{"id":22510,"date":"2022-04-26T14:35:44","date_gmt":"2022-04-26T12:35:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trivigante.it\/cose\/?p=22510"},"modified":"2024-02-09T20:42:45","modified_gmt":"2024-02-09T19:42:45","slug":"il-po-di-segre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/?p=22510","title":{"rendered":"il Po di Segre"},"content":{"rendered":"\n<p>A un certo punto, alcuni mesi fa, mi son detto che <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.trivigante.it\/cose\/?p=21298\" target=\"_blank\">era ora di andare a capire un po&#8217; di pi\u00f9 questa cosa del delta del Po<\/a>, metterci dentro il naso, i piedi e se possibile la testa, anche. Di conseguenza, <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.trivigante.it\/cose\/?p=21811\" target=\"_blank\">anche vedere di persona i luoghi dell&#8217;alluvione del Polesine<\/a>, eran settant&#8217;anni a novembre, vedere per capire, dare un luogo e un contesto alle uovone di pasqua viste nei bar per anni che facevano sottoscrizione per gli alluvionati, appunto. Chiss\u00e0 dov&#8217;era, \u2019sto Polesine&#8230;<br>Per lo stesso motivo sono andato qualche sera fa a vedere <em>Po<\/em> di Andrea Segre.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"638\" height=\"911\" src=\"http:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/220422.po_.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22521\" srcset=\"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/220422.po_.jpg 638w, https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/220422.po_-615x878.jpg 615w\" sizes=\"auto, (max-width: 638px) 100vw, 638px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 un documentario, come si intuisce fin dalla locandina, sull&#8217;alluvione del Polesine del &#8217;51. Tra filmati Luce e filmati, se ho ben capito, della famiglia stessa del regista, si succedono i racconti di alcuni testimoni diretti della tragedia, oggi tutti attorno agli ottant&#8217;anni e allora ragazzini. I racconti sono per forza di cose per buona parte poco articolati, nel senso che sono ricordi di piccolini, immagini, racconti saputi dopo, vicende chiare ma frammentarie, il regista \u00e8 bravissimo a farli scorrere con naturalezza, senza intervenire o interrompere o tagliare. Per dare un&#8217;idea della miseria scannata al tempo, uno di loro, estroso e leggero nonostante gli argomenti, racconta di quando il padrone delle terre attorno, un veterinario, uccise un vitello ammalato di difterite, orrenda malattia trasmissibile all&#8217;uomo, gli tagli\u00f2 la testa e la fece gettare nel letamaio. La madre di chi racconta, poich\u00e9 mancavano pochi giorni a pasqua, and\u00f2 a riprendere la testa, la pul\u00ec, la gett\u00f2 in un pentolone ed ecco il pranzo della festa. Ciascuno faccia i propri conti.<br>Ecco, a voler dire proprio qualcosa, l&#8217;intento \u00e8 archivistico, raccoglie giustamente delle voci che spariranno, e il regista si eclissa dietro alla sequenza di racconti, senza imprimere una direzione al documentario o voler portare il ragionamento da qualche parte specifica. Il che \u00e8 certamente un bene dal punto di vista della memoria, dall&#8217;altro Segre ha ormai le spalle larghe e potrebbe, forse, aggiungere del proprio con vantaggio di tutti. Belle le immagini e la fotografia, per noi innamorati del Po &#8211; siamo molti e sparsi, quando ci incontriamo ci riconosciamo &#8211; \u00e8 un documentario da vedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Un racconto di un superstite che mi ha commosso, lo riporto a memoria. Dice: nel mio giardino, ora, ho una vasca; qualche tempo fa ci \u00e8 cascato dentro un uccellino, affogando. Da allora, continua, lascio sempre un pezzettino di legno galleggiare, cos\u00ec che ci si possa aggrappare. Perch\u00e9 se i miei avessero avuto un pezzo di legno cui aggrapparsi, allora, sarebbero scampati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A un certo punto, alcuni mesi fa, mi son detto che era ora di andare a capire un po&#8217; di pi\u00f9 questa cosa del delta del Po, metterci dentro il naso, i piedi e se possibile la testa, anche. 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