Liliana, la tua scorta

Strepitosa anche la fotografia, oltre alla marcia dei sindaci in sé.

Foto di Andrea Cherchi

Per chi non ne fosse al corrente, cito: «Migliaia di persone a Milano hanno partecipato alla “marcia dei sindaci” contro l’odio, organizzata dal comune di Milano con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), le Autonomie Locali Italiane (ALI) e l’Unione Province Italiane (UPI) per mostrare solidarietà e vicinanza alla senatrice a vita Liliana Segre».

Ancora meglio lo striscione, commovente:

Foto LaPresse – Mourad Balti Touati

Per fortuna.

Spiace, al contrario, decretare la fine delle sardine.

Perché quel memorabile 2009 è ancora tra noi: «Il Pd non è un taxi su cui chiunque può salire. Se Grillo vuole fare politica fondi un partito. Metta in piedi un’organizzazione, si presenti alle elezioni e vediamo quanti voti prende. E perché non lo fa?». Ops.

ecco, ci siamo: cinquanta

Dopo il quarantottesimo, il quarantanovesimo era probabile che sarebbe successo: il cinquantesimo dodici dicembre.

Questa sopra è piazza Fontana, ossia la Banca nazionale dell’agricoltura, poco dopo lo scoppio. Poi ci sarebbero stati gli anarchici, Valpreda, la questura, Pinelli, Guida e Calabresi, il volo dalla finestra, i depistaggi e un incubo che oggi compie cinquant’anni.

Giuseppe Pinelli, se non l’avete mai visto. Sua moglie, Licia Pinelli, ha parlato forse due volte in questi decenni, si è però lasciata convincere da Piero Scaramucci a lasciarsi intervistare a lungo, Una storia quasi soltanto mia, per raccontare la propria storia. Una storia quasi solo sua, come dice giustamente il titolo, sia perché la famiglia era la sua, distrutta, sia perché Licia e le due figlie furono lasciate da sole dalle istituzioni e, non bastasse, insultate dalle volgarità e dalle falsità dette su Pino, fino ai nostri giorni. Un libro ricco di storia e di umanità, ne parlavo qui e mi sento di dire che andrebbe letto.

Oggi ci sono finalmente delle placche in piazza Fontana che dicono chi è stato a mettere la bomba: Ordine nuovo. I fascisti. Cinquant’anni per trovare il coraggio di metterle. Il sindaco Sala ha chiesto scusa alla famiglia Pinelli, che è un gesto dovuto da moltissimi anni.

Continuiamo a fare memoria, soprattutto ricordando chi era dalla parte giusta e chi da quella sbagliata. E chi ancora oggi lo è.

Fino al 20 dicembre, alla Casa della Memoria di via Confalonieri 14 a Milano è esposta la mostra fotografica “17 graffi. Piazza Fontana 50°”, che ricorda le diciassette vittime della strage con gli oggetti ritrovati nella banca. Perché ogni cappello, ogni ombrello, ogni cappotto era una persona.

Qui, per chi vuole, tutta la storia spiegata bene.

la prima

Ieri sera, la prima della Scala. Non che la Tosca mi faccia impazzire ma alcune scenografie mi sono piaciute, nonostante domenica mattina Ricordi (credo fosse lui all’apertura musicale) su Radio Popolare sostenesse che il regista è uno che non ha una sola idea.
Poco importa, io ero già soddisfatto per aver visto nel foyer Angelino Alfano sorridente e in buona salute. Ecco, questo mi rincuora, dopo una così lunga assenza e sono contento che il più grande genio politico degli ultimi anni (lo ricordo: ministro dal 2008 al 2018 in governi di segno opposto con una sola breve pausa in mezzo) stia bene.

ma però costan troppo le banane e perciò

L’opera d’arte, ormai è nota, è una banana attaccata con lo scotch americano al muro.

