Shoah

È mancato oggi Claude Lanzmann, autore e regista di Shoah.

Undici anni di lavoro per nove ore e mezzo di durata del documentario, innumerevoli interviste e testimonianze, scelte registiche e autoriali determinanti come, per esempio, tradurre le risposte solo alla fine di ogni dialogo, l’idea di non lasciare alcuna rassicurazione o spazio di comprensione allo spettatore, tutto questo ne fa un’opera fondamentale nella memoria dell’olocausto.
Non bisogna peraltro sottovalutare che, nel 1974, la questione della denazistificazione e della conoscenza e responsabilità storica dell’olocausto erano tutt’altro che scontate. Dovrebbero proiettarlo nelle scuole, altroché.
Addio e, davvero, grazie.

song of the day: Richard Swift, ‘Lady Luck’

Batterista degli Shins dal 2011 al 2016 e, per quanto mi riguarda, questo basterebbe.
Poi con i Black Keys, al basso, e anche questo non è poco, collaborazioni in giro come valente autore e polistrumentista, Damien Jurado per dirne uno e Lotte Kestner in “Turn the Wolves” per dirne due, è deceduto due giorni fa ed era davvero giovane.

L’inizio di questo pezzo è trascinante, poi ci sono dentro tante cose e a me spiace.

star wars treatment

A maggio, quando è uscito l’ennesimo film di Star Wars e in occasione del Record store day, qualcuno ha ben pensato di staruorsizzare alcune copertine di dischi classiconi e questi sono gli esiti che a me piacciono di più. I Queen, in effetti, chiamavano la trasformazione, ma i due Petty-Adams-Solo sono davvero irresistibili.

Qui altri.

1.9 error-per-billion statistic

Il ‘dabba‘ è il portapranzo fatto a cilindro d’acciaio con diversi contenitori, il ‘wala‘ è il fattorino: esiste una comunità di cinquemila dabbawala o dabbawalla che a Mumbai ogni mattina raccoglie circa duecentomila gamelle con il pranzo preparate da ristoranti o fatte in casa e le consegna ai lavoratori negli uffici e nelle fabbriche.
Ogni dabbawala consegna circa quaranta pasti, ovvero quasi settanta chili, in bicicletta, treno o carretti, e la cosa eccezionale – Harvard l’ha testimoniato – è che in media si verifica un errore di consegna ogni sei milioni (Forbes sostiene addirittura 1,9 errori per miliardo di consegne).

Proprio da un errore di consegna di un pasto prende spunto Lunchbox, in originale Dabba, un film indiano del 2013 che racconta, poi, il rapporto casuale tra la casalinga Ila Singh, abitante in un quartiere borghese indù, e il contabile Saajan Thomas, uomo solitario vicino alla pensione che vive in un vecchio quartiere cristiano.


È un film molto bello, a parer mio, molto delicato, arguto e gentile nei sentimenti. Consiglio (grazie, mr. C).