solfrizzio d’estate: ci siamo ancora una volta

Alle 12 e 7 minuti ora italiana sarà il momento clù: entra l’estate.

Come già detto in altre occasioni, non starò ora a spiegare con precisione il discorso per cui il sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima positiva e quel fatto per cui ogni anno ritarda di sei ore. No, non è il caso, è ben risaputo.
Io, piuttosto, mi devo concentrare fin da ora e per il prossimo mese-meseemezzo per superare questo periodo che patisco moltissimo, in cui pare che le intelligenze delle persone siano ancora più randagie che nel resto dell’anno. Addirittura, sì.

l’intelligenza politica degli italiani (non tutti ma molti)

Sono sempre colpito dalla capacità dei miei connazionali di fare i propri interessi mettendosi una pistola alla tempia da sé.

Questa fa il paio con i gay filonazisti e poco altro, per intelligenza sopraffina (nessuno si ritenga davvero davvero escluso). Riesco sempre meno a comprendere le persone con cui condivido la permanenza in questo paese.
Ma fedele alla mia funzione di servizio, suggerisco anche altri ottimi servizi: affidare il proprio patrimonio immobiliare e le proprie attività commerciali al mandamento di Brancaccio-Ciaculli; prendere come medico curante un tizio laureato in farmacia che si professa seguace dei metodi Di Bella e fruttariano insieme; comprare la carne nello spaccio vicino alla discarica perché costa meno; chiedere un prestito a tassi vantaggiosi rispondendo a un annuncio attaccato a un palo della luce; andare in Ungheria con il pacchetto-superofferta della domenica per farsi sistemare tutta la dentatura. E così via, avanti.

Mozart in the park

La New York Philharmonic, la più antica orchestra degli Stati Uniti che ha avuto tra i propri direttori anche Mahler, Toscanini e Bernstein, farà anche quest’anno quello che fa d’estate dal 1965: suonerà nei parchi pubblici.

E io dico: non è bellissimo? Il pubblico, ovvio, apprezza.

Musica classica prima a Central park, poi nel Queens a Cunningham Park, poi a Prospect Park a Brooklyn. Meraviglioso, dopo cena al parco, nell’erba, cielo stellato e musica insieme a migliaia di persone, che invidia. Un rimando? Mozart in the jungle, sicuro. E io mi rodo d’invidia.

visibilità? scarsina

Su Marte ci son certe tempeste di sabbia che le raccomando: esse son capaci di ricoprire l’intero pianeta per giorni (mesi?) e niente, non resta che rintanarsi e aspettare. Esattamente quello che sta succedendo al rover Opportunity della NASA: ha spento tutti i sistemi di comunicazione, si è messo in modalità bassissimo consumo e ciao, aspetta quaccino.
Queste sono state le ultime immagini trasmesse, ovvero il sole che pian piano viene oscurato. Un filino inquitante ma così è.

Non è detto che lo si riveda, Opportunity: dipende da quanto durerà la tempesta, dalle batterie, dalle condizioni e così via. Alla NASA nutrono fiducia.
Questa cosa delle tempeste di sabbia è uno dei problemi da affrontare nell’eventualità di una futura colonizzazione del pianeta: sapevamolo.

«Seppe condurre nell’alveo della democrazia quegli italiani che, dopo la caduta del fascismo e la sconfitta della Repubblica sociale, non si riconoscevano nella Repubblica italiana del 1948»

Dove non erano arrivati Alleanza Nazionale, Alemanno e compagnia bella, sono arrivati i grillini: vualà, una strada di Roma intitolata ad Almirante, in delibera. La Raggi naturalmente dormiva – parole sue – e il PD manco lo sapeva – parole loro. Capirai le novità.
Ma è solo il punto di arrivo di una strada costellata di Violanti (vedi titolo del post) e dichiarazioni improvvide. Schifosi.

ancora Courtney, un tùr estivo e uno autunnale che io vado

Non mi si è ancora smorzato l’entusiasmo per il concerto di Courtney Barnett di domenica che, subito, si fanno sotto altre date e la vita prosegue vorticosa. Un paio di manifesti in conclusione del breve tùr europeo di Barnett.

C’è, invece, chi si prepara per iniziarlo, un tùr, e lavora per quello.

Bene, è un’estate piena di ciliegie da cogliere e l’autunno non sarà da meno.
Infatti, degno di notona è il ritorno autunnale di CBarnett, che mi vedrà presente da qualche parte. Se interessa, manifestatevi.

un concerto, Courtney, un granducato e i motivi per andare in posti dove uno no

E poi, finalmente, è successo: ho sentito Courtney Barnett dal vivo.
Per farlo, mi sono dovuto trasportare in Lussemburgo che è una cosa che una persona sana di mente senza esigenze di capitali all’estero non dovrebbe mai fare.

In un posto piccoletto, al coperto, CB ha offerto un concerto decisamente all’altezza, tra i primi tre concerti al chiuso mai visti nella mia carriera, senz’altro. Anche perché ero in seconda fila. In compagnia di mr. L., che ha concordato con le mie modeste valutazioni, è stato bello: formazione classica con batteria, basso, tastiere e all’esigenza seconda chitarra, e prima chitarra/voce in capo alla titolare, la sezione ritmica a dir poco eccellente tira su da sola tre quarti della canzone per cui non è troppo difficile costruirci sopra il resto, CB in alcuni singoli esprime una natura pestona che, sono sincero, non mi aspettavo e che mi ha piacevolmente sorpreso. Un animale da palco, tanto è poco verbosa sul divano quanto è a suo agio davanti al pubblico dal punto di vista musicale (resta comunque poco verbosa).

Talentuosa, con tanto tanto margine di miglioramento, non credo di sbagliare di troppo se la accosto – come ho già fatto – a Dylan per creatività, facilità di scrittura, fantasia, innovazione, capacità di creare suoni distintivi: senz’altro la novità più interessante degli ultimi anni, continuo a dirlo. E dal vivo conferma tutto: molto molto bello. È persino valsa la pena andare nel Lussemburgo, figuriamoci.