L’opera d’arte viene venduta a centoventimila dollari.
La banana è vera e, quindi, come fanno le banane tende a marcire.
La si può sostituire, dice l’artista, il proprietario può.
Quindi, nel tempo, la banana non è mai la stessa. Poi magari anche lo scotch nel tempo comincia a non attaccare più. Si può sostituire?
Conta il certificato di autenticità, dice l’artista.
Dunque, forse il bene acquistato è il certificato e non l’opera?
Qualcuno, tempo fa, ragionava sulla riproducibilità dell’opera d’arte, ora direi che è tempo di ragionare sulla sostituibilità. Sarà la stessa opera d’arte dell’inizio? Questo richiama da vicino il paradosso della nave di Teseo.

Un grande successo per la banana. Molti gli emuli.

Poi arriva un altro artista e mangia la banana.

Quindi ci tocca ragionare sull’opera d’arte nell’epoca della sua mangiabilità.
Ma visto che tanto la banana andava sostituita, cos’ha mangiato il secondo artista? L’opera d’arte o una banana?
Ed essendo artista, ha compiuto una performance artistica o ha semplicemente mangiato una banana?
Il peccato, qui, non è la banana, il secondo artista o Cattelan, il peccato vero è non avere Roland Barthes che pensa un po’ a tutta la questione e poi ce lo racconta.

per favore, atteniamoci ai fatti e smettiamo di ascoltarlo (parte ottomila)

Il MES, o per dirlo esteso il Meccanismo europeo di stabilità (MES), o Fondo salva-Stati, è in pratica un’organizzazione intergovernativa che ha lo scopo di evitare l’insolvenza degli stati aderenti all’UE. È già intervenuto in Portogallo e Irlanda durante la crisi economica post 2008.
Il concetto alla base è quello di gestire un fondo economico sostanzioso da utilizzare all’evenienza. Ovviamente, il fondo è costituito dai versamenti dei paesi aderenti, e la quota da versare è proporzionale al PIL del paese stesso.

È su questo punto, ovvero sui versamenti, che Salvini ha deciso di fare campagna elettorale, sostenendo che l’Italia debba versare per il fondo 120 miliardi. Come fa spesso, sostiene una posizione a prescindere dalla realtà e il problema è che il paese, cioè il parlamento, il governo e le forze politiche, gli vanno dietro nel dibattito.

Basterebbe, infatti, informarsi: il MES ha un capitale autorizzato di 700 miliardi di euro di cui solo 80 sono versati dagli stati membri: i rimanenti 620 miliardi (se necessari) saranno raccolti attraverso apposite emissioni di obbligazioni sul mercato. All’Italia, dunque, spetta una quota di 14 miliardi, da versare nel tempo. Senza contare, peraltro, che ogni anno rientra la quota degli interessi di quanto già versato. Per dare un’idea, nel 2013 abbiamo versato 189 milioni di euro. Pochino, no? (Qui qualche dato in più al riguardo).

L’idea del MES è buona e sensata e porrei attenzione a un ulteriore fatto: potremmo seriamente averne bisogno noi, in un futuro non troppo irrealistico. Cosa dovrebbe dire la Germania che versa molti più soldi di noi e ha di sicuro meno probabilità di rischiare il default?

Per cui, ancora una volta: di che si parla?

Partecipanti al Consiglio Europeo del 24-25 marzo 2011 che ha ratificato il MES. Purtroppo, quello in fondo a destra è il tizio che allora ci rappresentava.

«L’altro giorno ho chiesto all’ufficio comunicazione del Parlamento europeo di prepararmi una rassegna con tutti gli articoli apparsi sul MES negli altri paesi del continente. Quanti pezzi di giornale mi hanno recapitato?».

La domanda è di David Sassoli – il presidente del Parlamento europeo – e l’ha posta qualche giorno fa. La risposta?

«Zero».

Appunto.

lacrimosa dies illa

Anche quest’anno il cinque dicembre morì Mozart.

Duecentoventotto anni fa, chiaro.
Non lo ricordo solo per i meriti musicali, che da soli son più che bastanti, ma perché fu uomo progressista, autonomo e indipendente, illuminista, portatore di idee di innovazione, svecchiatore della corte polverosa della Vienna asburgica e dei riti del passato.
E fu così, ovvio, che morì poverello. E morì in una casa che non c’è più ma che stava qui.

Una lapide lo ricorda.

In questa casa, dunque, venne una sera buia d’inverno un uomo misterioso, vestito di nero, che commissionò un requiem. Per sé?