dicembre? neve

Oggi nevica, come se il meteo seguisse il calendario gregoriano: appena cominciato dicembre, nevica. E in certi posti più che in altri la neve mette in evidenza le cose che solitamente si vedono meno.
È il caso, strepitoso, della reggia di Caserta e della vanvitelliana forma a violino che di solito non si coglie. Notevole.

La strada che passa proprio davanti al portone della reggia è la via Appia, cosa che apprezzo.

minidiario scritto un po’ così delle cose recidive, ovvero perseverare nella pandemia: novembre, arancioni per trattativa, le spese di natale, le zone dei no-vax, una modesta proposta

Alla fine ce l’abbiamo fatta: da ieri siamo regione arancione. E con noi lombardi i piemontesi, calabresi, restano rosse la Toscana, Valle d’Aosta, la provincia di Bolzano, Abruzzo e Campania. Sebbene la differenza tra una zona rossa senza controlli e una arancione sia davvero poca, lo scolorimento – o promozione, non so – è stato interpretato un po’ come un liberi tutti. Avanti, i negozi sono aperti, tutti fuori. L’impressione, almeno, pare quella. Beh, poi non scherziamo: c’è natale. Anzi, Natale.
Siccome siamo tutti certi che Natale sia un’occasione commerciale da non perdere per le aziende italiane, dai microbi ai giganti, e per gli esercenti, dai fruttaroli ai mangifici, non possiamo certo perderla. Ma se gli incassi sono così favolosi, serve ovviamente – per certe ovvie leggi economiche che non starò qui a enunciare – che qualcuno quei soldi li spenda. E che ne spenda tanti e con cuor leggero.
Ma chi è quel qualcuno? Io no di certo, i soldi per natale (e per Natale) non li ho mai spesi, a parte un modesto panettoncino di qualità e un bollicino di dubbia provenienza con retrogusto metanolato, tanto per non sentirmi escluso. E allora chi?
L’italiano-medio, quel famigerato? La casalinga di Voghera delle favole di un tempo? La piccola borghesia impiegatizia? I giovani blue collar? Io proprio non lo so. Come non so chi stia facendo la fortuna di Amazon in questo periodo di lockdown – la compagnia dichiara profitti vertiginosi ancor più vertiginosi dei già vertiginosi profitti normali -, immagino tutti in modo abbastanza trasversale. Vale anche per il Natale? Candele, abeti, tovaglie, cotechini, calze, maglioni, panettoni?
Di sicuro ci sono i collaterali e il dibattito ferve: e lo sci? E gli skipass? Magari solo per i residenti o chi ha casa o stanza in hotel? E quante persone posso invitare al cenone? Più di dodici? Conta il nonno rincoglionito in poltrona o fa arredamento e lo si conta come oggetto? E si può andare fuori regione? E la messa? Come si fa ad andare alla messa di mezzanotte e non infrangere il coprifuoco? Gesù si offende se si anticipa di un paio d’ore? E i marò? E Bibbiano? E allora il PD?

Il governo, va detto, anziché semplificare tende a incoraggiare questo distinguo continuo, per cui il DPCM dovrà dettagliare di fino per prevenire il doppio retropensiero militante. E ciò che non dirà sarà lecito, secondo la allenatissima capacità di cogliere i dettagli e tralasciare serenamente le raccomandazioni generali: ci sarà di certo un furbaccino che si inventerà una cena da cento persone distribuite nelle stanze dell’ampio appartamento accatastato però con diverse unità immobiliari, risultando così vincitore sulla Legge e lo Stato.
Prosegue lo scandalo dei vaccini antinfluenzali in Lombardia, ovvero non ci sono e non si trovano. Né col sistema sanitario né privatamente. Molti i medici di base che stanno rinviando gli appuntamenti con i pazienti a una data immaginaria «verso la metà di dicembre», come peraltro ha detto loro la Regione. Ma senza assicurare alcunché, perché nessuno è più in grado di dire nulla. E allora che succede? Che le persone, tra cui io e alcuni miei congiunti, vanno a cercarsi il vaccino e spesso lo trovano dall’altra parte della regione, muovendosì quindi contro le regole del buon senso. Qualcuno mi riferisce di essersi fatto furbo e aver cercato il vaccino dove potrebbe essere disponibile, ovvero nelle zone dove i no-vax sono di più. Pare che a Rimini sia così e che i vaccini siano disponibili persino nelle farmacie. Ha senso tutto ciò? Ovviamente no. Non parliamo del Prevenar 13, il vaccino contro la polmonite, quello manco si capisce dove cresca e come si possa assumere.
Che a tutto questo si accompagni, da domani, la «lotteria degli scontrini» è davvero una cosa meravigliosa. Secondo un calcolo bizantino tra euro spesi e codici lotteria legati allo scontrino elettronico, uno può vincere altri soldi messi in palio dallo Stato, con i quali soldi dello Stato poi potrebbe, forse, offrire grandi cifre per ottenere un vaccino che lo Stato stesso non offre. Forse i vaccini potrebbe metterli in palio, allora sì che la lotteria avrebbe davvero successo. Come primo premio, una vaccinazione eptavalente che vi coprirà davvero da ogni malattia, al secondo una esavalente (polmonite esclusa), al terzo una tetravalente (quattro coperture a scelta), e dal quarto al decimilionesimo una bustina di Fluimucil. Urrà.


