{"id":21051,"date":"2021-10-20T20:05:39","date_gmt":"2021-10-20T18:05:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trivigante.it\/cose\/?p=21051"},"modified":"2024-02-09T20:43:12","modified_gmt":"2024-02-09T19:43:12","slug":"la-storia-dellignoto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/?p=21051","title":{"rendered":"la storia dell&#8217;ignoto"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un agosto rovente di alcuni anni fa davo soddisfazione alla mia passione per Attila e Aquileia lungo le banchine del porto fluviale. Un amore di lunga data, sia per l&#8217;uno che per l&#8217;altra, espresso sia lungo i cipressi che portano alla basilica patriarcale che per le strade della Pannonia alla foce del Danubio alla ricerca della leggendaria tomba. C&#8217;ero stato molte volte ad Aquileia, fin da ragazzino, quelle colonne in fila dolce e militare insieme mi dicevano che la citt\u00e0 era stata grande, e potente, e ancora giaceva, e giace, sotto terra, perch\u00e9 si vedon le gobbe nei prati che quello dicono, cio\u00e8 che c&#8217;\u00e8 storia, l\u00e0 sotto. Mentre quel giorno mi immaginavo le attivit\u00e0 di un porto di una citt\u00e0 importante, figurando favolose navi da trasporto con poco pescaggio cariche di anfore e di marmi e di chiss\u00e0 quali lingue e culture, e mi godevo prosasticamente le cicale all&#8217;ombra della cattedrale, un vecchio uomo mi fece segno di seguirlo e mi raccont\u00f2 una storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi fece vedere un piccolo cimitero, dietro la basilica, con una ventina di croci bislacche di ferro battuto, storte e dimenticate, e mi disse che l\u00ec, appena dopo la guerra, quella grande, una madre afflitta dal dolore scelse un corpo tra quelli l\u00ec deposti perch\u00e9 lo mandassero nella capitale, tra grandi trionfi, ad aver sepoltura circondato da fiamme perenni, da guardie instancabili nel pi\u00f9 grande altare che l&#8217;uomo del novecento aveva saputo costruire in Italia.<br>Ed era vero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mattina del 28 ottobre 1921, e son cento anni tra poco, Maria Bergamas, madre di un soldato disertore dell&#8217;esercito austriaco disperso chiss\u00e0 su quale campo di battaglia sul Cimone, dovette scegliere tra undici bare contenenti le spoglie di altrettanti soldati non identificati quelle che sarebbero state poi portate a Roma, a far da milite ignoto. La cronaca ufficiale racconta che le bare furono disposte nella basilica, davanti all&#8217;altare, il che \u00e8 vero perch\u00e9 abbiamo le foto, e che la donna \u00abchiamando per nome il suo figliolo, cadde prostrata e ansimante in ginocchio, abbracciando con passione quel feretro\u00bb dice Augusto Tognasso nel suo <em>Ignoti militi<\/em> del 1922, forse enfatizzando un filo il senso del dramma della povera donna. \u00abIl rito era compiuto\u00bb, conclude lo scrittore senza far diminuire il pathos.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"672\" src=\"http:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/211020.militeignoto2-1024x672.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-21072\" srcset=\"https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/211020.militeignoto2-1024x672.jpg 1024w, https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/211020.militeignoto2-615x404.jpg 615w, https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/211020.militeignoto2-768x504.jpg 768w, https:\/\/www.trivigante.it\/cose\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/211020.militeignoto2.jpg 1324w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le spoglie furono sistemate su un treno funebre, com&#8217;era stato alcuni decenni prima per Lincoln in America e sarebbe stato poi per Robert Kennedy, l\u00e0, o Margherita di Savoia qui pochi anni dopo. Il treno, spesso a passo d&#8217;uomo, attravers\u00f2 l&#8217;Italia fino a Roma, sfilando tra ali di veterani, vedove e orfani, finch\u00e9 la bara non fu poi deposta, con grandi onori, all&#8217;Altare della Patria il 4 novembre 1921, concludendo un&#8217;enorme liturgia nazionale che di fatto poneva onore e fine alla prima guerra mondiale e ai suoi seicentomila caduti. Dei duecentomila dispersi, uno a simboleggiare tutti, il milite ignoto, il \u00abcorpo mistico\u00bb che incarnava i morti di tutti, come ha scritto Laura Wittman.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il copione era scritto, ogni dettaglio deciso: il treno avrebbe dovuto sostare non pi\u00f9 di cinque minuti nelle stazioni piccole, di pi\u00f9 in quelle grandi, i prefetti avrebbero dovuto garantire le folle plaudenti e piangenti, la sepoltura, colpo di genio, a fianco del padre della Patria Vittorio Emanuele II, facendo di fatto del Vittoriano il luogo della memoria nazionale. Copione non a caso, fu davvero tutto scritto perch\u00e9 di quei giorni ne fu girato un film di settantasette minuti, <em>Gloria. Apoteosi del soldato ignoto <\/em>(visibile integralmente <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/youtu.be\/WfotdpdyGao\" target=\"_blank\">qui<\/a>), che fu poi proiettato in tutte le sale del regno, che erano gi\u00e0 in gran numero. Alla cerimonia, tutti in prima fila, assenti solamente gli sconfitti, Cadorna, gli irregolari, D&#8217;Annunzio, coloro che temettero di far seconda fila, Mussolini. Tra pochi giorni, un treno storico ripercorrer\u00e0 il percorso, giungendo a Roma il 2 dopo centoventi tappe, proprio come allora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Trent&#8217;anni dopo quel 1921, la retorica patria per quanto oramai repubblicana ma sempre assetata di riti e di cerchi che si chiudono, esum\u00f2 il corpo di Maria Bergamas e la seppell\u00ec nel cimitero di Aquileia, quel piccolo e povero sepolcreto dietro la basilica da cui era cominciato molto di questa storia e insieme a quei dieci militi ignoti che non erano stati scelti per la gloria, diciamo eterna anche se nel nome dell&#8217;ignoto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un agosto rovente di alcuni anni fa davo soddisfazione alla mia passione per Attila e Aquileia lungo le banchine del porto fluviale. 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