ve lo dico con grande onestà: affanculo gli olandesi

Ma chi cazzo sono ‘sti olandesi?
Nella partita per l’attribuzione della sede dell’EMA, l’Agenzia europea del farmaco in fuga Londra dopo la Brexit, eravamo certi – noi italiani, milanesi, lombardi tutti – di vincere. Perché siamo meglio di questi olandesici amsterdamici, andiamo. Così diceva Maroni, governatore della Regione:

“Spero che nella decisione prevalga la consistenza del dossier e non la geopolitica. Se sarà così, Milano vincerà”.

Ovvio, perché se si sta ai fatti, chiaro che si vince. Sala, sindaco di Milano, sfoggia onestà:

“Ve lo dico con grande onestà – ha continuato – il dossier Milano è decisamente il migliore e Milano è anche la destinazione migliore delle persone che lavorano in Ema”

E invece no: EMA ad Amsterdam. Com’è possibile? Sfiga, ovvio, visto che si è proceduto a sorteggio, se si fosse rimasti ai contenuti avremmo stravinto. Anche Gentiloni, presidente del consiglio, lo dice chiaramente:

“C’è grande delusione ma anche la consapevolezza che si è fatto tutto quello che si poteva per avere un dossier di candidatura molto competitivo, lo si è visto nelle prime due votazioni”.

Accidenti. E invece no.
Perché, stando a quanto racconta Lucarelli sul Fatto quotidiano di ieri, il nostro dossier non era mica meglio, anzi: pare «la bozza della ricerca scolastica sulle conquiste di Alessandro Magno fatta da mio figlio in seconda media». Apperò.
Vediamo: «Partiamo dal sommario (…). Scritto fitto utilizzando un font tipo Verdana, parte da pagina 1 per poi passare direttamente alla 3 (…). Le pagina 19 e 20 sono curiosamente bianche», cominciamo bene. «A pagina 25 c’è la prima carta topografica con la mappatura degli ospedali che è su per giù uno screenshot di Google Map (…). A pagina 26 si specifica che “the City of Milano has a record of protecting and promoting the rights of LGBTQI people”. Già. Peccato che il Pirellone che doveva ospitare l’Agenzia, sia quello su cui comparve la scritta Family Day appena un anno fa». Vero. Prosegue: «Poi c’è una cartina sull’aspettativa di vita media in Europa, ma è totalmente sfocata (…). A pagina 35, a sorpresa, altra pagina vuota (…). A pagina 38, nel paragrafo “eating and drinking”, si aspira a conquistare voti decisivi ricordando che qui l’aperitivo è composto da “drinks and nibbles”, bevute e stuzzichini (…). A pagina 39 si scopre che le squadre della città sono Inter e AC Milano (con la o). La mappa cittadina, a pagina 36, è suddivisa per aree e numeri dall’1 al 9 tipo distretti di Hunger Games, senza nomi di quartieri o indicazioni geografiche». Mmm.
In generale: «mappe divise a metà tra una pagina e l’altra, niente margini né interlinea, tabelle come se piovesse, lettere con timbro e firma di Federalberghi che fa giurin giurello sul fatto che manterrà invariati i prezzi delle camere, e tutto quel che potete immaginare nel compitino didascalico di uno stagista psicotico».
Sì, ma il dossier olandese? Com’è? «Grafica accattivante, foto da brochure di viaggi, tabelle chiare e leggibili, pagine colorate, loghi per indicizzare, planimetrie degli uffici e informazioni complete su 84 pagine». Vualà.

Oh, tranquilli: se stiamo ai contenuti, stravinciamo.
Qui sotto l’articolo integrale (non me ne voglia il Fatto), basta cliccarci sopra.

Ed ecco per comoda consultazione:
il dossier italiano in tutto il suo splendore proprio
il dossier olandesico che lo battiamo quando vogliamo
la versione promozionale di quello italiano che, tutto sommato, non è nemmeno male (ma non ha contenuti, ovviamente)

gli anni novanta in trentotto pezzi facili

Il decennio dei miei vent’anni, da quel che ricordo penso di non averlo passato in casa. Mi pare. A ogni modo, è stato un periodo splendido per la musica, uscivano dischi eccellenti senza soluzione di continuità, e a ben pensarci c’è un sacco di musica che risale al periodo che, in qualche modo, ha segnato un’epoca.
A memoria, mia, ecco qualche pezzo esemplificativo del tempo, senza troppa uniformità. Così, per fare una bella corsa:

Tante cose.

song of the day: Cake, ‘Short Skirt / Long Jacket’

I Cake sono un gruppo eccezionale: eclettici, bravissimi, spiritosi, innovativi ma allo stesso tempo – eccezionali per questo – stranamente compassati, stralunati, a volte poco comprensibili, completamente inadatti allo showbiz.
Dal 2011 non pubblicano un disco, è dal 2014 che non li si sente, la volta che li ho visti a Milano dal vivo hanno cercato, a un certo punto del concerto, di regalare una pianta a una fortunata spettatrice, non riuscendoci del tutto. Insomma: decisamente al confine, labilissimo, tra genio e incomprensibile follia.
Come questo video: grandissima canzone, un video bello ma del tutto inutile, visto che la canzone la sentono bene solo le persone con le cuffie (qui per sentirla meglio).

Perfettamente Cake.
Ogni loro disco è ottimo, perfettamente ascoltabile senza sorprese negative, tutta la loro discografia è di rara compattezza e coerenza e spazia senza difficoltà dalle influenze mariachi a quelle della musica folk iraniana. Inarrivabili.
(Oh, il lettore cd portatile, manca solo il dinosauro…).

woo-hoo

Quanto sono bellissimi i documentari in generale e in particolare quelli musicali? Lo sono, sono bellissimi. Parlerò più avanti di Soundbreaking, di Sonic Higways, di Supersonic, di Soul of America, di Miss Sharon Jones, o magari no, comunque qualche sera fa ho finalmente visto questo.

Che è del 2010 ed era, quindi, ora. Che dire? Che per me tutto quello che vien fuori dai Blur va sostanzialmente bene e questo documentario non fa eccezione. Certo, è molto molto centrato sulle ragioni dell’uscita di Coxon dalla band e sui motivi di risentimento tra lui e Albarn, sulle riflessioni di James, il bassista che ha scritto anche un libro sul suo periodo nei Blur, e molto poco sulla parte per me più interessante, ovvero la scrittura dei pezzi e degli album, la vita in una band catapultata nel bel mezzo di una guerra commerciale e il successo spropositato. Pochino, da quel punto di vista, pazienza.
Al documentario si accompagna il videone del concerto della reunion a Hyde Park nel luglio 2009 e quello sì che è trascinante da guardare, come lo sono da ascoltare i dischi dal vivo usciti allora. Perché i concerti dei Blur sono strepitosi, divertenti ed esagitati, io ne ho visto uno in Belgio in una notte d’estate del 2013 e ancora me lo ricordo come bellissimo, sicuro nella top faiv delle cosone dal vivo. Ecco qua un pezzo che rende l’idea di quella notte.
Un’idea abbastanza precisa di come sia un concerto dei Blur si può avere qui, dal concerto di Hyde Park del 2012, eccezionale. Ma bisogna guardare il pubblico saltare tutto insieme ed essere lì in mezzo per saperlo davvero.

Il documentario è integralmente visibile qui.