passano, qui bisogna fatturare e il cliente deve vedere i mattoni. E noi gli diamo i mattoni, si discute meno e si va al fondo. \u00c8 giusto? Ovviamente no, bisognerebbe ribellarsi ogni volta ma i fracassamattoni sono tanti e la pressione esterna \u00e8 quasi sempre superiore. Ma ci si prova comunque, e riguardare le cose di Moore, tutto sommato, aiuta a rimettersi in carreggiata e ritrovare la giusta spinta antimattone.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine di aprile \u00e8 mancato Peter Moore, a lungo direttore creativo di Nike, negli anni Ottanta, e di Adidas negli anni Novanta, entrambi decenni in cui le due aziende si sono lanciate, o rilanciate, notevolmente. 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