inverno, ora dacci dentro

Stasera alle 22:47 sarà finalmente inverno, nel quasi mezzo della notte più lunga. Notte reale, non della Repubblica o per il governo che si incista sulla finanziaria. Notte solstiziale, di quelle che per inclinazione azimutale in coincidenza con l’allineamento dei saturnidi ci traghetta dalla diminuzione all’accrescimento del tempo di luce.

Che poi, inutile star qui a spiegarlo, tanto chi lo deve sapere lo sa. Si dica solo che le stagioni non dipendono dall’orbita terrestre, questo lo dò per scontato. Bene, buon inverno alle persone che hanno una ricaduta positiva attorno a sé e ciccia a chi, invece, non migliora ciò che lo circonda.

la cultura che attraversa le generazioni

Beh, vivere in Europa ha i suoi lati positivi, anche nella corruzione.

Certo, soldi per favori, ma vuoi mettere la cultura che ci portiamo dietro? E se lei è greca e, quindi, certe cose le sa, Panzeri che può dire? Salvo D’Acquisto? Mmm, non pertinente. Orlando? Non italico. Enea? Ma va’. Inutile cercare di rivaleggiare con loro, negli eroi tragici sono imbattibili. Panzeri resta quindi un pitocco locale, malandrino senza però meritare compassione, perché ha rovinato il lavoro di molti. Cipolla, a ragione, lo collocherebbe nei banditi.

weird stock pictures pt. 3: IT guy, tutto quello che non avete osato chiedere, birth of what?, il comodo packaging

Avanti con le immagini matte dai repertori, rispiego al volo per chi non c’era:

Esistono dei repertori di immagini a pagamento in cui i grafici o chiunque ne necessiti può acquistare immagini ad alta risoluzione per i propri scopi, di solito volantini, slides, manifesti promozionali. Pensate alle foto del tizio in spiaggia col portatile, la ragazza sorridente dal dentista, la gente in riunione in ufficio fico e così via. Chiunque può aggiungere e mettere in vendita le proprie foto in questi portali a patto di rispettare certi criteri di qualità. Qualità dell’immagine, per lo più, non del contenuto.

Perfetta conoscenza del pacchetto office e dei principali applicativi:

Woody Allen? Sì, ma a che scopo?

Promozione per fruttivendoli?

Salamanana.

Tutte in vendita, per ottimi pieghevoli di grande effetto.

la nuova arte dei giovani belgi

Certo, Carlo V, san Bavone, i van Eyck, ma non solo a Ghent: lungo i canali mi imbatto in una casa che attira la mia attenzione, semplice ma elegante art nouveau-jugendstil, ben recuperata, persino i serramenti sono quelli, ogni cosa al proprio posto. D’altronde, Victor Horta era di qui.

Vale la pena metterla a memoria: si tratta di Verniers House, costruita da Georges Hendricks nel 1904, e particolare per l’uso dei colori, l’arancione brillante e il giallo, probabilmente enfatizzati dalla ristrutturazione recente. Ci sono altri esempi di liberty in città, uno dei più significativi è senz’altro Hoecke-Dessel House con la sua porta semicircolare. Ma a me piace questa, anche con le bizzarrie nipponeggianti accanto alle finestre in alto.

bravo bravissimo (ti salto alla gola)

Sabato scorso, intervenendo all’iniziativa per i dieci anni di Fratelli d’Italia a Roma, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica Alessio Butti (nome segnato!) ha dichiarato bellamente di voler: «spegnere gradualmente Spid che raccoglie una serie di identità digitali e facilitare l’azione delle nostre imprese e dei cittadini con la Pubblica amministrazione. D’accordo tutti dobbiamo cominciare a spegnere lo Spid e avere la carta d’identità elettronica come unica identità digitale».

Bravissimo. Dopo che alcuni di noi hanno perso anni di vita per fare la SPID ai genitori, zii, parenti vari, a questo vengono le belle idee. Giuro, piglio il treno e vengo a Roma: Butti, prima ti corco di botte e poi ti mando mia mamma, la zia e un bel pullman di persone per fare l’identità della carta d’identità elettronica. Giuro.

cinquant’anni da piazza Fontana e siamo ancora lì

Ho un sussulto alla notizia dell’attentato a Susanna Schlein, ovviamente per lei, e un altro per la dichiarazione della presunta matrice, riportata da tutti i giornali nessuno escluso ed evocata da il presidente del consiglio in giù.

Cinquant’anni da piazza Fontana e siamo ancora lì. La prima pista? Anarchica. E si potrebbe andare ancora più indietro, fino al tempo in cui gli anarchici, quelli veri, colpivano sul serio. Caserio, Bresci, Licheni, Vaillant, decine. Almeno questo avrebbe senso. È tutta la vita che per qualsiasi atto delittuoso sento denunciare immediatamente la pista anarchica. E indovina? Mai visto uno, di anarchico, poi. Pensa te.

