they are one person / they are two alone / they are three together / they are for each other

Casca a fagiolo, per questi miei giorni, la cover delle Larkin Poe – brave, lo ridico – di una delle migliori canzoni di uno dei dischi più belli che io conosca.

Wishing he could fly / only to trip at the sound of goodbye. A-a-a-aahahaaa-ai.

è uno di noi

Il neopresidente della Camera ieri ha preso l’autobus.
La notizia fa scalpore nel nostro paese e suscita sconcerto: ma come? In autobus? Ma l’autobus lo prendono solo gli immigrati… No, lo prende anche il nostro nuovo presidente della Camera, democratico e vicino al popolo.

L’85 a essere precisi, da Termini a via del Corso, zona Montecitorio. È uno di noi, finalmente, uno di noi. Certo.
Perché a ben vedere, questi sciocchini dei cinquestelle – nel furore della restituzione dei soldi ricevuti, che poi abbiamo visto come va – hanno un sito nel quale rendicontano ogni singola spesa: questo. E qui è facile consultare le spese per i mezzi di Fico nel 2017: 22,50 euro per bus/metro, 2.486,24 euro per i taxi. Non è che l’autobus sia tra i suoi mezzi preferiti.
Quello che è come noi, tra l’altro, paga 1.400 euro di affitto al mese e 450 euro di spese per la casa, e qui comincia a essere mica tanto uno di me. Ma questa è un’amenità.
Il succo del mio ragionamento, piuttosto, è: invece di fare sceneggiatine in favore di telecamera – vedi l’arrivo in autobus – studiate, o cinquestellati, il modo di fare una finanziaria equa e in aiuto dei meno abbienti, redistribuendo carichi fiscali e risorse. Questo conta e questo aiuta le persone, non le scemenze. E se ci riuscirete, caro Fico, potete tranquillamente viaggiare in taxi dorato, ve lo paghiamo volentieri.

23 marzo 1944

Quest’anno l’anniversario di via Rasella è passato un po’ sotto silenzio, per l’avanzare delle vicende politiche. Il neopresidente della Camera Fico, però – e qui devo dirlo: bravo – lo ha ricordato nel suo discorso di insediamento.

Poteva essere molto più pavido, vedi per esempio la presidente del Senato. Speriamo non sia solo l’inizio. Per chi volesse, via Rasella qui, qui e qui.

la risposta universale è… 2042

Stamattina avevo bisogno di un’iniezione di allegria ed ero indeciso se andare al luna park o comprarmi delle sostanze sbarazzine. Però ho poi deciso di capire quanto mi manca per poter andare a vedere i cantieri stradali con tranquillità, per cui ho fatto la simulazione INPS per il calcolo della pensione. Vualà, una botta di allegria senza pari.

Che poi non è tanto il 2042, alla fine il lavoro che faccio mi sta bene (ma quanti saranno millesettecento euro nel 2042? Il costo di un bianco secco?), ma l’età che avrò io nel 2042: troppo per sgambettare tra un cantiere e l’altro, forse. Troppo per rompere le palle agli altri ripetendo lo stesso concetto per cinquanta volte consecutive, forse. O forse no, ma andarci prima sarebbe molto molto più divertente.
(Il sospetto che dia lo stesso risultato a tutti mi è venuto, attendo conferme empiriche).

le viae

Non sarò certo io a dire qualcosa di nuovo sulle strade romane, la perizia con cui furono costruite, il senso romano per la perfetta inclinazione, il temperamento migliare che ne determinò le dimensioni, il profondo desiderio di rettilineo che caratterizzava l’antico romano e così via.
Certo è che ottantamila chilometri di strade non si improvvisano.

Sasha Trubetskoy, al riguardo, ne ha fatto un’interessante elaborazione in chiave contemporanea.

I riferimenti più completi, al momento, per la viabilità romana sono il progetto Orbis dell’Università di Stanford, con un utilissimo calcolo del percorso per sapere, per esempio, la distanza e il tempo necessario per andare da Canusium ad Albulae in primavera (21,8 giorni, 2702 chilometri ad aprile), e la mappa di Pelagios, altrettanto affascinante da consultare.