Fink - Biscuit for breakfast

Pare evidente fin dal titolo che si tratta di un'operazione volutamente di basso profilo, altrimenti questo disco si intitolerebbe una cosa tipo "Panoptical Renaissance of the Vulgar Era while the Big Salamander's coming" o roba del genere. Una chitarra minima che d l'armonia, qualche base ritmica essenziale, una tastierina in sottofondo, ecco come reinventarsi un po' di blues antico, un po' di rock rallentato fino all'indecenza, qualche concessione al pop, linee melodiche talmente tenui che vien quasi timore ad alzare il volume. Ma il disco buono, davvero, proprio buono, nel senso che pieno di idee concrete, riprese e riarrangiate da nobili tradizioni. Certo, per l'ascolto necessario avere una domenica mattina silenziosa da soli in cucina, bevendo caff in tazzona e fissando una qualunque cosa su una parete, immobile. Talvolta pare che si incanti, ma poi riprende, niente paura. Interessante.
(Trivigante, 07/07)

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