“istriomania”, ossia il bisogno irrefrenabile di spacciarsi per altre persone

Come ogni 15 dicembre, il pensiero va a Giuseppe Pinelli e al quarto piano della Questura di Milano. Cosa, dunque, di meglio di ricordarlo e guardare Morte accidentale di un anarchico di Fo? Non molto.
Non si dia per scontato, l’opera teatrale è sensazionale, qualche anno fa era il testo teatrale più rappresentato al mondo, Shakespeare battuto, ma soprattutto al tempo fu una prima esperienza di controinformazione e controinchiesta clamorosa, insieme agli articoli, ai testi, alle canzoni scritti nel periodo da chi aveva deciso di non fidarsi più di quello Stato.

https://youtube.com/watch?v=44cA2SIJtUM&si=EnSIkaIECMiOmarE

per il centenario della nascita di Luciano Bianciardi

Luciano Bianciardi, arrivato alla Feltrinelli, all’inizio non guadagnava molto e faceva una vita piuttosto grama, mentre l’editore era spaventosamente ricco di famiglia. Ciononostante, Feltrinelli teneva molto ad essere considerato un semplice lavoratore della casa editrice al pari dei suoi dipendenti, e si era attribuito il cartellino numero 1 (ovviamente nessuno si sarebbe azzardato a controllare se regolarmente timbrato o meno).
Una sera si presentò ad una riunione, appoggiò il suo bellissimo cappotto di cammello di fianco a quello di Bianciardi, voltato e rivoltato più volte, e cominciò a parlare di giustizia sociale e lotta di classe, per due ore.
Alla fine Bianciardi, non potendone più, si alzò – gelo, perché non ci si poteva alzare quando parlava il padrone – guardò quel suo cappotto liso, batté la mano sul tavolo, prese il cappotto del Feltrinelli, se lo infilò, si pavoneggiò un attimo, si voltò, poi alzò il pugno e disse: viva la lotta di classe, e uscì.

Bianciardi, uno dei miei grandi amori.
(Grazie C.).

dopo il Morandi, il pontone

Dunque, io vorrei dire che The bad guy è una serie che si fa seguire volentieri. Luigi Lo Cascio, che è uno che fa cose interessanti al cinema e in teatro, interpreta un magistrato che viene accusato di essere colluso con il superboss imprendibile della mafia. E da lì, succedono cose. La serie fa parte di quei pacchetti che una legge protezionista impone di produrre e girare in Italia ai broadcasters esteri che intendono proporre in Italia i propri contenuti e ne escono prodotti scadenti e medi – se Netflix assume come responsabile del settore una direttrice in uscita da RAI1 il rischio è un po’ quello, vedi Odio il natale – e buoni, The bad guy, che però è Amazon. Ironico, girato veloce, bella fotografia, scene incastrate una nell’altra, fa anche un po’ il verso alle piovre e sceneggiati del genere mafioso. Beh, a un certo punto della vicenda crolla il ponte sullo stretto di Messina.

Crolla perché, guarda te, costruito con materiali scadenti dalle imprese delle cosche. E uno, io, si chiede: è una scena plausibile, funzionale allo svolgimento della narrazione? Forse non del tutto, ma è divertente piazzarci una scenona catastrofica che fa da spartiacque nella storia e le cui premesse non sono del tutto infondate, in effetti. Ma per Salvini, che ebbro del suo ruolo di ministro delle infrastrutture ha fatto del ponte il suo argomento quotidiano guadagna-spazio sui giornali, no: «Non possiamo più accogliere in silenzio insulti e offese al nostro Paese. L’Italia da sempre crea capolavori ingegneristici dentro e fuori dai confini: il Ponte sarà l’ennesimo esempio di genialità italiana nel mondo» e aggiunge balordo: «Volere è potere». Certo. Il senatore messinese della Lega Nino Germanà e il presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati Nino Minardo gli vanno dietro e avanti così. Ninonino.

Sarebbe bastata una battuta, il nostro ponte sarà molto più solido e ben costruito, vigileremo, bella idea di fantasia, ma che devo dirlo io? E invece no, quello ha l’umorismo dell’oratorio, quindi la prende seria, e i suoi epigoni si agitano come le bestioline sotto le pietre e poi scappano via. Ma abbiamo bisogno di questa gente? No, è ovvio, no. E allora perché? È sempre un bel mistero, un bel miscuglio di motivi non molto entusiasmanti. Ma io chiedo: qualcuno me la mostra, oggi, non ieri, oggi, la genialità italiana? Anche non nel mondo, mi basta in Italia. Anche due minuti, uno, di genialità italiana. Giusto per vederla, poi giuro mi tacerò per sempre. Di fronte alla genialità italiana.

il cinquantatreesimo dodici dicembre

Ancora e ancora e ancora. Non basta segnalare la completa assenza del governo e delle istituzioni nazionali o regionali, bisogna anche rilevare che questa sera la RAI trasmetterà un documentario sulla morte di Sergio Ramelli e su quella di Walter Rossi. Non l’undici, non il tredici, questa sera. Perché tutti i morti sono uguali? Bene, come volete.
Niente di nuovo, proprio niente. Ed è per questo che dobbiamo ricordare ancora il dodici dicembre a Milano e le sue vittime ancora oggi. E lottare, ancora.