Indice del minidiario scritto un po’ così delle cose recidive:
26 ottobre | 27 ottobre | 29 ottobre | 1 novembre | 3 novembre | 4 novembre | 6 novembre | 8 novembre | 11 novembre | 14 novembre | 18 novembre | 21 novembre | 25 novembre | 30 novembre |

almanacco dei sette giorni, per pazientare (20.48)

✘ Il Ministero per i beni culturali ha acquisito l’archivio e la biblioteca di Pino Rauti. Sul sito del ministero, Direzione Generale Biblioteche e diritto d’autore, la notizia viene riportata così: «La BNCR ha riordinato, inventariato, catalogato e reso disponibile alla fruizione pubblica l’archivio e la biblioteca personale di Pino Rauti, uno dei personaggi chiave della Storia della Destra in Italia: organizzatore, pensatore, studioso, giornalista, deputato dal 1972 al 1992. Tanto attivo e creativo, quanto riflessivo e critico». Il Mibact puntualizza che Rauti fu prosciolto per le stragi di Piazza Fontana, di Brescia, sentendosi ovviamente in discussione, e scrive poi: «Alla Biblioteca Nazionale centrale di Roma, sono stati presentati l’archivio e la biblioteca personale dello Statista». Statista. Con la maiuscola.
Poi hanno cancellato ma il fatto resta.

▪ Da oggi, domenica, cambia qualche parola qua e là della liturgia della messa. Dal più evidente «e non ci indurre in tentazione» del Padre nostro che diverrà «non abbandonarci alla tentazione» – teologicamente ambiguo che la tentazione al male venga da Dio – al passo altrettanto noto del Gloria «pace in terra agli uomini di buona volontà» che viene adattato al migliore ma meno musicale «pace in terra agli uomini, amati dal Signore». L’Atto Penitenziale include le «sorelle» ovunque vi sia un «fratelli». Anche le parti riservate al sacerdote cambieranno parecchio, per esempio la preghiera del Santo passerà da «santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito» a «santifica questi doni con la rugiada del tuo Spirito». Meno riuscito, se posso dire. E il «purificami da ogni peccato» diventerà «dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro». E Milano farà come sempre quel che vuole, ambrosiani.

✘ All’Espresso hanno perso un po’ la misura. Ancora.

Senza nulla togliere a Zerocalcare, chiaro.

▪ Effetti: Moderna annuncia l’efficacia del proprio vaccino e le prenotazioni di voli di Easy Jet aumentano del 50%. C’è voglia nell’aria. Probabilmente sono state le offerte valide per tutto il 2021.

✘ Franceschini, ministro dei beni culturali, auspica la nascita di «una piattaforma italiana che consenta di offrire a tutto il mondo la cultura italiana a pagamento, una sorta di Netflix della cultura (…) per esempio, ci sarà chi vorrà seguire la prima della Scala in teatro e chi preferirà farlo, pagando, restando a casa». Qualcuno spieghi a Franceschini che per questo compito ci sarebbe già la RAI. Grazie. Mentre Franceschini ci pensa, per fortuna ci sono i franco/tedeschi di Arte.tv.

✘ Mentre Biontech e Pfizer stanno inoltrando le richieste di autorizzazione agli organismi sanitari americani ed europei, in Cina un vaccino ancora in fase sperimentale è stato somministrato a circa un milione di persone. Porelli.

Con un editoriale ben scritto, ben motivato e coraggioso il Giornale di Brescia, giornale solitamente codino e provinciale, ha annunciato che non aggiornerà più la propria pagina Facebook. Ben fatto. Scelta rispettabile e condivisibile, soprattutto se se ne leggono le motivazioni. A quando la cancellazione del profilo?

✘ Parità: stamattina alla radio ho sentito un conduttore riferirsi a una donna amministratore delegato di un’azienda come «CEA». Argh.

Vabbè, settimana media. Il che già non è male, visti i tempora e i mores. Franceschini e Mibact a parte.