un concerto, Courtney, un granducato e i motivi per andare in posti dove uno no

E poi, finalmente, è successo: ho sentito Courtney Barnett dal vivo.
Per farlo, mi sono dovuto trasportare in Lussemburgo che è una cosa che una persona sana di mente senza esigenze di capitali all’estero non dovrebbe mai fare.

In un posto piccoletto, al coperto, CB ha offerto un concerto decisamente all’altezza, tra i primi tre concerti al chiuso mai visti nella mia carriera, senz’altro. Anche perché ero in seconda fila. In compagnia di mr. L., che ha concordato con le mie modeste valutazioni, è stato bello: formazione classica con batteria, basso, tastiere e all’esigenza seconda chitarra, e prima chitarra/voce in capo alla titolare, la sezione ritmica a dir poco eccellente tira su da sola tre quarti della canzone per cui non è troppo difficile costruirci sopra il resto, CB in alcuni singoli esprime una natura pestona che, sono sincero, non mi aspettavo e che mi ha piacevolmente sorpreso. Un animale da palco, tanto è poco verbosa sul divano quanto è a suo agio davanti al pubblico dal punto di vista musicale (resta comunque poco verbosa).

Talentuosa, con tanto tanto margine di miglioramento, non credo di sbagliare di troppo se la accosto – come ho già fatto – a Dylan per creatività, facilità di scrittura, fantasia, innovazione, capacità di creare suoni distintivi: senz’altro la novità più interessante degli ultimi anni, continuo a dirlo. E dal vivo conferma tutto: molto molto bello. È persino valsa la pena andare nel Lussemburgo, figuriamoci.

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