«siamo schiavi di una narrativa del sé che in realtà non esiste»

Una riflessione sui libri a tutto campo: Tim Parks, Di che cosa parliamo quando parliamo di libri, 2015, UTET. Il copyright, la traduzione, i festival, gli ebook, le presentazioni, perché si scrive e perché si legge, lettori forti e lettori morti, insomma si spazia parecchio.

Compreso, per esempio, il nobel per la letteratura e come fanno dei vecchi barbogi svedesici a conoscere e scegliere il meglio (?) della letteratura mondiale. O perché alla fine leggiamo quasi tutti gli stessi libri. O: «quanto della concezione del giudizio morale di Machiavelli viene perso nella traduzione letterale che ne leggono gli inglesi?».
Per chi si interessa all’argomento, un ottimo saggio a parer mio, ancor più interessante per noi italiani, visto che Parks vive in Italia e, di conseguenza, affronta alcuni ragionamenti proprio dalla nostra prospettiva.

song of the day: Richard Swift, ‘Lady Luck’

Batterista degli Shins dal 2011 al 2016 e, per quanto mi riguarda, questo basterebbe.
Poi con i Black Keys, al basso, e anche questo non è poco, collaborazioni in giro come valente autore e polistrumentista, Damien Jurado per dirne uno e Lotte Kestner in “Turn the Wolves” per dirne due, è deceduto due giorni fa ed era davvero giovane.

L’inizio di questo pezzo è trascinante, poi ci sono dentro tante cose e a me spiace.

Hernoul-le-Fin avec sa femme

Il quadro è il “Ritratto dei coniugi Arnolfini” di van Eyck: enigmatico, ricco di simboli non del tutto chiari, allegorico di certo. Uno dei ritratti di soggetto privato più antichi che si conosca, richiede senz’altro una lunga osservazione e attenzione non comune.

Da vicino, guardato con calma, schiude molti particolari non comprensibili a prima vista. Per esempio lo specchio alle spalle della coppia.

Di dimensioni minime, cinque centimetri circa, lo specchio ha una cornice intarsiata di medaglioni che rappresentano scene della passione di Cristo e, nel tondo centrale, lo specchio vero e proprio, si vede la scena rappresentata da van Eyck con, almeno, un paio di sorprese: prima di tutto due figure che stanno di fronte alla coppia. Chi sono? Uno forse il pittore, in un ribaltamento di prospettiva alla Velazquez? Può essere. E la donna, chi è? Qual è il significato della loro presenza? E la seconda sorpresa? Non c’è il cane. Non si riflette.

Sopra lo specchio, la firma di van Eyck, «Johannes de eyck fuit hic 1434»:

Non «fecit», ma «fuit hic»: ‘è stato qui’, o ‘è stato questo (uomo)’. Altri particolari da indagare, sui quali inventare storie, ipotesi o teorie strampalate. Per dirne un’altra, la cornice – oggi perduta – era quasi tutta ricoperta di scritte che, forse, avrebbero aiutato a decifrare pienamente il messaggio. O, magari, a ingarbugliarlo. E l’unica candela accesa?

Ho qui riportato solo una piccola parte degli interrogativi aperti sul quadro di van Eyck, pittore importante, colui che perfezionò la tecnica della pittura a olio ed ebbe mano finissima come dimostra il suo magnifico autoritratto. I suoi “coniugi Arnolfini” sono uno dei quadri più noti e apprezzati della nostra epoca, come dimostrano i numerosissimi omaggi, tra cui:

Ma se il “Ritratto dei coniugi Arnolfini” ha suscitato la curiosità di qualcuno, allora consiglio caldamente la lettura di un volumino appassionante, che scorre via tutto d’un fiato, dedicato proprio all’osservazione e all’interpretazione del quadro: Jean-Philippe Postel, Il mistero Arnolfini. Indagine su un dipinto di Van Eyck.

L’autore non è uno storico dell’arte né uno specialista, bensì un medico appassionato: il che, certamente, offre uno sguardo diverso e puntiglioso, scientifico, che ben si adatta all’indagine minuziosa di un quadro di questo tipo. Bello.

ancora Courtney, un tùr estivo e uno autunnale che io vado

Non mi si è ancora smorzato l’entusiasmo per il concerto di Courtney Barnett di domenica che, subito, si fanno sotto altre date e la vita prosegue vorticosa. Un paio di manifesti in conclusione del breve tùr europeo di Barnett.

C’è, invece, chi si prepara per iniziarlo, un tùr, e lavora per quello.

Bene, è un’estate piena di ciliegie da cogliere e l’autunno non sarà da meno.
Infatti, degno di notona è il ritorno autunnale di CBarnett, che mi vedrà presente da qualche parte. Se interessa, manifestatevi.

a volte siamo davvero incapaci di cogliere i segni che ci vengono dati

Sulla strada per Lebanon, Ohio (pronunzia: O-aio), c’è una parrocchiona di quelle in cui la gente va in estasi, canta tutta insieme, entra in grandi vasche da adulti per battesimi collettivi, canta forse il gospel, accoglie predicatori televisivi che arrivano con grandi cadillac. Cose così.
La parrocchiona si chiama Solid Rock Church, non allude alla canzone dei Dire Straits, è una chiesa «multiculturale e multigenerazionale» e il claim è: «Love greater. Do greater. Be greater». Come resistere?
Bene: la parrocchia oltre a un enorme parcheggio, indispensabile, ha anche una piscinona, bella grande. Per farne buon uso il pastore ha ben pensato di farvi costruire all’interno una statuona di Gesù che emerge dalle acque e si rivolge al padre, opportunamente rivolta alla strada, così da folgorare i fedeli sulla strada per Sinsinnàdi.

Molto bella.
La statuona è risultata molto gradita ai devoti della parrocchia e ai pellegrini di passaggio dall’Interstate 75: gli uni perché hanno visto ben investiti i soldi guadagnati con i biscotti porta-a-porta, gli altri perché il bello del vagolare per gli Stati Uniti è incappare proprio in questo genere di cose. Enormi panini rotanti, aerei-ristorante, Stonehenge fatte di auto conficcate nel terreno, Gesuoni giganti.

Forse – e dico forse perché potrebbe essere un mio malpensiero – il Gesuone non è proprio piaciuto a tuttitutti: nel 2010 infatti un fulmine proveniente dalle altezze celesti lo ha centrato in pieno, mandandolo a fuoco e distruggendolo del tutto. Ora, se succede una cosa del genere le scelte, di solito, sono due: o si pensa che ci sia un qualche tipo di messaggio e se ne traggono delle decisioni di conseguenza, come avrei fatto io, oppure si sceglie la seconda opzione. Ecco, alla Solid Rock Church hanno scelto la seconda: se ne sono impippati allegramente.
E al posto della statuona (che, per inciso, si chiamava «King of Kings») hanno costruito una seconda statuona, la «Lux Mundi», nel suo splendore:

Meno enfatica, forse, ma non meno imponente.

Da allora la statua è in piedi, non è ancora stata distrutta. Chissà. Là dove però Iddio non ha ancora agito, o i suoi modi sono comunque imperscrutabili, ci ha pensato Gugol, l’unica divinità davvero in attività attualmente: in Street view gli ha cancellato la faccia, ovviamente per la privacy.
Ovvio, ha tutto senso, andiamo avanti così a tutta birra.